Perché le tensioni tra Usa e Iran rischiano di esplodere in Iraq

Nel Paese dei due fiumi, marines e milizie dipendenti da Teheran hanno combattuto dalla stessa parte contro l'Isis per anni. Se le tensioni sul nucleare degenerassero in scontro aperto, diventerebbe il primo campo di battaglia.

09 Luglio 2019 18.11
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Le tensioni tra Usa e Iran rischiano di degenerare in scontro aperto sul campo di battaglia in cui i due Paesi convivono a più stretto contatto: l’Iraq. Se tra Washington e Teheran una guerra tradizionale sembra ancora un’ipotesi remota, più probabile è un conflitto a bassa intensità in tutti gli scenari dove i due rivali si fronteggiano.

L’Iraq, dove la campagna contro l’Isis aveva messo i marines e i pasdaran dalla stessa parte, è diventato ora il territorio in cui è più probabile che l’escalation degeneri. Come riporta la rivista Foreign Policy, diversi osservatori credono che «Theran stia utilizzando le sue milizie in Iraq contro gli Usa in risposta alle sanzioni sul nucleare».

I 150 MILA MILIZIANI SCIITI IN IRAQ

Il Paese è da più di dieci anni diviso tra l’influenza americana e quella iraniana. Dal 2014 a oggi, diverse milizie sciite vicine e finanziate dall’Iran sono state cooptate dal governo come parte di una piattaforma detta “Mobilitazione popolare” col compito di combattere l’Isis. Col passare degli anni e in particolare dopo la formale sconfitta militare dello Stato islamico nel 2017, circa 150 mila miliziani delle varie formazioni sono stati impiegati nelle città del centro e del Sud dell’Iraq per rafforzare il potere di signori della guerra sciiti vicini all’Iran.

Truppe Usa in Iraq al confine con l’Iran, marzo 2004.

Alcuni di questi capi milizia sono diventati esponenti politici e nelle elezioni dello scorso anno sono stati eletti in parlamento, figurando ora come alleati chiave dello stesso premier Abdel Mahdi.

CIRCA 5 MILA TRA SOLDATI E CONSULENTI USA

Sempre dal 2014, gli Usa hanno ripreso l’invio di soldati, addestratori e consulenti in Iraq in funzione anti-Isis. La presenza americana nel Paese è stimata in circa 5 mila unità. Se l’escalation tra Washington e Teheran dovesse passare il punto di non ritorno, le rispettive forze in Iraq si troverebbero fianco a fianco e in guerra. Un revival di quanto già accaduto durante l’occupazione dell’Iraq del 2003, quando le truppe americane diventarono un obiettivo delle milizie appoggiate dalla Repubblica islamica. Secondo diverse stime, circa 600 soldati Usa sarebbero stati uccisi da attacchi di forze dirette o legate a Teheran.

BAGHDAD CERCA DI DEPOTENZIARE LE MILIZIE

Il 1 luglio il premier Mahdi ha emesso, dietro pressione da parte degli Stati Uniti, un decreto che limita di molto il potere delle milizie sciite filo-iraniane. Il decreto prevede la chiusura degli uffici delle milizie nelle principali città entro luglio e l’arresto dei miliziani che non sono stati integrati nelle forze armate irachene. La decisione del primo ministro di limitare il loro potere è giunta dopo una serie di attacchi a obiettivi militari ed energetici Usa in Iraq e in Arabia Saudita. Tra questi, l’attacco all’ambasciata americana di Baghdad del 19 maggio. Queste aggressioni sono state da più parti, e in particolare dagli Stati Uniti, attribuite proprio ad alcune milizie filo-iraniane. Difficile che Mahdi avrà successo nel tentativo di depotenziare le milizie filo-iraniane.

SI TORNA A PARLARE DI «OCCUPAZIONE AMERICANA»

Una delle più influenti milizie irachene sciite filo-iraniane ha criticato il 4 luglio la decisione del premier di limitare il potere di tutti i gruppi armati vicini all’Iran. In un comunicato, le Kataib Hezbollah (Brigate di Hezbollah) hanno affermato che è un errore considerare criminali i combattenti per il jihad (mujahidin) e che «la sicurezza (del Paese) sarà messa a rischio se questi (miliziani) saranno danneggiati direttamente o indirettamente». Le Brigate di Hezbollah hanno al contrario affermato che la priorità in Iraq è quella di «cacciare l’occupazione americana». Se il confronto tra Usa e Iran degenererà in scontro, il primo Paese a esplodere rischia di essere – di nuovo – quello dei due fiumi.

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