Uruguay, la marijuana di Stato è legge

Uruguay, la marijuana di Stato è legge

11 Dicembre 2013 05.30
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Passa lo spinello, offre lo Stato.
Storica riforma in Uruguay: il Senato ha approvato in via definitiva il progetto di legge che nazionalizza produzione, distribuzione e vendita della marijuana. Non è risultato facile strappare l’ok: necessaria una lunga giornata di dibattito.
A FAVORE SOLO LA SINISTRA. Alla fine la norma ha ottenuto solo il consenso del Fronte Ampio – la coalizione di sinistra al governo a Montevideo – mentre i partiti di minoranza si sono opposti, con un risultato di 16 voti a favore e 13 contrari, su un totale di 30 seggi (uno dei senatori della destra era assente).
NASCE UN ISTITUTO APPOSITO. E ora cosa cambia in sostanza? La legge prevede la creazione di un Istituto di regolamentazione della cannabis (Inc), che ha il compito di concedere licenze ai privati per la coltivazione delle piante da parte di singoli (massimo sei piante a testa), associazioni di consumatori (massimo 45 soci e 99 piante) e produttori più importanti, che venderanno la marijuana attraverso una rete di farmacie autorizzate, per un massimo di 40 grammi mensili a persona.
Per rendere possibile il controllo del mercato deve essere creato anche un registro di consumatori, la cui privacy è garantita dalle norme già esistenti in materia di protezione dei dati.
MUJICA: «FALLITO IL PROIBIZIONISMO». Il presidente José Mujica ha ribadito che l’obiettivo della riforma non è «diventare un Paese del fumo libero», ma piuttosto tentare un «esperimento al di fuori del proibizionismo, che è fallito» per riuscire a «strappare un mercato importante ai trafficanti di droga».
I senatori del Fronte Ampio hanno argomentato, durante le 12 ore che è durato il dibattito, che la riforma rappresenta un punto di equilibrio fra la proibizione e la legalizzazione della cannabis, attraverso la regolamentazione e il monitoraggio del ciclo produttivo della marijuana in ognuna delle sue fasi.
LA DESTRA: «È INCOSTITUZIONALE». L’opposizione, da parte sua, ha sostenuto che la legge approvata rappresenta una chiara violazione dei trattati internazionali in materia di droghe, presenta grosse difficoltà di implementazione e potrebbe risultare incostituzionale, perché prevede la creazione di un organismo statale, l’Inc, meno di un anno prima delle elezioni politiche e presidenziali previste per novembre del 2014, il che è proibito dalla carta magna uruguayana.
IL 60% DEI CITTADINI CONTRO LA RIFORMA. Lo stesso Mujica ha ammesso che «forse l’Uruguay non è pronto per questa esperienza», come hanno dimostrato i sondaggi, secondo i quali oltre il 60% dei cittadini si oppone alla riforma, sottolineando che se la destra dovesse riunire le firme necessarie, non si opporrà alla convocazione di un referendum abrogativo della discussa riforma.
PREZZO COMPETITIVO: 1 DOLLARO AL GRAMMO. Concluso l’iter parlamentare, nel 2014 – dopo l’estate australe – si passa alla prova dei fatti. Produzione e vendita della marijuana di Stato pronta verso giugno o luglio. Garantito un prezzo competitivo con quello del mercato illegale: un dollaro al grammo.

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