Valditara sulle aggressioni ai professori: «Vanno risarcite anche le scuole per il danno reputazionale»

Redazione
07/02/2024

Il ministro dell'Istruzione e quello della Giustizia Carlo Nordio stanno ragionando sul possibile inasprimento delle pene, dopo il caso di Varese. Un 17enne ha accoltellato una docente in aula.

Valditara sulle aggressioni ai professori: «Vanno risarcite anche le scuole per il danno reputazionale»

Il tema delle aggressioni di studenti e genitori ai professori arriva in Parlamento. Durante un question time, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha detto la sua su un possibile inasprimento delle pene. Rispondendo a un’interrogazione spiegato di essere «convinto che si debba introdurre una ulteriore, specifica sanzione risarcitoria, che stiamo elaborando insieme con il ministro Nordio, per il danno reputazionale che le scuole ricevono dall’aggressione dei propri dirigenti scolastici, dei propri docenti o del personale in generale. Perché è evidente che chi aggredisce un dipendente della scuola aggredisce lo Stato, minando, nel profondo, la credibilità e l’autorevolezza dell’istituzione».

L’idea delle forze dell’ordine a scuola bocciata dai presidi

Martedì 6 febbraio, lo stesso Valditara ha avanzato l’ipotesi di inviare «le forze dell’ordine a protezione di alcune scuole». La sua è stata una prima risposta al caso del giorno precedente a Varese, con l’aggressione di uno studente a una docente, accoltellata in classe. In giornata è poi arrivata la risposta di dirigenti scolastici e sindacati, che hanno espresso il loro disappunto. Come spiegato dal Fatto quotidiano, l’Associazione nazionale presidi, con Antonello Giannelli, ha subito detto no: «Le scuole sono già attenzionate per prevenire il fenomeno dello spaccio di droga. Spesso gli assalti avvengono in maniera improvvisa e all’interno degli edifici. Che facciamo? Mettiamo i poliziotti nei corridoi? A fare cosa? L’idea di Valditara mi pare impraticabile. È vero che i casi di aggressione sono in aumento ma sono pur sempre, per fortuna, limitati rispetto ai milioni di genitori dei nostri studenti».