Università, tagli all'italiana

Università, tagli all’italiana

13 Ottobre 2011 10.30
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Gentile direttore,
la mia lettera è certo di parte sia perché appartengo a una
università pubblica (che sta abbastanza bene tutto sommato) sia
perché sono sconsolato di 20 milioni di euro quando non si
riescono a raccogliere poche migliaia di euro per far funzionare
una sede universitaria con un migliaio di studenti.
A parte i dubbi sulla costituzionalità dell’aiuto a scuole (e
università) private e il dubbio che si configuri come aiuti di
stato a imprese, ci si chiede: 20 milioni di euro per cosa? Venti
milioni dati a una decina di scatole vuote.
Alcune di queste università private infatti non sono che due
uffici in una palazzina con quattro segretarie. I corsi vengono
fatti spesso o-line registrati (e lungi dal condannare questo
tipo di trasmissione del sapere che stiamo sperimentando anche
noi e ben lungi dal restare lontano dalle nuove tecnologie,
perché sono il primo appassionato) ovvero il docente è pagato
per registrare una volta le lezioni e fare gli esami.
Le attività di ricerca vengono poi svolte nelle università da
cui questi docenti sono venuti (e sono stati formati, con i soldi
pubblici) e in cui continueranno a operare gravando, se non per i
costi dello stipendio, sui costi di infrastruttura di tali
università oltre a creare altri problemi. Insomma il solito
metodo all’italiana in cui lo stato continua a buttare fuori
denaro (pubblico) a a pochi e si taglia a molti.
Max Avalle

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