Usa, i repubblicani contro Todd Akin

Redazione
21/08/2012

di Marcello Campo Il partito repubblicano, sull’aborto, sceglie la linea dura. E nella dialettica Ryan-Romney, il giovane parlamentare del Wisconsin...

Usa, i repubblicani contro Todd Akin


di Marcello Campo

Il partito repubblicano, sull’aborto, sceglie la linea dura.
E nella dialettica Ryan-Romney, il giovane parlamentare del Wisconsin umilia il suo capo, l’ormai ex moderato, Mitt Romney. Il programma della Convention di Tampa ha conferma infatti la messa al bando di ogni interruzione volontaria della gravidanza, senza eccezione alcuna.
Ovvero, si boccia l’aborto anche se il concepito è la conseguenza di uno stupro.
LINEA DURA SULL’ABORTO. Malgrado lo scandalo che è seguito alle parole di Todd Akin sullo ‘stupro legittimo’, il Grand Old Party abbraccia la linea oltranzista, seguita appunto dal candidato vicepresidente.
E si registra l’ennesima marcia indietro da parte di Mitt Romney che in passato aveva detto di essere d’accordo con l’aborto solo in caso di violenza sessuale.
«Noi sosteniamo sempre e in ogni caso la vita umana e appoggiamo la legislazione che difende il diritto alla vita del nascituro», si legge nella bozza di piattaforma della kermesse repubblicana che si apre la settimana prossima.
IN GIOCO IL VOTO DELLE DONNE INDIPENDENTI. Posizioni che, come sostengono in tanti, potrebbero alienare dalla destra molti voti delle donne indipendenti.
E rendere ancora più aspra quella che da mesi viene definita la ‘Guerra per le donne’ tra Mitt Romney e Barack Obama. Intanto, il Grand Old Party vive ore di grande imbarazzo.
IL VIDEO NON BASTA, AKIN SCARICATO. Todd Akin ha chiesto scusa, sperando che un video possa bastargli. Ma i vertici del partito hanno già sancito la sua condanna politica.
Per cui tutti aspettano che lasci entro il 21 agosto, alle 5 di pomeriggio, le 11 di sera in Italia, quando scade il termine entro il quale il partito di Mitt Romney potrà presentare una candidatura in extremis pur di salvare il seggio senatoriale del Missouri. Poche ore prima della scadenza tuttavia, parlando alla trasmissione radio dell’ultraconservatore Mike Huckabee, ex candidato alla Casa Bianca, Akin ha detto di non voler fare marcia indietro e di avere l’intenzione «di proseguire in questa corsa per il Senato degli Stati Uniti».
Se dovesse continuare a resistere davvero fino in fondo, il partito potrebbe impugnare la sua candidatura davanti al giudice e attendere il verdetto il prossimo 25 settembre.
Dopo quel termine, secondo la legge non si può più cambiare candidato. Anche in caso di morte, il nome sulla scheda resta quello. Intanto, si fanno i conti in tasca a questo parlamentare anti-abortista: la centrale del partito che gira i propri fondi ai suoi candidati ha già detto che non gli darà più i 5 milioni di dollari previsti. Stessa storia sul fronte del fundraising, la raccolta fondi: il SuperPac di Karl Rove, American Crossroads, come già annunciato il 20 agosto, non verserà nelle casse di Akin altri 5 milioni già promessi nei mesi scorsi.

(ANSA).