Una storia gloriosa non ci difende dall’orrore

Nadia Marchetti
27/01/2011

L'importanza di ricordare l'Olocausto, non solo nella Giornata della memoria.

Confesso che è difficile iniziare a parlare della tragedia dell’Olocausto e della Giornata della Memoria, istituita proprio allo scopo di non dimenticare, di non permettere che tutto ciò che è accaduto passi sopra di noi senza lasciare una traccia.
Il pericolo è che diventi una memoria a breve termine: certo, il 27 gennaio tutti ne parlano, anche i telegiornali, che inseriscono una rievocazione dello sterminio degli ebrei tra gli scandali politici e la vittoria del Milan e magari la pubblicità di uno yogurt con effetti miracolosi.
NON PERDERE LA MEMORIA. Per questo motivo, penso che sia importante parlarne a scuola, con gli studenti, per aiutarli a comprendere ciò che è avvenuto, perché non è vero che è solo una tragedia del passato, che è meglio pensare a ciò che succede oggi: viviamo già in un eterno presente, soprattutto i giovani, per i quali un mese è già un arco di tempo piuttosto lungo.
Invece per me, che sono nata nei mitici anni Sessanta, quindi tutto sommato poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, è impressionante pensare che non sia trascorso nemmeno un secolo e che, alla fine, il mondo non sia poi tanto migliore, anche se una parte dell’umanità vive in un certo benessere materiale, incurante di quello che accade intorno.

Ricordare per comprendere

Queste tragedie non scoppiano all’improvviso, c’è una lunga preparazione, ci sono segnali quasi impercettibili, crepe sottili che non vogliamo vedere o che sottovalutiamo, pensando che in fondo siano cose da niente, peccatucci , ragazzate o intemperanze. Proprio questo è importante sottolineare certi eventi, e anche per questo motivo è stata istituita la Giornata della Memoria, perché simili stragi non avvengano più.
SILENZIO IRREALE. Ma è proprio così? Anni fa ho visitato ciò che resta del lager di Buchenwald: ho visto l’ingresso, i perimetri delle baracche abbattute dagli alleati, il filo spinato, il forno crematorio (ricostruito). Ciò che mi ha colpita in modo particolare è stato il silenzio, incredibile, irreale, pesante, diverso da quello che possiamo percepire nei nostri cimiteri.
La guida tedesca cercava di spiegare, di rispondere alle domande, ma ancora si coglieva in questa persona un senso di orrore e di impotenza; il lager era isolato, lontano dalla case, ma era possibile che gli abitanti non sapessero quello che stava accadendo?
RIEDUCARE GLI OPPOSITORI. Forse anche loro avevano paura, era stata la risposta, infatti i primi lager furono costruiti per “rieducare”, in realtà far sparire, gli oppositori tedeschi del nazionalsocialismo e tutti coloro che non corrispondevano all’immagine del tedesco perfetto, compresi i disabili fisici e psichici. Quanti altri “lager” esistono nel mondo di cui non conosciamo, o facciamo finta di non conoscere, l’esistenza? Un’altra osservazione della guida riguardava l’ubicazione del lager di Buchenwald, ai piedi della collina dove, secoli prima, passeggiavano Goethe e Schiller, massimi esponenti della cultura tedesca: quindi, nello stesso luogo, si è passati dalle vette più elevate della cultura agli abissi delle persecuzioni naziste. Anche questo è un monito: non è vero che una cultura e una storia gloriosa ci mettano al riparo dall’orrore.

Tracce che non scompaiono

Ci sono poi i negazionisti, coloro che pensano sia stata tutta una montatura. Tuttavia, al di là delle storie che tutti conosciamo, quelle di Giorgio Perlasca e di Oscar Schindler, le fotografie e i documenti, esistono ancora tante tracce, esili, indefinite, di ciò che è avvenuto in quegli anni, di quei bambini e quelle famiglie condannate a scappare o a morire: tracce che non scompaiono perché rimaste nella mente di chi le ha viste e le ha poi raccontate, per evitare che si perdessero.
SOLIDARIETÁ TRA OPPRESSI. Mia madre viveva in un paesino a pochissima distanza dal confine con la Svizzera ed era piccola al tempo della guerra. I bambini, quando non erano a scuola, venivano mandati nei boschi a raccogliere rametti per la legna, castagne e frutti di bosco: allora i boschi erano puliti, perché tutto serviva e mancavano molte cose.
I bambini vedevano passare delle ombre, intere famiglie, che cercavano di rifugiarsi in Svizzera, accompagnate da persone del luogo; le osservavano con quel silenzio solidale che spesso si crea tra gli oppressi: nessuno parlava, anche perché in paese si era insediato un comando di SS proprio per intercettare i fuggitivi. Un giorno, il comandante tedesco si è presentato nella scuola elementare accompagnato da un cane rabbioso, addestrato alla cattiveria, minacciando i bambini di farli sbranare da quel cane se non avessero riferito ciò che avevano visto nei boschi. Nessuno parlò.
L’IMPORTANZA DEL PASSATO. È importante guardare al passato per imparare a costruire un futuro e un presente migliori ed è impossibile pensare a un presente a prescindere. Anche nella storia di un singolo individuo il presente e il futuro sono intrecciati al passato, al vissuto precedente. Il compito della scuola, quindi, è anche far riflettere, trasmettere, educare, andando se possibile oltre i voti, le pagelle, le competenze e gli adempimenti burocratici. Forse, anche per questo motivo, alcuni ostacolano o guardano con diffidenza la scuola e gli insegnanti.