Unicredit-FinElk, premiata ditta sotto l’albero

18 Dicembre 2017 11.30
Like me!

L’albero di Natale del potere politico, economico-finanziario e mediatico si carica di palle di tutti i tipi e dai mille colori. La vostra Lince ha gli occhi bene aperti e ne ha scovate e selezionate alcune che meritano la vostra christmastica attenzione. Ecco una selezione. Altre ne seguiranno. Buona lettura e merry Christmas.

Palla UniElkette: una pugnace svedese amata collaboratrice di Mustier

C’è una storia che gira a Milano e che ha dell’incredibile. Riguarda l’ormai famosa Louise Tingström, la pugnace 56enne signora svedese alla quale Jean Pierre Mustier ha affidato il compito di pianificare la comunicazione mondiale di Unicredit. Finora si sapeva che Louise è in così grande confidenza con il capo da entrare nella sua stanza senza bussare e da partecipare a qualsiasi riunione, anche la più delicata e formale.

ALCE DIVENTATA MASCOTTE. Ed era noto che dopo aver lungamente lavorato attraverso la Chandos Communications, la Tingström ha fondato l’agenzia FinElk, laddove “elk” sta per alce. Cosa da mettersi in relazione al fatto che l’ungulato cornuto è diventato la mascotte della banca e del suo amministratore delegato, tanto che un esemplare in peluche viene esibito da Mustier persino negli incontri più ufficiali.

DUE MILIONI IN TRE ANNI. Inoltre si sa che la svedese ha sempre al suo fianco Teresa Wincrantz, di vent’anni più giovane di lei. Bene. Ora, in aggiunta, si raccontano quattro altre cosette. La prima è lo stipendio – ma è più corretto dire l’ammontare del contratto di consulenza – che si becca la pierre svedese: oltre 2 milioni l’anno per tre anni. La seconda è che la signora in occasione dell’aumento di capitale, il cui buon esito era evidentemente soprattutto figlio dell’efficacia della comunicazione, si sarebbe assicurata una piccola percentuale per ciascuna azione dei 13 miliardi di ricapitalizzazione. Uno zero virgola zero qualcosa, per carità, ma che con un moltiplicatore così alto sarebbe diventata una cifra imbarazzante.

FinElk avrebbe i diritti di immagine e di sfruttamento commerciale dell’abusata alce, e ciò spiegherebbe l’esibizione smodata da parte di Mustier e le iniziative promozionali

La terza è che la FinElk avrebbe i diritti di immagine e di sfruttamento commerciale dell’abusata alce, e ciò spiegherebbe non solo l’esibizione smodata da parte di Mustier, ma anche le iniziative promozionali che la vedono protagonista, come il set di cravatte con la testa di Elkette che ora i dirigenti di Unicredit che vogliono fare carriera esibiscono ostentatamente.

CONTATTATO PURE GENTILONI. La quarta voce che gira riguarda la promozione che Mustier farebbe della sua amata collaboratrice. Non stupisce che sia stato lui a proporla al suo amico e connazionale Philippe Donnet – che l’ha ingaggiata per le strategie di comunicazione di Generali facendo incazzare il titolare dell'ufficio Simone Bemporad – ma lascia invece di stucco sapere che ne abbia parlato con Paolo Gentiloni, dicendogli che se il governo avesse bisogno di una "pierre" per promuovere l’Italia nel mondo la Luoise sarebbe stata la persona adatta.

E NESSUNO IN BANCA PARLA. Ora, messe tutte assieme queste storie compongono un quadro così folle – così come è assurdo che nessuno in banca, tra azionisti e consiglieri di amministrazione, dica niente – che non ci volevo credere, quando me le hanno raccontate. Così ho cercato conferme. Ma pur avendole trovate, continuo a non crederci. Saranno palle di Natale?

Palle senesi: il clamoroso passo indietro "spintaneo" di Falciai

La palla più clamorosa l’hanno appesa all’albero del Monte dei Paschi quelli del Tesoro. E ha le sembianze di Alessandro Falciai, che dopo aver ricevuto la pubblica indicazione dal nuovo azionista di controllo della banca che sarebbe stato riconfermato presidente, nonostante tutti sapessero che era in corso un’indagine spinosa sul cantiere Mondomarine di cui l’imprenditore è proprietario, ora è costretto a uno “spintaneo” passo indietro visto che ora l’inchiesta della magistratura di Savona è venuta – forse non casualmente, quanto alla tempistica – alla luce.

PIÙ PRUDENTE BARIATTI. Con il casino che già c’è nelle e intorno alle banche, non era più saggio se Padoan e i suoi – non dico il direttore generale Vincenzo La Via, che è da sempre “non pervenuto”, ma almeno Fabrizio Pagani – avessero prudentemente optato subito per Stefania Bariatti, avvocato dello studio Chiomenti già presente in cda Mps, che ora è stata indicata?

