Recensione e trailer di Un’altra vita

Il film di Malgorzata Szumowka è ispirato al primo trapianto di faccia in Polonia. E attraverso il black humour denuncia le ipocrisie della chiesa. Da vedere. 

28 Aprile 2019 14.00
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Malgorzata Szumowka si ispira a fatti realmente accaduti per dipingere in Un'altra vita un affresco della società polacca. Obiettivo che si può dire raggiunto nonostante una narrazione a tratti frammentata. Al centro della trama Jacek (Mateusz Kościukiewicz), un giovane dalla vita semplice che ama la musica heavy metal, la sua fidanzata e il suo cane. Un terribile incidente sul lavoro nel cantiere dove si sta costruendo la statua di Cristo più alta del mondo lo lascia terribilmente sfigurato. Jacek diventerà così il primo polacco a sottoporsi a trapianto facciale. L'intervento cambia non solo la sua vita, ma rivoluziona i suoi rapporti sociali e affettivi. A partire dalla madre (Anna Tomaszewska) che, convinta che il figlio sia posseduto dallo spirito della persona di cui ora ha il volto, lo allontana.

UNA STORIA UNIVERSALE

Mateusz Kościukiewicz, aiutato da una regia attenta, interpreta con sensibilità il ruolo di una figura sofferente, che non è difficile accostare a quella del Cristo che aleggia sulla cittadina, tradita progressivamente da tutte le persone che ama. Il film, che viene penalizzato da una narrazione "a capitoli" che alterna momenti comici e surreali ad attimi di sconforto del protagonista, risulta comunque un racconto universale che va oltre i confini polacchi e obbliga gli spettatori a interrogarsi sull'ipocrisia della società d'oggi.

Regia: Malgorzata Szumowska; genere: drammatico (Polonia, 2018); attori: Mateusz Kościukiewicz, Agnieszka Podsiadlik, Małgorzata Gorol, Anna Tomaszewska, Dariusz Chojnacki, Robert Talarczyk.

UN'ALTRA VITA IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: ami i film che intrecciano realtà e fantasia per ritrarre la società contemporanea.

DEVI EVITARLO SE: non apprezzi un approccio ironico e tagliente a tematiche importanti.

CON CHI VEDERLO: insieme agli amici religiosi e credenti, per riflettere sulle contraddizioni e sulle ipocrisie della chiesa.

PERCHÉ VEDERLO: per interrogarsi sul significato di identità e di libertà individuale all'interno di una comunità.

LA SCENA MEMORABILE: il nonno di Jacek che c onsola il nipote.

LA FRASE CULT: «Cristo ti ha dato un'altra possibilità, è come se ti avesse fatto rinascere. Forse devi fare ancora qualcosa di importante».

1. I FATTI REALI A CUI È ISPIRATO IL FILM

La statua di Cristo Re si trova a Świebodzin, in Polonia, e la sua costruzione è stata completata il 6 novembre 2010. Il monumento, realizzato in cemento e fibra di vetro, ha un'altezza complessiva di 52,5 metri ed è stato ideato dal sacerdote in pensione Sylwester Zawadzki. Il progetto è stato criticato perché considerato un eccesso. Il primo trapianto di faccia effettuato in Polonia è invece stato compiuto nel 2013 su un uomo di 33 anni il cui volto era stato danneggiato da una macchina utilizzata per tagliare la pietra. L'intervento è durato 27 ore e ha permesso di ricostruire il volto, le mascelle, il palato e la parte inferiore delle orbite degli occhi. I realizzatori del film hanno parlato a lungo con il paziente, Grzegorz Galasiński, per capire cosa significhi realmente sottoporsi a un intervento di questo tipo.

2. L'ARIA DELLA PROVINCIA POLACCA

Tra le fonti di ispirazione del film c'è la regione nord-orientale della Masuria dove Malgorzata Szumowka trascorreva da piccola lunghi periodi insieme ai suoi genitori. La zona, secondo la regista, fornisce uno spaccato della vita in provincia, racchiudendone contraddizioni e valori. Malgorzata ha spiegato: «La realtà della campagna è bella e crudele allo stesso tempo, la gente può essere cattiva. Qui tutto è più semplice, le regole di vita più chiare, più primitive».

3. UN TRUCCO DI QUATTRO ORE PER TRASFORMARSI IN JACEK

Il truccatore Waldemar Pokromski iniziava a lavorare sul protagonista alle 4 di mattina per permettergli di iniziare il lavoro sul set alle 8. Il make-up ha richiesto una grande attenzione per i dettagli per mantenere alcuni tratti di riconoscibilità nonostante la trasformazione radicale del volto.

4. L'AMORE DI UNA SORELLA

La sorella di Jacek, che lo aiuta dopo l'incidente, è ispirato proprio alla sorella di Grzegorz Galasiński.

5. LA CRITICA ALLA RELIGIONE CATTOLICA ATTRAVERSO L'IRONIA

Il film è anche una critica alla fede cattolica che, secondo la regista, in Polonia è caratterizzata dalla mancanza di attenzione per l'altro e di tolleranza. «So che certe cose non le posso combattere, ma posso prendermene gioco», ha spiegato la regista. «Ho l'impressione che trarremmo tutti dei benefici se, in Polonia, ridessimo di più e discutessimo di meno». Szumowka è convinta che se parlasse dei problemi del suo Paese in modo serio, nessuno vorrebbe ascoltarla. Così ha scelto il black humour.

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