Usa, il sogno americano non è più di casa

Mario Margiocco
20/08/2012

Il Tesoro taglia i fondi per Fannie e Freddie, le megafinanziarie che sostengono il 90% dei mutui.

Usa, il sogno americano non è più di casa

Una ‘piccola’ decisione annunciata dal Tesoro americano aiuta a chiarire a che punto è la risalita dell’America dal baratro finanziario del 2008. Per capire gli Usa di oggi la chiave finanziaria è indispensabile. Nulla, sul piano culturale prima ancora che sul portafoglio, pesa infatti quanto l’impoverimento delle famiglie documentato dalla Federal reserve per il periodo 2007-10 e legato soprattutto al crollo medio del 30% dei valori immobiliari.
La ricchezza familiare è stata riportata dalla crisi (ricchezza mediana, cioè della famiglia-tipo a metà della scala statistica), ai livelli dell’inizio degli Anni 90. Tutto il nodo della politica americana, e della tornata elettorale del 6 novembre, sta nel come sia possibile risalire da questa china, a quale prezzo e come ripartirlo, per restituire credibilità al sogno americano. Che è il perno della cultura sociale degli Stati Uniti. E che non tutti interpretano tuttavia allo stesso modo, nell’eterno altalenarsi tra uguaglianza e libertà.
DOMINIO DELLA FINANZA IMMOBILIARE. Al cuore dei nodi finanziari c’è la finanza immobiliare, che domina il sistema creditizio, nel senso che a essa è legata metà circa dei bilanci bancari e due terzi della esposizione totale del sistema bancario, secondo Chris Whalen di Tangent capital. Vi sono in finanziarie di vario tipo, banche, hedge fund, fondi pensione e altro circa 11 mila miliardi di dollari di titoli legati all’immobiliare (Residential mortgage backed securities, Rmbs) non tutti spazzatura, ma con una consistente quota destinata a essere irrecuperabile, quando alla fine, chissà quando, verranno fatti conti. Chi dice nell’ordine di 500 miliardi, chi dice mille e forse più, come valuta per esempio Whalen.
ALLE MEGAFINANZIARIE 5 MILA MLD DI TITOLI. Il perno di tutta la finanza immobiliare è costituito dal sistema pubblico, su cui svettano le due megafinanziarie Fannie e Freddie, da sole con circa 5 mila miliardi di titoli, in portafoglio o rivenduti ai quattro venti e garantiti, oltre a circa 1.600 miliardi di emissioni obbligazionarie. È un castello che ha rappresentato l’indicatore della gravità della crisi, e il termometro della fiducia dei mercati nel sistema americano.
Le obbligazioni e le Rmbs garantite da Fannie e Freddie sono state infatti, a partire dagli Anni 90 soprattutto, fra i titoli-principe per i grandi investitori internazionali, le banche centrali di Cina e Giappone in testa.
NAZIONALIZZAZIONE DI FANNIE E FREDDIE. Nel settembre 2008, di fronte al rischio concretissimo di fuga da questi titoli, Washington nazionalizzò di fatto Fannie e Freddie, senza ufficializzare la cosa perché altrimenti avrebbe dovuto iscriverle nel bilancio federale, facendolo esplodere.
Nel dicembre 2009 venne aperta nei loro confronti da parte del Tesoro una linea di credito triennale, illimitata, e Fannie e Freddie sono costate alla fine 188 miliardi, al netto di quanto hanno versato al Tesoro. In più la Federal reserve ha acquistato, da Fannie e Freddie essenzialmente, più di 1.000 miliardi di mutui.

Le case pignorabili sono ancora circa 10 milioni

C’è chi dice che il mercato immobiliare stia migliorando, e alcuni segnali lo confermano. Ma Bob Shiller di Yale, massimo esperto, mette in guardia: nulla indica che si tratti di qualcosa di diverso dalle ripresine che, anche negli anni scorsi, su questo o quel mercato locale, avevano fatto parlare di svolta.
In realtà i maggiori centri di analisi, da CoreLogic a Realty Trac, sostengono che la massa dello shadow inventory, le case pignorate, pignorande e pignorabili, è così alta, circa 10 milioni su 50 milioni di mutui, da rendere ancora lontana una vera ripresa.
IL GOVERNO CHIUDE LA LINEA DI CREDITO. Recentemente il Tesoro ha annunciato la prossima fine della linea di credito del 2009. Non ci saranno più fondi per Fannie e Freddie. I loro profitti trimestrali, se ci saranno, dovranno essere versati al Tesoro. Le loro perdite trimestrali non verranno ripianate. In pratica, l’inizio della fine dei due giganti che, con altre entità minori della finanza pubblica, stanno sostenendo il 90% dei mutui, un mercato sul quale le banche sono ancora restie a rischiare in proprio.
«Sono ormai due zombie che camminano», ha scritto Bloomberg. Una scelta che congela la situazione. Lascia la mano pubblica al centro del mercato immobiliare. Ma con meno libertà di manovra e con una direzione di marcia soltanto: smagrire.
VIA DAGLI USA GLI INVESTITORI ASIATICI. Da quattro anni infatti i grandi investitori asiatici non si scaldano più per le loro obbligazioni e i loro titoli garantiti. La Fed difficilmente potrà aggiungerne al suo monte-mutui.
Se l’ultima versione del sogno americano è stata nel decennio scorso quella della casa di proprietà, o della casa sempre più bella, il motore di questo sogno sono state Fannie e Freddie, che coprivano banche e finanziarie disposte a concedere mutui a chiunque. Il motore ormai ha ufficialmente innestato la retromarcia.