Michelangelo Coltelli

Dai campanelli alle banane: le panzane anti-Ue

Dai campanelli alle banane: le panzane anti-Ue

13 Novembre 2018 08.44
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L’anti-europeismo è un sentimento che si diffonde anche per colpa del cattivo giornalismo. Nel corso degli anni ho trattato numerosi casi che hanno dimostrato come siano pochi i lettori che approfondiscono una notizia. La maggior si fida ciecamente di quanto trova riportato su siti e testate "affini" e sulla base di quelle informazioni forma la propria opinione sulla materia.

LA BUFALA DEL COGNOME SUL CAMPANELLO

Durante il weekend è stata fatta circolare, con fonte Italia Oggi, la notizia che l’Unione europea avrebbe vietato di inserire nome e cognome sui campanelli dei condomini, in merito a una non ben precisata legge sulla privacy. La notizia è stata subito ripresa da Il Giornale online, che ha praticamente fatto un copia e incolla dell’articolo di Italia Oggi. La notizia è una bufala, non esiste una norma Ue in tal merito. La notizia partiva dall'Austria dove un uomo aveva insistito con l’amministratore di condominio per eliminare il suo cognome dal campanello. L’amministratore, dal canto suo, aveva sostenuto che fosse un obbligo avere il cognome visibile. Il tribunale ha dato ragione all’inquilino che ha tutto il diritto di essere identificato sul campanello anche solo da un numero o una sigla a suo piacere. L’Unione europea non c'entra assolutamente nulla. Ogni Paese può fare come gli pare. Lo spunto è però valido per fare un piccolo riassunto dei tanti casi che imputiamo ad assurde leggi europee.

LE MISURE (INESISTENTI) DI BANANE E ALBICOCCHE

La più divertente che sento ripetere anche da politici di lungo corso è quella sulla curvatura delle banane, vecchia sciocchezza che fu fatta circolare quando l’Unione varò un regolamento che prevedeva la lunghezza minima di questo frutto. La curvatura non aveva alcun nesso con la legge, fatta solo per tutelare il consumatore. Si stabiliva infatti che lunghezza ritenuta minima per definire le banane cavendish (quelle più vendute in Europa) fosse sopra i 15 cm e questo per evitare di vendere banane di dimensioni inferiori al prezzo delle cavendish. Stessa cosa vale per il diametro delle albicocche che, secondo alcuni, per colpa dell’Unione europea devono avere misure standard non inferiori ai 3 cm. In realtà basta andare a controllare sul sito dell’Unione per scoprire che i seguenti alimenti:

Apricots, artichokes, asparagus, aubergines, avocados, beans, Brussels sprouts, carrots, cauliflower, cherries, courgettes, cucumbers, cultivated mushrooms, garlic, hazelnuts in shell, headed cabbages, leeks, melons, onions, peas, plums, ribbed celery, spinach, walnuts in shell, watermelons and chicory.

cioè albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, avocado, fagioli, cavoletti di Bruxells, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, nocciole con guscio, cavolo cappuccino, meloni, cipolle, piselli, prugne, spinaci, noci, cocomeri e cicoria non rispondono ad alcuno standard. Detto altrimenti: tutte le misure vanno bene, la regolamentazione è lasciata ai singoli Stati nel caso.

LA QUERELLE SULLE VONGOLE

Stessa cosa potremmo dire per le vongole. L’Unione ha imposto la misura minima di 2,2 cm. Quella decisa dall'Italia, e decisa nel 1968, era di 2,5. Attaccare l’Unione perché a distanza di 40 anni ha ritoccato misure che in Italia erano già in vigore diventa sciocco. Un classico pretesto per seminare un po’ d’indignazione. Ma non è mica finita qui.

FORMAGGI E CONFINI

Tra le tante leggende urbane in merito c’è il divieto europeo di commercializzare prodotti come per esempio il casu marzu (formaggio colonizzato dalle larve della mosca casearia). Ma anche qui chi lo racconta non ha fatto alcuna verifica, o meglio, magari l'ha fatta, ma non è interessato a raccontarvi cosa ha scoperto. Esiste un elenco definito che raccoglie tutti i prodotti agroalimentari tradizionali che possono essere prodotti sul territorio e che possono essere tutelati dalle singole Regioni di provenienza, casu marzu incluso. Certo che per commercializzare questo formaggio fuori dal nostro Paese ci sono difficoltà, ma non ne è vietata la vendita in Italia, a patto che si segua quanto dichiarato al momento del suo inserimento nell’elenco Pat, e cioè dei prodotti agroalimentari tradizionali. Ma per curiosità, credete veramente che si vendessero forme di casu marzu (ottimo sia chiaro) fuori da confini italiani fino a 15 anni fa? Forse attirava qualche appassionato di formaggi, ma non credo vendesse come il parmigiano o il grana padano (che invece, purtroppo, sono imitati ovunque con nomi simili).

QUANDO SALVINI SCIVOLÒ SUL TOSTAPANE DOPPIO

Persino il nostro attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini (o forse il suo social media manager Luca Morisi) nel 2014 cavalcò la pessima disinformazione antieuropeista. Sosteneva che l’Europa ci avesse vietato di usare i tostapane doppi. In realtà l’Unione è dal 2009 che inserisce linee guida a tutela di consumatore e ambiente, la Ecodesign Directive, studiata proprio per garantire standard qualitativi di un certo tipo.

Sarebbe sciocco comperare prodotti che consumano un botto a parità di resa di altri che consumano la metà. Non si tratta di imposizioni per limitare quel che possiamo acquistare, ma di limitazioni per aiutarci ad avere una scelta migliore di prodotti. Ovviamente nessuno ha imposto di buttare alcunché a differenza di quanto veniva riportato su tante testate all’epoca. Quando il nostro elettrodomestico datato e sprecone passerà a miglior vita potremo sostituirlo con uno più efficiente.

www.butac.it

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