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Primo sì alle Colline del Prosecco patrimonio mondiale dell'umanità

Primo sì alle Colline del Prosecco patrimonio mondiale dell’umanità

Il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti ne ha raccomandato l’iscrizione come paesaggio culturale. Zaia: «Un sogno che si realizza».

07 Giugno 2019 19.55

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Il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, organo consultivo dell’Unesco, hs raccomandato che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene vengano iscritte nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità come paesaggio culturale.

IL 7 LUGLIO LA RIUNIONE DECISIVA A BAKU

La raccomandazione è rivolta ai membri dell’Unesco che si riuniranno il 7 luglio a Baku, in Azerbaijan, per esaminare ed eventualmente promuovere la candidatura espressa dal governo italiano. «Questa è la realizzazione di un sogno che sto inseguendo da 10 anni», ha commentato il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia. Il governatore ha ringraziato il Consiglio internazionale dell’Unesco, osservando che l’effettivo riconoscimento delle Colline del Prosecco come patrimonio mondiale dell’umanità consacrerebbe e premierebbe «il lavoro di tante persone che, negli anni, si sono spaccate la schiena per donarci il meraviglioso paesaggio delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene».

L’ITALIA NON HA PRESENTATO ALTRE CANDIDATURE

La strada, a questo punto, sembra essere spianata. Le Colline del Prosecco sono l’unica candidatura promossa dal nostro Paese nella sessione del 7 luglio. C’è quindi la concreta possibilità che questa volta, dopo il rinvio deciso un anno fa nella riunione che ha avuto luogo nel Bahrain, il paesaggio trevigiano possa farcela. Il riconoscimento metterebbe le Colline del Prosecco allo stesso livello del del Grand Canyon, del Taj Mahal, del Monte Fuji, della grande barriera corallina australiana e della Piana delle Piramidi. Il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, da parte sua, ha già valutato in maniera positiva gli approfondimenti richiesti dall’Unesco nel 2018. I tecnici della Regione Veneto hanno condotto nuove ricerche bibliografiche e d’archivio, in particolare in relazione ai cosiddetti “ciglioni”, all’aspetto a mosaico dei vigneti e al sistema “bellussera” nella viticolura.

UN SITO GRANDE QUASI 10 MILA ETTARI

Il sito che quindi potrebbe presto diventare patrimonio dell’umanità è costituito da una superficie di 9.197,45 ettari sulle aree dorsali dei vigneti, paesaggio maggiormente in grado di soddisfare le esigenze di autenticità che vanno soddisfatte per ottenere il riconoscimento. Colline ripide e piccoli vigneti su terrazze erbose, in un mosaico di foreste e piccoli insediamenti con viste spettacolari. Zaia è ottimista e guarda già al futuro: «Il lavoro non è finito, adesso ci dobbiamo preparare alle visite dei turisti, dei tecnici del mondo scientifico e di tutti coloro che saranno curiosi di visitare queste zone».

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