Cosa farà Urbano Cairo da grande, tra Mediaset e discesa in politica

Paolo Madron
28/11/2023

I 400 COLPI. Il patron di Rcs potrebbe allargare il suo impero di carta o mollare La7 puntando il Biscione. Oppure gli resta sempre la politica, tentazione forte cui non ha mai del tutto rinunciato. E c'è chi continua a vederlo come guida ideale di un polo centrista lontano dall'inconcludenza della sinistra e dai cascami sovranisti della destra.

Cosa farà Urbano Cairo da grande, tra Mediaset e discesa in politica

Sarà perché l’immagine di Urbano Cairo, editore che ama molto apparire sui suoi giornali, ci fa quasi quotidianamente compagnia (il 28 novembre per ben due volte sul Corriere, nei giorni successivi alle partite vinte dall’Italia in Coppa Davis puntualmente presente sulla Gazzetta), sarà perché l’imprenditore di Alessandria, per via di una certa inquietudine di fondo, dà l’idea di una carriera che vorrebbe aggiungere dell’altro al già notevole percorso fin qui compiuto, sta di fatto che viene da chiedersi cosa lui abbia in mente di fare da grande. E qui le ipotesi sono più di una. Allargare il suo impero di carta che fa capo a Rcs, magari aggiungendoci – Antitrust permettendo – una testata di peso? Puntare tutto sulla televisione, magari abbandonando la ridotta di La7 che tante rogne gli dà con chi governa e comprarsi Mediaset, pensiero che peraltro gli deve essere balenato quando, morto Silvio Berlusconi che fu il suo mentore, si scommetteva sul fatto che i figli incapaci di ripercorrere le gesta del carismatico padre avrebbero mollato baracca e burattini? Oppure, e anche qui gli indizi non sono mancati, buttarsi in politica, cosa che avendo già i media e il calcio gli manca per far sì che l’emulazione del cursus berlusconiano sia completa?

Cosa farà Urbano Cairo da grande, tra Mediaset e discesa in politica
Urbano Cairo è proprietario di Rcs e La7 (Imagoeconomica).

Cairo aveva ottenuto lusinghiere conferme dai sondaggi commissionati

Se dovessimo scegliere, la terza opzione ci appare la più plausibile. Occorre solo aspettare che il momento sia propizio per potervi dar seguito, e questo sicuramente non lo è. A differenza del passato, anche recente, quando di finestre se ne sono aperte ma a lui è forse mancata la determinazione per approfittarne. Erano gli anni dei governi tecnici, dei presidenti del Consiglio nominati dal Quirinale per riempire i vuoti lasciati dai partiti e supplire alla loro incapacità di produrre maggioranze stabili. All’epoca il patron di Rcs aveva commissionato più di un sondaggio per misurare il gradimento di fronte all’ipotesi di una sua discesa in campo ottenendone lusinghiere conferme.

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Urbano Cairo con Mario Monti (Imagoeconomica).

Il suo nome assieme a quello di Ferrero per un vagheggiato polo centrista

Ancora di recente, il nome di Cairo (assieme a quello di Giovanni Ferrero, erede della ricchissima dinastia dolciaria) era apparso in cima alla lista di coloro che avrebbero potuto guidare un vagheggiato polo centrista capace di proporsi come alternativa di governo all’inconcludenza della sinistra e all’antimodernità sovranista della destra. Ma lui allora era impegnato a difendersi dagli americani di Blackstone che volevano lasciarlo in mutande.

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Giovanni Ferrero (Imagoeconomica).

Non saranno troppi 66 anni? Berlusconi fondò Forza Italia a 58…

Ora che il pericolo è passato, rispuntano voci, suggestioni, forse velleità che di fronte all’incupirsi dello scenario economico il fantomatico partito della borghesia potrebbe finalmente dare miglior prova di sé. E siccome Mario Draghi pare aver scelto per il suo futuro l’Europa, ecco che l’editore del Corriere può giocarsi le sue chance in casa. Ammesso che ne abbia ancora voglia, e che 66 anni non siano troppi per iniziare una nuova impegnativa avventura, anche se quando Berlusconi ha fondato Forza Italia ne aveva già 58. Deve solo aspettare che gli si ripresenti l’occasione giusta. Sapendo quanto è volubile e insidiosa la politica italiana – tanto che Giorgia Meloni pur godendo di una maggioranza numericamente inattaccabile cerca la sicurezza dell’elezione diretta – l’attesa potrebbe non essere lunga.