Non sarebbe meglio ripensare alla riconferma di Morelli ad ad, visto che sui suoi requisiti di onorabilità pesa come un macigno una multa comminatagli da Bankitalia?

La scelta è buona, ma ha rischiato di non passare, se si fosse dato retta a Gianni Letta che sponsorizzava Luisa Todini (vedrete che Berlusconi la candiderà alle elezioni 2018) dopo averla saggiamente tolta dalle Poste e a Luca Montezemolo che, animato da sacro fuoco, spinge la Antonella Mansi, ex presidente della Fondazione Mps. E già che ci siamo, non sarebbe meglio ripensare alla riconferma di Marco Morelli ad amministratore delegato, visto che sui suoi requisiti di onorabilità pesa come un macigno una multa comminatagli da Bankitalia proprio quando era cfo di Mps negli anni incasinati?

QUANDO INTERVIENE IL TESORO? In via XX Settembre vogliono aspettare che succeda qualcos’altro per intervenire? Errore per errore, magari possono rivolgersi a quel Gianluca Baldassarri che, appena reduce da un’assoluzione in appello (per non aver ostacolato la vigilanza) sul caso dell’operazione Alexandria, si è precitato dall’amico Andrea Giacobino che su Milano Finanza ha celebrato la “sua verità”, dimenticandosi però che i suoi Btp hanno comportato il primo intervento pubblico (4 miliardi di Monti bond nel 2013) sulla banca senese, nonchè di aver fatto parte della cosiddetta "banca del buco al 5%", vicenda per la quale lo scorso luglio è stato rinviato a giudizio dal gup senese Alessandro Buccino con altri 12 imputati con l'accusa di associazione a delinquere transnazionale.

Palle di Messina: Lucchini sì, Escaplon no

Lucchini sì, Escaplon no. Carletto Messina conferma a tutti quelli che glielo chiedono che sarà Stefano Lucchini a sostituire Vittorio Meloni, ma che a fargli da vice in qualità di capo ufficio stampa sarà Matteo Fabiani e non l’ingombrante Costanza Esclapon, pur sostenuta dall’ex pierre dell’Eni.

IN AUGE IL NOME DI COPPOLA. La prediletta di Luigi Gubitosi si è però già consolata: grazie alle parole per lei dal commissario di Alitalia, con la sua società ha acquisito la consulenza per la comunicazione della filiale italiana di Société Générale. Lucchini si è speso con Messina a favore di altri due nomi: il primo è Michele Coppola, attualmente responsabile dei Beni Archeologici Storici e Artistici di Intesa SanPaolo e delle Gallerie d’Italia, prestigiosi spazi della collezione del gruppo bancario con importanti sedi a Milano, Napoli e Vicenza, dopo essere stato assessore alla cultura della Regione Piemonte.

E L'AMBASCIATORE MANZO… Il secondo è l’ambasciatore Giuseppe Manzo, di stanza a Belgrado ma con ambizioni argentine, aderente a tutti gli effetti alla corrente dei diplomatici di destra e noto per essere stato presentato a Matteo Renzi dal generale Emanuele Saltalamacchia, già comandate della Regione Toscana dei carabinieri e indagato nella vicenda Consip. Vedremo che dirà Messina, ma l’impressione è che saranno “palle nere”.

Palle d’acciaio: Marcegaglia scende da cavallo nella partita Ilva

Sull’albero di questo Natale spicca anche la palla con la faccia di Emma Marcegaglia da un lato e quella del ministro Carlo Calenda dall’altro. Dopo aver fatto finta che il gruppo mantovano che fa capo a lei e a suo fratello fosse in grado di partecipare al salvataggio dell’acciaio dell’Ilva – cosa notoriamente impossibile, visti i debiti – ora Emma è scesa da cavallo e si accinge a passare la mano, cedendo le sue quote (nel veicolo AmInvestco) alla nuova Efim in arte Cassa depositi e prestiti (Cdp) e alla pigliatutto Banca Intesa.

PERCHÉ CALENDA TACE? Perché il fumantino ministro Calenda tace? Non era forse lui che ha dato via libera allo strano binomio del nano italico Marcegaglia e del gigante indiano ArcelorMittal preferendolo agli altri indiani di Jintal? E non è sempre lui che ora cerca di riparare la beffa a Jintal spingendola a Piombino a sostituire il gruppo algerino Cevital, infilandosi in una guerra legale dai contorni incerti? All'albero, cari e affezionati lettori, cascano le palle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *