Uno scandalo tira l’altro

Fabio Chiusi
21/01/2011

Da Noemi a Ruby. Tutte le tappe del sexgate di Silvio.

La storia del tormentato rapporto tra le belle donne e Silvio Berlusconi (guarda la gallery) è iniziata molto prima della fatidica telefonata alla questura di Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 (leggi l’articolo), che ha dato il via allo scandalo Ruby. Ed è iniziata, paradossalmente, proprio dai giornali vicini al presidente del Consiglio.
«UNA TRUPPA DI SHOWGIRL». È il 31 marzo del 2009 quando il Giornale, quotidiano di proprietà di Paolo Berlusconi, segnala un curioso Indiscrezioni a Palazzo: Barbara Matera, ex “letteronza”, «aspira a un seggio europeo». Passa una ventina di giorni ed è Vittorio Feltri, allora direttore di Libero, a insistere: «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl». Tra i nomi segnalati dal quotidiano anche Eleonora e Imma De Vivo, di cui molto si è letto nelle intercettazioni del Rubygate, lo scandalo che rischia di porre fine alla vita politica del presidente del Consiglio.

Dal «velinismo» a «papi»

I tempi sono maturi per una polemica. Che nasce, di nuovo, in un pensatoio del centrodestra, la fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole», scrive la politologa Sofia Ventura, innescando una miccia che da lì a pochi giorni farà esplodere il secondo matrimonio del Cavaliere.
LA FESTA A CASORIA. Sarà il «velinismo», sarà il grande cuore di chi cerca sempre di accontentare tutti, ma è proprio Silvio Berlusconi a commettere il passo falso decisivo. Il 28 aprile 2009, è una domenica sera, il Cavaliere appare a Casoria, a una festa di compleanno. La festeggiata ha appena compiuto 18 anni e si chiama Noemi Letizia. Studentessa di grafica pubblicitaria a Portici, per il futuro ha le idee chiare: la politica. Si candiderà alle regionali? «No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio».
Del resto, Noemi ha già il motto: «Meno tasse, più controlli», dichiara al Corriere del Mezzogiorno. Un’intervista storica, in cui la giovane partenopea usa per la prima volta il termine “bunga bunga”: viene dalla barzelletta preferita del presidente, e sarebbe sinonimo di violenza sessuale. Ma contestualizzata, sia chiaro.
L’AUTISTA DI CRAXI. “Papi” si fa immortalare mentre brinda sorridente con la neo-maggiorenne. Ma che ci fa il capo del governo a quella festa che gli è costata un collare da 6 mila euro? È che «conosco Benedetto Letizia da anni», spiega il Cavaliere, parlando del padre della ragazza, «era l’autista di Craxi».
Ma il figlio dell’ex leader socialista Bettino, Bobo, ribatte: «Cado dalle nuvole, l’autista di mio padre si chiamava Nicola, era Veneto ed è morto da qualche anno». Il 30 aprile un comunicato di Palazzo Chigi smentisce l’iniziale dichiarazione del presidente del Consiglio, aprendo una saga di ricostruzioni e incongruenze che si protrarrà per mesi.

Il «ciarpame senza pudore»

Nel frattempo qualcosa, al contrario, finisce. È il secondo matrimonio di Berlusconi. Il 3 maggio 2009,  dopo trent’anni di relazione, Veronica Lario chiede il divorzio (leggi l’articolo): «La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni». Lario conia alcune espressioni da copyright: le «vergini che si offrono al drago», il «ciarpame senza pudore». Di mezzo, naturalmente, ci sono le discusse candidature alle elezioni europee. Oltre a quel nomignolo, “papi”, che il premier si porterà dietro per mesi.
Berlusconi prova a parare il colpo. Si difende da entrambe le accuse in modo rozzo ma comunicativamente efficace. Sulle eurodeputate: «E che male c’è se sono anche carine? Non possiamo candidare tutte Rosy Bindi». Su Noemi: «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chiamino papi, non crede?».
LE DIECI DOMANDE DI REPUBBLICA. Il 14 maggio lo scandalo è talmente grande che la Repubblica pubblica dieci domande che campeggeranno sul quotidiano di largo Fochetti fino a novembre. I commentatori si chiedono se il Cavaliere sia ricattabile. Berlusconi querela. Nel mentre accade di tutto.
Sulle pagine del settimanale Chi compare un fidanzato fittizio per Noemi, tale Domenico Cozzolino, ex corteggiatore nel programma televisivo di Mediaset Uomini e donne, che prosegue la sua fiction con la scomoda diciottenne. Si scopre che Noemi e mammà erano sedute al tavolo presidenziale alla festa natalizia del Milan, nel dicembre 2008, e che il 19 novembre 2008 la minorenne Noemi aveva preso parte, senza genitori, a una cena dedicata alle “grandi firme” del Made in Italy nella sede istituzionale di Villa Madama, a Roma.
Le ricostruzioni del presidente, che aveva affermato di non aver mai visto né sentito la giovane senza la famiglia, sembrano crollare il 24 maggio 2009, quando fa il suo ingresso sulla scena un vero ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio. La ragazza e Berlusconi, dice Flaminio, si conoscono dall’ottobre 2008. E «I genitori di Noemi non c’entrano niente. Il legame era proprio con lei».
LO ZAMPINO DI EMILIO FEDE. A dire il vero un tramite c’è, il direttore del Tg4 Emilio Fede. Un nome spuntato anche nelle intercettazioni della procura di Milano sul caso Ruby. Sarebbe stato proprio Fede, infatti, a recuperare il book fotografico di Noemi e dimenticarlo su un tavolo, dove il Cavaliere l’avrebbe notato. Soprattutto, Flaminio rivela che Noemi avrebbe passato dieci giorni a Villa Certosa, in Sardegna, a cavallo del capodanno 2009, insieme a un’amica, Roberta O., anche lei minorenne.
A giugno 2009 spunta su Libero anche un finto compagno per Veronica Lario, per bocca di Daniela Santanchè, passata nel frattempo da antiberlusconiana doc («vede le donne solo in posizione orizzontale») a futuro sottosegretario.

