Dal vaccino al plasma, perché la cautela regna sovrana

Marco Dipaola
06/05/2020

La comunità scientifica insiste: per avere dati incontrovertibili dalle sperimentazioni servono anni. E, al netto dell'accelerazione dettata dall'emergenza, ultimare una cura definitiva al coronavirus in sei mesi non è realistico. Anche se ci sono 90 studi in corso. Remdesivir, sangue dei guariti e altre combinazioni di farmaci: cosa dicono gli esperti.

Dal vaccino al plasma, perché la cautela regna sovrana

S’intravede una luce, seppur fioca, in fondo al tunnel del Covid-19. La terapia del plasma iperimmune, ossia proveniente da pazienti guariti dal virus, ha acceso il dibattito scientifico, politico e social, dividendo il Paese in tifoserie che invece dovrebbero unirsi nell’auspicio che quella luce non si riveli un ingannevole abbaglio.

NON ESISTE ANCORA “LA” SOLUZIONE

In attesa del vaccino e di cure farmacologiche efficaci, infatti, la terapia al plasma sperimentata negli ospedali Carlo Poma di Mantova e San Matteo di Pavia ha iniziato a dare risultati incoraggianti: 80 pazienti trattati, nessun decesso e condizioni generalmente migliorate. In qualche caso anche molto velocemente. Un buon inizio, ma troppo poco per considerare il plasma dei guariti come “la” soluzione anti-coronavirus.

COMPETENZA E BUONSENSO PER APPROFONDIRE

E allora meglio affidarsi a competenza e buonsenso e magari approfondire l’efficacia e i limiti di questa terapia, come ha fatto Enrico Cisnetto nella sua War Room quotidiana ospitando Sergio Abrignani, professore di Patologia generale alla Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di Genetica molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Centro nazionale sangue e Margherita De Bac, firma scientifica di punta del Corriere della Sera.

IN UN MONDO “NORMALE” SERVIREBBERO ANNI DI TEST

Nelle parole degli esperti la cautela regna sovrana, anche se condita con sfumature di ottimismo, come se volessero lasciar aperta la porta alla sperimentazione in corso, riconoscendone i presupposti ma attendendo la solidità dei risultati positivi. E nella comunità scientifica quando si parla di basi solide ci si riferisce a grandi numeri, dati incontrovertibili sull’efficacia o meno di una terapia, di un farmaco o di un vaccino. Numeri che hanno bisogno di tempo per essere concretamente reperiti e aggregati e a cui va data una lettura univoca. Tradotto: anni, molti anni. Quelli che in «un mondo normale», come lo chiama il prof. Abrignani, servirebbero per mettere in commercio un vaccino anti-Covid.

ULTIMARE UN VACCINO IN SEI MESI? NON REALISTICO

Ma oggi di normalità ce n’è ben poca e di tempo ancor meno, ed è quindi ragionevole pensare che l’emergenza induca un’accelerazione, anche se – sempre a detta del patologo della Statale di Milano – ultimare un vaccino in sei mesi non è realistico. Quel che è certo è che la comunità scientifica sta compiendo uno sforzo immenso per dare una risposta efficace alla pandemia, con 90 studi attualmente in corso, con altrettante sperimentazioni di combinazioni diverse, a cui si aggiungono le ricerche sugli effetti dei farmaci già esistenti contro il Covid.

SEMBRA FUNZIONARE L’ANTIVIRALE PER L’EBOLA

Tra questi il migliore sembra essere il Remdesivir, l’antivirale messo a punto per l’ebola, utile non tanto per la abbassare la mortalità, bensì per accelerare il tempo di risoluzione dell’infezione. La sensazione, in ogni caso, è che sarà una combinazione di farmaci a dare un’indicazione terapeutica efficace contro il coronavirus e che sia impossibile prevederne ora i tempi.

VADE RETRO: FACILI ENTUSIASMI, COMPLOTTI E NO VAX

E allora meglio lasciar guidare dalla competenza, affidandosi al lavoro di chi preferisce la ragionevole cautela ai facili entusiasmi, di chi opera sul campo senza rivendicare successi frazionati, di chi non grida al complottismo per mero interesse elettorale, di chi soffia per spegnere del tutto l’ideologia no vax. Se è vero che nella Cappella Sistina chi entra papa esce cardinale, allora meglio che nel conclave delle terapie anti-Covid il “plasma dei guariti” entri come un semplice vescovo. Al resto ci penserà lo Spirito santo, pardon, la Scienza.