I 40 anni di Vacanze di Natale e i miei ricordi delle feste a Moltrasio: il racconto della settimana

Il film dei Vanzina è sempre stato al centro del nostro “lessico famigliare”. Liquidato come semplice cinepanettone è in realtà un capolavoro neorealista dell’Italia Anni 80. Lo guardavamo da bambini ogni 25 dicembre e io ero follemente innamorato di Karina Huff che nella mia personale classifica veniva subito dopo mia cugina Cristina...

I 40 anni di Vacanze di Natale e i miei ricordi delle feste a Moltrasio: il racconto della settimana

Più che altro le vacanze di Natale le abbiamo sempre passate a Moltrasio, nella villa dei miei zii a picco sul lago. L’altro giorno, scorrendo le foto sull’iPhone, me ne è capitata una sott’occhio di qualche anno fa, una delle ultime volte in cui ci sono stato. L’ho scattata io un pomeriggio di giugno e ci sono, in sequenza, uno di fianco all’altro, mio padre, mio zio Nando e mio fratello, seduti sotto un bersot in terrazza. Mio padre e mio zio sono in maniche di camicia e mio fratello indossa un paio di jeans e una Lacoste celeste. È una fotografia che dice molte cose, come a simboleggiare un presagio di definitivo disfacimento, dato che due su tre, tra quelli ritratti, non ci sono più e il terzo è sopravvissuto miracolosamente a una emorragia cerebrale. Anche la villa è stata venduta, passata di mano, oggi è di proprietà, credo, di una famiglia americana.

Se mi guardo indietro ricordo decine di natali in quella casa: di sopra c’erano tre stanze da letto, uno studio e una sala da pranzo che dava sul terrazzo. Più in alto ancora c’erano le due stanze dei grandi: quella dei miei zii e quella che usava mio padre quando stava al lago che successivamente venne trasformata da mio zio in una specie di salottino, con un altro terrazzo e un pergolato di glicine che saliva dalla facciata. In giardino, confinante con un’altra villa, c’era una volta l’orto botanico, il campo da tennis e quello di bocce, entrambi da tempo in disuso. Quando ero piccolo nella villa abitavano anche fisse una cameriera e due tate per i ragazzi, che negli ultimi anni erano state sostituite da due badanti che h24 si occupavano di mio zio. La sua favorita si chiamava Maria, una bella donna dell’Est Europa, piuttosto procace. «È brava la Maria!», amava ripetere, e poi sghignazzando diceva: «Ha due belle coscione, poi».

I 40 anni di Vacanze di Natale e i miei ricordi delle feste a Moltrasio: il racconto della settimana
Una veduta di Moltrasio.

Moltrasio per anni è stato una specie di luogo simbolo della famiglia, un posto dove l’eredità aristocratica si fondeva con una sorta di feudalità moderna realizzata occupando stabilmente posizioni di rilievo nelle istituzioni locali: mio zio fu infatti prima sindaco e poi presidente della pro-loco del paese. I giorni di vacanza nel feudo lariano trascorrevano lieti, gli uni uguali agli altri, fedeli a se stessi negli anni. Il 25 il pranzo si faceva al ristorante dell’hotel Posta, con varie fidanzate al seguito, in una mega tavolata che a volte arrivava a comprendere anche 16/18 persone. La parte più divertente però era nel pomeriggio, quando mio zio riuniva tutti i nipoti davanti alla tv in sala e faceva partire la classica maratona di film natalizi in videocassetta tra cui spiccavano, a rotazione, Ragazzo di campagna con Renato Pozzetto, Vacanze in America, Yuppies, e soprattutto l’immancabile Vacanze di Natale, di cui noi cugini sapevamo tutte le battute a memoria. Le più gettonate erano: «Assunciòn! Concepciòn! Ahò, e mica vi abbiamo portato in vacanza», «Noi a capodanno siamo dai Furstenberg. I principi», «Secondo te come lo passa il capodanno Toninho Cerezo. Secondo me dorme, perché è un professionista» e ovviamente: «Ivana, fai ballare l’occhio sul tic! Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing».