Le foto di Villa Certosa

Come se non bastasse, scoppia lo scandalo, poi archiviato dalla procura di Roma, per i voli di Stato. Insussistenti le accuse che avevano portato a ipotizzare i reati di peculato e abuso d’ufficio per il presidente del Consiglio. In ogni caso, attraverso i 700 scatti del fotografo Antonello Zappadu (ma lui ne vanta 5 mila), sono documentati voli che trasportano il cantante favorito del premier, Mariano Apicella, e decine di belle ragazze a Villa Certosa il 24, 25 e 31 maggio e l’1 giugno 2008.
Tra loro la ricca vedova ed ex attrice bulgara Darina Pavlova. Cui si attribuisce, neanche a dirlo, un flirt con il Cavaliere. Di lei, scriveva il quotidiano Standard il 15 febbraio 2009, Berlusconi si sarebbe addirittura «innamorato». In ogni caso, le foto del Cavaliere attorniato di bellezze nel parco della sua villa fanno il giro del mondo. E infuria la polemica per la violazione della sua privacy.

L’«utilizzatore finale»

Ma il bello deve ancora venire. Il 17 giugno 2009, in un clima politico già inasprito dall’estenuante confronto sul “Noemigate”, sul Corriere della sera appare l’intervista a una certa Patrizia D’Addario. Di lei in quel momento si sa solamente che è candidata nella lista «Puglia prima di tutto», che fa riferimento al Pdl e a Raffaele Fitto.
I toni diventano subito forti: si parla di «una festa organizzata da Silvio Berlusconi» a Palazzo Grazioli, la sua residenza romana, alla presenza di «una ventina» di ragazze. Lei, per qualche ragione, deve chiamarsi Alessia. Sicura? «Ho le prove». Cioè delle registrazioni.
NEL «LETTONE DI PUTIN». D’Addario afferma di aver trascorso una notte con il Cavaliere dietro la promessa di un compenso in denaro da parte di Giampaolo Tarantini. Per la precisione la storica notte in cui gli Stati Uniti hanno eletto presidente Barack Obama. Dei dettagli si saprà tutto da lì a pochi mesi, grazie a un libro della stessa D’Addario.
Così al frasario della politica si aggiunge anche il «lettone di Putin», dove si sarebbe consumato il rapporto sessuale. E l’espressione «utilizzatore finale», che il deputato-avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, conia per difendere il suo assistito dall’infamante accusa di frequentare escort.
Tarantini finisce al centro di un’inchiesta a Bari per sfruttamento della prostituzione, i giornali iniziano ad avventarsi sui personaggi che gravitano attorno a palazzo Grazioli.
A partire da Barbara Montereale, che prima afferma che Berlusconi sapeva del mestiere di D’Addario e poi nega tutto. Per proseguire con Sabina Began, l’«ape regina», la presunta tessitrice delle trame che avrebbero portato le giovani alle feste del presidente. Per la quale Began, showgirl di origini slave, la S e la B tatuate sulla caviglia, ha una vera e propria venerazione.
IL PROGETTO EDILIZIO. D’Addario rivela anche una promessa candidatura al parlamento europeo e una, ancora più sostanziosa, che il premier le avrebbe fatto per aiutarla a realizzare un «progetto edilizio». Ma le promesse sfumano, anche per colpa del caso Noemi, e la escort viene allo scoperto.
Da allora, a parte le polemiche per le ospitate televisive della escort, più nulla. Fino alla notte del maggio 2010 in cui un preoccupato Berlusconi telefona alla questura di Milano (leggi l’articolo) per affidare Ruby, la minorenne «nipote di Mubarak», a Nicole Minetti.