Ursula von der Leyen, la lady di ferro fedelissima della Merkel

Ministro della Difesa tedesca, sette figli, federalista convinta, è riuscita a farsi rispettare dagli alti papaveri delle forze armate: «Il mio sogno è arrivare agli Stati Uniti d'Europa».

02 Luglio 2019 21.01
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Appassionata del sogno di un’Europa federale e fedelissima di Angela Merkel, che l’ha sempre voluta vicina nei suoi governi ma non le ha mai lasciato il posto. Una donna dal carattere di ferro, che da sei anni comanda a bacchetta generali ed ammiragli. Potrebbe essere racchiuso in poche parole il ritratto di Ursula von der Leyen, che lascerà il ministero della Difesa tedesca per assumere, prima donna nella storia, un altro comando: quello della Commissione europea. Sessantuno anni, di cui quattordici passati ininterrottamente da ministro della Cdu. Medico, di sangue blu (discende da un barone di Brema diventato ricco commerciando con la Russia alla fine dell’ottocento) e madre di sette figli nati in dodici anni dal matrimonio con un altro medico divenuto imprenditore. Decisamente europea, visto che è nata a Ixelles ed è cresciuta nella capitale dell’Europa, dove ha vissuto fino a 13 anni imparando, oltre al tedesco, il francese e l’inglese.

LA CARRIERA NELLA CDU

Da studente a Londra dovette usare un nome falso: era in una lista di obiettivi di un’organizzazione terroristica tedesca del tempo. Politicamente, è figlia d’arte: suo padre, Ernst, è stato a lungo presidente del Land della Bassa Sassonia. Nella Cdu Ursula entra nel 1990. Dopo qualche esperienza locale, nel 2005 fa il grande salto nella politica nazionale: Merkel la sceglie come ministra per la Famiglia dal 2005 al 2009 (fu la madre dell’Elternzeit, il congedo parentale per i papà e la paladina della lotta alla pornografia online), per farla passare dal 2009 al 2013 alla guida del dicastero del Lavoro e gli Affari sociali. Infine approda, prima donna nella storia tedesca, al vertice del ministero della Difesa, dove i problemi non le sono mancati.

GLI SCONTRI CON I VERTICI MILITARI

Due anni fa fu al centro di uno scontro frontale con i vertici militari: in uno scandalo sulla presenza di militari filonazisti nella Bundeswehr, accusò i generali di «debolezza» nella conduzione dell’esercito ed annunciò una grande riforma delle forze armate chiedendo più investimenti per la difesa. Proprio dei giorni scorsi, poi, è una polemica sulle spese per i consulenti del ministero, con duri attacchi sulla stampa. Qualche problemino lo ha avuto anche per essere stata accusata nel 2015, come era accaduto per un altro ministro della Difesa tedesco, di aver copiato parte della tesi di laurea; ma alla fine, l’accusa è risultata infondata. In passato è stata candidata a segretario generale della Nato ma anche a presidente della Repubblica tedesca, al posto di Frank-Walter Steinmeier.

IL SOGNO DEGLI STATI UNITI D’EUROPA

Ma non era mai andata bene. Così come nella Cdu, dove alla fine la delfina designata da Merkel è stata Annegret Kramp-Karrembauer e non lei. Probabilmente perché, come dice un acuto osservatore, «è più amica della Merkel che della base del partito», dove non sta simpatica a tutti e non gode di grande appoggio. A lei guardavano come una stella in discesa, ma alla fine il verso si è invertito. Di von der Leyen si conoscono poco le idee economiche, ma si è sempre detta una federalista convinta. «La mia aspirazione è arrivare agli Stati Uniti d’Europa: immagino l’Europa dei miei nipoti non come una unione sfilacciata di Stati intrappolati nei loro interessi nazionali», ha affermato in un’intervista. E l’Italia? Con il nostro Paese fu al centro di una polemica sulla missione Sophia sul salvataggio dei migranti nel Mediterraneo: accusò Roma di averla sabotata. Dopodiché la Germania ha lasciato la missione.

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