Va di moda Emmanuelle

Daria Simeone
26/01/2011

La Alt direttore di Vogue Paris.

È morta la regina, viva la regina. Sarà Emmanuelle Alt a occupare il trono lasciato vuoto da Carine Roitfeld, imperatrice di Vogue Paris. La Alt, già fido braccio destro dell’ex direttrice, l’ha spuntata sulla direttrice creativa di Vogue America Grace Coddington, sulla direttice di Vogue Giappone Anna Dello Russo e sulla fashion editor di Vogue Italia, Giovanna Battaglia (leggi l’articolo sulla guerra di successione a Vogue Paris).

Il successo della strana coppia

«Il nostro lavoro, ormai, è come camminare sul ghiaccio con tacchi vertiginosi, ma continuiamo a provarci», aveva sintetizzato Carine in un’intervista al New York Times, due mesi prima del suo addio. Parlava al plurale perché in questa missione impossibile, sui tacchi insieme a lei, c’è sempre stata mademoiselle Alt, fida collaboratrice e suo contraltare per un decennio dorato.
EQUILIBRIO DEGLI OPPOSTI. Emmanuelle l’androgina, icona dello stile rock-chic, appassionata di spalline scultoree, giacche di pelle borchiate, jeans skinny e tacchi 12, è mascolina ed essenziale, almeno quanto ‘Carine la sexy’ è femminile e materialista (guarda la gallery su Emmanuelle Alt). Equlibrio degli opposti, come nella coppia dell’edizione americana composta dall’algida Anna Wintour e dalla sua stylist fiammante Grace Coddington. Nel 2000, la mora Alt e la bionda Roitfeld hanno varcato insieme la soglia della ‘fabbrica del sogno’ parigina, e da allora sono state una squadra: in questi dieci anni, con la ‘strana coppia’, il magazine di Condé Nast è passato da 100 mila a 140 mila copie al mese.

Uno stile disinvolto e minimalista

Il primo febbraio sarà un nuovo inizio, per entrambe. Carine ha annunciato non ben definiti «nuovi impegni», mentre Emmanuelle cambierà scrivania e andrà a sedersi al posto del boss. Definita una «scelta logica» dall’ex direttore creativo di Vogue France Fabien Baron, la signorina Alt è sicuramente è più «commerciale» della signora Roitfeld, più connessa alla strada, allo stile disinvolto.
GLAMOUR INNATO. Emmanuelle, altissima, magra e dinoccolata, corre sui marciapiedi parigini e milanesi per riuscire a prendere un tram, porta con sé alle sfilate la figlioletta Francoise munita di orsachiotto, non si trucca, non si allontana mai troppo dal look minimalista e total black, e ha quel certo ‘non-so-che’ sufficiente a fare di lei un’icona di moda dal glamour innato. «Dimenticate i marchi dei designer trendy: bastano i jeans, un maglione o una t-shirt indossata sotto una giacca che sembra cucita addosso. Quando un look è semplicemente perfetto senza sforzo diventa irresistibile», ha dichiarato la neo-direttrice di Vogue France. Insomma tutto fa pensare a un drastico cambiamento per il patinato magazine che potrebbe anche prendere una piega underground, celebrando una bellezza non convenzionale.

Le accuse di pedofilia

Tanto per cominciare, però, la Alt dovrà preoccuparsi di risollevare l’immagine etica del magazine, facendo rientrare una terribile accusa di ‘pedofilia’. I rumors scatenati dall’uscita di Carine Roitfeld hanno preso, infatti, una pessima piega.
BABY MODELLE NEL MIRINO. Mercoledì 19 gennaio il quotidiano spagnolo El Mundo ha sfornato uno scoop che finora non è stato smentito e che ha la sua conferma in un servizio fotografico. «Pedofilia sul Vogue francese», titolava il sito del quotidiano spagnolo, facendo riferimento a una servizio pubblicato sul numero di dicembre-gennaio di Vogue Cadeaux, in cui tre baby modelle con meno di otto 8 anni sono state fotografate truccatissime, in posa da adulte e ricoperte di gioielli e abiti di alta moda (guarda le foto su Vogue Cadeaux).
Dopo aver raccolto le proteste dei lettori benpensanti e, soprattutto, quelle di importanti investitori pubblicitari (come Bernard Arnault, patron del gruppo del lusso Lvmh), Xavier Romatet, presidente di Condé Nast France, avrebbe deciso di rimuovere la scandalosa imperatrice Carine, colpevole di aver affidato la direzione di quell’edizione all’amico Tom Ford, suo ex collega a Gucci.
LA PROVOCAZIONE DI FORD. Il visionario ma incompreso Ford, in realtà, avrebbe giustificato la scelta delle tre lolite, Thylane, Lea e Prune, come una provocazione: da un lato ricordavano il gioco di tante bambine, che rubano alle madri trucchi e vestiti per mettere in piedi sensuali sfilate casalinghe, dall’altro sottolineavano come la società imponga status symbol inadeguati per le più giovani, con atteggiamenti che annullano l’innocenza e la spensieratezza delle piccole generazioni. Mamma Alt sarà certamente sensibile al tema.