Peppino Caldarola

Urbano Cairo si faccia avanti per guidare i moderati

Urbano Cairo si faccia avanti per guidare i moderati

Gli italiani sono stanchi della "ricreazione" di Salvini e Di Maio. Le strade sono due: o un governo tecnico guidato da Draghi o la via politica con un nostrano Macron. 

15 Maggio 2019 07.34

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Dopo il voto europeo, il tema all’ordine del giorno per superare questa fase un po’ tragica e un po’ ridicola della politica italiana sarà quello di “inventarsi” un nuovo protagonista che muova il gioco. Immaginiamo che le cose elettorali vadano secondo le previsioni, cioè con Matteo Salvini che va in testa, Luigi Di Maio che insegue un po’ esangue e Nicola Zingaretti che cerca di tenere il passo. Dietro di loro Forza Italia che si batte per la sopravvivenza, Giorgia Meloni che finora non schioda dal suo 4%, la lista Bonino che non si sa che cosa voglia, la sinistra che, se non avesse come sostenitore eccellente Mimmo Lucano, sarebbe non pervenuta.

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In questo quadro le variazioni sono possibili. Salvini può vincere molto o avere un calo rispetto ai sondaggi dei giorni scorsi. Zingaretti può aver preso ai 5 stelle più voti di quanti ne immaginano gli analisti e altro ancora. Resterà il dato che il governo Lega-5 stelle (a meno di un crollo strutturale dei grillini) sarà l’ipotesi più probabile e l’inseguimento del Pd a ciò che resta del grillismo si farà più ansiogeno. Saremo fra la conferma dell’attuale disastro o l’aria fritta.

SOLO UN RUSPANTE MACRON PUÒ CAMBIARE LE CARTE IN TAVOLA

Ciò che cambierebbe le carte in tavola, potrebbe essere solo un soggetto politico che si collochi nell’area moderata ma che di questa sia la parte più riformista e aggressiva e soprattutto la più combattiva contro la nuova destra e il populismo. Un ruspante Macron. Bisogna scommettere su una parte di italiani, che oggi non vota o vota turandosi il naso, che comincia a farsi due maroni così della coppia Salvini-Di Maio. Anche a loro due sta capitando lo stesso destino dei loro predecessori più arrembanti: sotto il vestito niente. Salvini non saprà più quali altri nemici scovare per spaventare gli italiani. Di Maio nella versione neo-Dc sembra un leader da operetta.

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L'IPOTESI DI UN GOVERNO TECNICO GUIDATO DA MARIO DRAGHI

Le cose in Italia sono sempre andate così tutte le volte che non si è imboccata la strada della stabilità: furori rivoluzionari, masanielli urlanti, spreco di energie, odio a piene mani, rischio di guerra civile poi i cittadini hanno sempre deciso che era ora di finirla. Serve uno che dica la famosa e ripetuta frase gollista: la ricreazione è finita. Questo “uno” può imporlo la situazione dei conti pubblici e allora potremmo trovarci con un governo “tecnico” guidato dal migliore di noi, cioè Mario Draghi che deve fare due cose, mettere a posto l’economia e mettere pace nelle istituzioni facendo rientrare nei ranghi quelle – penso alle forze di sicurezza – che si sono ubriacate con Salvini.

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Oppure c’è la strada politica, cioè l’avvento di un nuovo protagonista che dica ai moderati di tutta Italia, ai riformisti ultras, a chi non ne può più dello scontro con il papa, con la Francia, con mezzo mondo che si torna a fare sul serio.

CAIRO SI FACCIA AVANTI

Questo qualcuno non spetta a me individuarlo. Girano nomi, in verità ne gira solamente uno, quello di Urbano Cairo, ma si potrebbe aprire un vero concorso. Negli scorsi anni hanno fallito Luca di Montezemolo e Stefano Parisi, ma in quel mondo si può pescare. Ecco il mio modestissimo invito: fatevi avanti. Purtroppo non siamo più in quella fase storica in cui noi comunisti volevamo raccogliere quella bandiera che la borghesia aveva lasciato cadere. La sinistra può dare una mano, ma da sola non gliela fa. Quello che una certa classe dirigente deve capire è che Salvini e Di Maio sono pupazzetti. Non sanno nulla, non sanno far nulla e si stanno innervosendo. Lo spettacolo più divertente di questi giorni è vedere questo sempre più grasso Salvini, rosso in volto, che urla come un dannato perché i suoi nervi non reggono più le contestazioni. Noi che eravamo abituati ad Andreotti.

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