Un’altra vittima del fango tossico: sono 9

Redazione
13/10/2010

É salito a nove il bilancio delle vittime dell’esondazione di fango tossico avvenuta il 4 ottobre da un impianto per...

Un’altra vittima del fango tossico: sono 9

É salito a nove il bilancio delle vittime dell’esondazione di fango tossico avvenuta il 4 ottobre da un impianto per la lavorazione dell’alluminio ad Ajka, nell’Ungheria dell’ovest. Lo ha reso noto la protezione civile ungherese, precisando che si tratta di un uomo anziano, residente nella città di Kolontar e deceduto in ospedale dove era stato ricoverato a seguito del disastro ambientale per le ustioni riportate. Secondo le autorità, dalla fabbrica di alluminio in Ungheria, più di un milione di metri cubi di argilla rossa, formata da bauxite hanno distrutto diversi villaggi, colpendo un’area di circa 40 chilometri quadrati.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban, insieme ai membri del suo gabinetto e al coordinatore dei lavori di emergenza, Gyorgy Bakondi, ha visitato la zona colpita per vedere da vicino lo stato di sicurezza del luogo. Dopo la visita, si è svolta una riunione di gabinetto nella città di Veszprem, per discutere del più grave disastro ambientale in Ungheria.
Il premier Viktor Orban e il ministro dell’interno Sandor Pinter, in particolare, hanno fatto sosta a Devecser per informarsi sui lavori di bonifica. Ad Ajka intanto la società responsabile della sciagura, la Mal, messa sotto controllo dello Stato, si avvia riprendere la produzione. Il commissario speciale Gyoergy Bakondi, ha annunciato che i forni sono già in fase di riscaldamento. Con la tecnologia usata, l’alluminio si ricava ad alta temperatura e ci vogliono 48 ore per raggiungere il livello adeguato di riscaldamento.
Circa 1.200 soccorritori sono ancora all’opera per ripulire le strade e le case dal fango rosso tossico divenuto nel frattempo polvere e dunque ancora più nocivo per la salute.
Il nuovo argine costruito in tempi record serve a proteggere i due comuni da possibili nuove esondazioni. Controlli al deposito esondato non mostrano alterazioni sulla parete di contenimento e la crepa presente non si è allargata. Bakondi ha costituito una squadra di una ventina di persone che sorvegliano non stop l’attività dell’azienda. Nell’ambito delle indagini, la polizia ha già raccolto decine di testimonianze dei tecnici e operai che confermano che il deposito era stracolmo di fango nelle settimane e mesi precedenti il disastro, e che l’argine del deposito presentava segni di crepe. La direzione della Mal sarebbe stata a conoscenza del rischio. L’amministratore delegato Zoltan Bakonyi è agli arresti cautelari.
Gli abitanti evacuati di Kolontar potranno ritornare a casa il fine settimana, ma secondo la protezione civile ma non tutti vogliono farlo. Circa 30 case saranno demolite definitivamente nel comune più colpito. Il fondo solidarietà istituito dal governo ha già raccolto centinaia di milioni di fiorini a favore dei sinistrati, tutto il Paese vuole aiutare.