L’Italia può ottenere gli Affari economici nella Commissione Ue

Potrebbe essere la "ricompensa" per aver abbandonato gli anti europeisti. Ma tutto dipende dal candidato. Tra i papabili Gentiloni, Moavero, Reichlin, Belloni e Letta.

02 Settembre 2019 20.18
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Alla fine, all’interno del nuovo esecutivo Ue guidato da Ursula Von der Leyen, l’Italia non solo potrebbe avere un commissario economico ma potrebbe avere il commissario economico con la C maiuscola e cioè ottenere la poltrona degli Affari economici, occupata nell’ultima legislatura dal francese Pierre Moscovici. A Bruxelles l’entourage della futura presidente della Commissione europea ripete che «nulla è deciso fino a quando tutto l’insieme non sarà stato definito». In effetti, con Roma che a tutt’oggi resta appesa al voto della piattaforma Rousseau per battezzare il nuovo governo Conte bis e con alcune candidature controverse, come quella del ministro della Giustizia ungherese Laszlo Trocsanyi, destinate ad una probabile bocciatura al Parlamento europeo, la matassa, almeno in parte, è ancora da sbrogliare. Ma l’Italia potrebbe incassare maggiore peso politico per aver abbandonato gli anti europeisti.

LA TELEFONATA JUNCKER CONTE

Di certo von der Leyen ha affrontato questi nodi in un faccia a faccia con il presidente dell’esecutivo europeo Jean-Claude Juncker, confrontandosi anche sulla possibile ricompensa da offrire a Roma, in termini di portafogli, per l’archiviazione del sovranismo leghista. Proprio Juncker giovedì (quando il presidente Sergio Mattarella aveva conferito l’incarico per formare il nuovo governo) aveva parlato al telefono con Giuseppe Conte per fare il punto sulla situazione politica nel Paese e parlare delle prospettive in chiave europea. Ed è probabile che la conversazione sia tornata anche sui desiderata italiani per l’esecutivo comunitario che si insedierà il primo novembre: Concorrenza, Commercio, Industria, si era detto.

IL TOTONOMI DA GENTILONI A REICHLIN, DA MOAVERO A BELLONI

Ma ora forse Roma potrebbe ambire a qualcosa di più pesante. Qualunque sarà il verdetto della base pentastellata, l’Italia – già in netto ritardo – questa settimana dovrà comunque indicare la sua scelta. Nel caso di un rinvio alle urne, è facile immaginare che dalla capitale italiana arrivi l’indicazione di una figura più tecnica, come il ministro degli Esteri Enzo Moavero. Ma se il governo M5S-Pd alla fine dovesse nascere potrebbero entrare in gioco anche due ex premier, come Paolo Gentiloni o Enrico Letta, candidature con le credenziali più che in regola per ottenere il pesantissimo portafogli agli Affari economici. E un’altra carta spendibile, per una staffetta italiana col francese Pierre Moscovici, potrebbe essere quella di Lucrezia Reichlin: ex direttore generale alla ricerca alla Banca centrale europea (Bce) nell’epoca Trichet, e dal 2008 professoressa alla London Business School. Il suo nome circola a Bruxelles assieme a quello del segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni, che come Reichlin era stata indicata come possibile premier di un governo neutrale prima della nascita dell’esecutivo giallo-verde.

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