Confermata l’efficacia del vaccino Tat contro l’Aids

13 Febbraio 2019 10.07
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La somministrazione del vaccino terapeutico Tat contro l'Aids a pazienti in terapia antiretrovirale è capace di ridurre drasticamente – del 90% dopo otto anni – il «serbatoio di virus latente» che risulta inattaccabile dalla sola terapia antiretrovirale, allungando così l'aspettativa di vita dei pazienti. La conferma è arrivata dai risultati del follow up, durato appunto otto anni, di pazienti immunizzati con il vaccino messo a punto da Barbara Ensoli, direttrice del Centro ricerca Aids dell'Istituto Superiore di Sanità.

NUOVE PROSPETTIVE PER UNA CURA FUNZIONALE DELL'HIV

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Immunology e secondo Ensoli apre «nuove prospettive per una cura funzionale dell’Hiv, in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. Si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando l'aderenza alla terapia e la qualità di vita, con l’obiettivo, in prospettiva, di giungere all’eradicazione del virus».

IL VIRUS LATENTE PERIODICAMENTE SI RIATTIVA

Il virus dell'Hiv, in base alle attuali conoscenze scientifiche, non può essere sconfitto dalla terapia antiretrovirale perché persiste, senza replicarsi, in alcune delle cellule infettate sotto forma di Dna virale. Questa forma del virus rappresenta il cosiddetto «serbatoio di virus latente», che non viene rilevato dal sistema immunitario ed è inattaccabile dalla terapia. Il virus latente periodicamente si riattiva e comincia a replicarsi, pertanto l’interruzione della terapia antiretrovirale determina inevitabilmente la ripresa dell’infezione. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita.

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