Il 25 il pranzo si faceva al ristorante dell’hotel Posta, una tavolata che a volte arrivava a comprendere anche 16/18 persone. La parte più divertente però era nel pomeriggio, quando mio zio riuniva tutti i nipoti davanti alla tv e faceva partire la classica maratona di film natalizi in videocassetta tra cui spiccavano, a rotazione,  Ragazzo di campagna, Vacanze in America, Yuppies, e soprattutto l’immancabile Vacanze di Natale,  di cui noi cugini sapevamo tutte le battute a memoria

Vacanze di Natale  dei Vanzina, di cui il quarantennale è stato celebrato il week end scorso con un mega party di tre giorni a Cortina, è sempre stato al centro del nostro “lessico famigliare”, un film a cui sono molto legato. Snobbato da una certa critica e liquidato alla stregua di semplice “cinepanettone” è in realtà un capolavoro neorealista dell’Italia Anni 80, che racconta le aspirazioni e i vizi della borghesia craxiana arrivista e arricchita, che gira in Maserati e inizia a mandare i figli a studiare in America per emanciparsi. Leggenda vuole che i Vanzina, freschi del successo di Sapore di mare, firmarono con Aurelio de Laurentiis il contratto per il film su un tovagliolo di un celebre ristorante romano vicino a Fontana di Trevi e che Cortina fu scelta come location per le riprese citando apertamente Vacanze d’inverno, con Sordi e De Sica padre, che fu preso a modello per la sceneggiatura.

I 40 anni di Vacanze di Natale e i miei ricordi delle feste a Moltrasio: il racconto della settimana
La locandina di Vacanze di Natale.

Da piccolo guardavo Vacanze di Natale ed ero innamorato pazzo di Karina Huff che nella mia classifica personale veniva subito dopo mia cugina Cristina, con cui ogni tanto alla casa al lago mi imboscavo ad ascoltare i suoi 45 giri dei Duran Duran, degli Europe e della Steve Rogers Band mentre i grandi, riuniti nel grande tavolo del salotto, giocavano a bridge o a gin rummy. Quello che sentivo per Cristina era un amore sciocco, infantile, simile a quello che si prova per le star della cinema, irraggiungibili e bellissime. Mia cugina era una specie di Charlotte Casiraghi prima di Charlotte Casiraghi: il trucco spesso impalpabile nella sua semplicità, a suo agio in abito da sera come in jeans. La sua morte prematura, a soli 29 anni, l’ha resa una leggenda e nella mia mente, come mia madre del resto, esiste più come idea che come persona: non invecchierà mai, non si sottoporrà al Botox, non potrà mai deludermi. Come invece, in serie, hanno fatto poi tutti gli altri.

Ricordo che la mattina di Natale Cristina scese in garage mentre con mio cugino Giorgio stavamo ascoltando un pezzo di Prince che fuoriusciva dallo stereo della sua Porsche e con un bicchiere di champagne in mano mi porse un pacchetto con dentro un bellissimo taccuino rilegato a mano con la copertina di cuoio dicendomi: «So che scrivi, questo potrebbe esserti utile»

L’ultimo Natale che abbiamo passato assieme prima che se ne andasse fu quello del 1999 e io mi ero portato al lago una considerevole dose di marijuana per sopravvivere alle feste con la famiglia. Trascorrevo le giornate apaticamente guardando Mtv e continuavo a domandarmi se telefonare a Lucilla, scriverle o lasciar perdere. Mio fratello e la sua nuova fidanzata Priscilla dovevano ancora arrivare e ormai pareva chiaro che nostro padre, quell’anno, non ci avrebbe raggiunto nemmeno per le feste. Ricordo che la mattina di Natale Cristina scese in garage mentre con mio cugino Giorgio stavamo ascoltando un pezzo di Prince che fuoriusciva dallo stereo della sua Porsche e con un bicchiere di champagne in mano mi porse un pacchetto con dentro un bellissimo taccuino rilegato a mano con la copertina di cuoio dicendomi: «So che scrivi, questo potrebbe esserti utile». L’ultimo ricordo che ho di lei è di qualche giorno più tardi, stesa sul letto di camera sua in mutande e reggiseno che ascolta a un volume assordante un disco dei Duran Duran e io che entro imbarazzato per salutarla prima di tagliare la corda e dirle che mi accingevo a tornare in città. Il bacio lascivo che le diedi tra guancia e labbra sfiorandole i capelli e che mi procurò immediatamente un’erezione fu l’ultimo che riuscii a darle.