Vaticano, senza Pos perde 30 mila euro al dì

Vaticano, senza Pos perde 30 mila euro al dì

15 Gennaio 2013 14.40
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di Fausto Gasparroni

Circa 300 mila euro dall’inizio dell’anno, pari a una media di quasi 30 mila euro di mancate entrate al giorno.
È una vera ‘mannaia’ per le casse vaticane il blocco dei pagamenti con Bancomat e carta di credito imposto Oltretevere dal primo gennaio per la mancata autorizzazione della Banca d’Italia al provider Deutsche Bank Spa.
A tanto, infatti – secondo le prime stime – ammontano i mancati introiti giornalieri per l’impossibilità di effettuare pagamenti elettronici con carte che non siano i Bancomat rilasciati dallo Ior.
MENO INGRESSI AI MUSEI. Anche se si tratta di incassi lordi, gli effetti, in un periodo in cui i bilanci vaticani hanno invece un bisogno vitale di incrementare le entrate, li si vede ogni giorno ad esempio ai Musei (fonte nel bilancio d’Oltretevere di ricavi per 91,3 milioni nell’esercizio 2011), dove lo stop a Bancomat e carte di credito si traduce in meno ingressi e soprattutto in vistosi cali di vendite di libri e souvenir, oppure all’Annona, alla frequentatissima Farmacia. Difficoltà, nelle spese quotidiane, incontrano gli stessi dipendenti vaticani che hanno un conto in banche italiane e non allo Ior.
SI CERCA UNA SOLUZIONE. Una situazione, quindi, che se destinata a durare, rischia di produrre veri dissesti nei conti del piccolo Stato. In questi giorni le autorità vaticane cercano contatti e consultazioni per arrivare a una soluzione che faccia superare la grave ‘impasse’. Sorpresa nei Sacri Palazzi ha comunque suscitato la nota pubblicata da Bankitalia sul suo sito in cui si spiegava che «nella Città del Vaticano mancano sia una regolamentazione bancaria sia il riconoscimento europeo di ‘equivalenza’ antiriciclaggio», con la conseguenza che «la Vigilanza della Banca d’Italia non poteva quindi che respingere la richiesta di ‘sanatoria’ avanzata da Deutsche Bank Italia per i Pos che essa aveva installati presso il Vaticano senza la necessaria autorizzazione e che erano stati successivamente individuati da una nostra ispezione».
MONEYVAL: VATICANO NON È SORVEGLIATO SPECIALE. A venire ora contestata è in particolare una ulteriore annotazione fatta da Via Nazionale, che chiamando in causa Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che nel luglio scorso ha dato una prima valutazione sull’adeguatezza del sistema antiriciclaggio vaticano, ha sottolineato che «questo, pur riconoscendo i progressi compiuti, ha segnalato come non sia ancora provata la presenza di un effettivo regime antiriciclaggio nello Stato della Città del Vaticano». Ma per Moneyval, ha puntualizzato al Corriere della Sera un portavoce del Consiglio d’Europa, Jaime Rodriguez, il Vaticano non è un sorvegliato speciale, e sta seguendo la normale procedura di valutazione prevista per i Paesi aderenti: e non solo non c’é stata nessuna bocciatura, ma la valutazione non è stata né sospesa né fatta slittare in attesa di miglioramenti.
E anche la relazione ‘in progress’ che il Vaticano deve presentare a luglio non è un esame di riparazione, ma la prassi standard. In altre parole, ha detto il portavoce, «Moneyval non ha messo la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano dentro il circuito delle sue procedure di accrescimento di conformità».
Comprensibile quindi come in Vaticano il ‘diktat’ di Bankitalia contro l’operatività dei Pos di Deutsche Bank sia stata accolta come un vero fulmine a ciel sereno. E ora si cerca la strada giusta per correre ai ripari.

(Ansa)

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