Vallanzasca perde il lavoro

Redazione
25/08/2012

Renato Vallanzasca è stato licenziato. E su due piedi. Commesso in prova presso un negozio di abbigliamento a Sarnico, sul...

Vallanzasca perde il lavoro

Renato Vallanzasca è stato licenziato. E su due piedi. Commesso in prova presso un negozio di abbigliamento a Sarnico, sul versante bergamasco del lago d’Iseo, la sua presenza non era passata inosservata e aveva sollevato un vespaio di polemiche. Tanto da spingere Maria Fiore Testa, la titolare del negozio, a rescindere il contratto.
DAL 2 AGOSTO IN NEGOZIO. Dal 2 agosto l’ex capo della banda della Comasina lasciava tutti i giorni il carcere milanese di Bollate per raggiungere, da solo, in autobus, il negozio di Sarnico, dove ha lavorato come commesso in modo del tutto ineccepibile, come ha spiegato la stessa titolare. Finché, negli ultimi giorni, qualcuno lo ha riconosciuto.
Così la titolare lo ha licenziato, tra l’altro senza nemmeno avvertirlo direttamente. «Lavorava qui con un contratto di prova», ha spiegato Maria Fiore Testa, «che prevedeva la revoca. Abbiamo deciso di interromperlo». Vallanzasca lo ha appreso soltanto venerdì 24 agosto, mentre si trovava in cella. 
LO SDEGNO DEI PARENTI DELLE VITTIME. Anche Gabriella Vitali, vedova di Luigi d’Andrea, ucciso assieme al collega della polizia stradale Renato Barborini da Vallanzasca, nel 1977, proprio nella Bergamasca, all’altezza del casello dell’A4 di Dalmine, si era detta «schifata» dopo aver saputo del lavoro di commesso dell’omicida del marito. «Mi spiace venga dato tanto spazio a un personaggio simile per una notizia futile», ha commentato.
L’ASSEDIO DEI MEDIA. Dal canto suo il bel Renè aveva detto che voleva solo «scomparire e lavorare». Col passare dei giorni, però, anche lui si era innervosito per il presidio di fotografi e reporter fuori dal negozio. «In questo modo», aveva detto, «mi rovinate».

I dubbi del prefetto di Bergamo

Il prefetto di Bergamo, Camillo Andreana, aveva avanzato dei dubbi circa il programma di lavoro, definendo la decisione «inopportuna e illogica».
LA LETTERA DI ANDREANA. Anche prima che la notizia fosse resa pubblica Andreana aveva infatti scritto al ministero della Giustizia, al tribunale di sorveglianza di Milano, alla direzione del carcere di Bollate e ai dirigenti dell’amministrazione penitenziaria chiedendo di rivedere la scelta. Una lettera che risale a fine luglio e alla quale, però, nessuno ha mai risposto.
Indignato anche il sindaco di Sarnico, Mario Dometti: «Sarnico avrebbe dovuto essere preparata». Alla fine è stata la titolare del negozio a mettere fine alla vicenda, dando il benservito al suo commesso diventato ingombrante.
CANCELLIERI: «FORSE È SFUGGITO QUALCOSA». «La magistratura», ha commentato il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, «avrà fatto delle scelte legittime, ma forse è sfuggito qualcosa. Non do giudizi su l’operato dei giudici, ma c’era un problema di opportunità e sensibilità locale che è stato sottolineato dal prefetto».