La mediazione del Vaticano tra Usa e Russia nel caos venezuelano

Il nodo Caracas divide Mosca e Washington e costituisce un problema per entrambe Gli uomini di papa Francesco rappresentato una diplomazia disarmata e influente, l’unica forse che può sperare di spezzare la spirale della crisi umanitaria e politica.

22 Luglio 2019 14.27
Like me!

I rapporti fra Santa Sede e Casa Bianca hanno probabilmente raggiunto in questa stagione il loro punto più basso a partire dal 1984, anno in cui l’alleanza contro ‘l’impero del male’ sancita da Ronald Reagan e Karol Wojtyla venne coronata dall’avvio ufficiale delle relazioni diplomatiche fra Vaticano e Stati Uniti.

In questi decenni si è registrato un altro solo passaggio critico di un certo peso: nel 2003, quando George W. Bush prese la decisione di invadere l’Iraq come risposta agli attacchi alle Torri Gemelle del 2001, Giovanni Paolo II si oppose in ogni modo all’opzione militare; e tuttavia neanche allora si registrò una distanza tanto profonda fra Washington e il vescovo di Roma.

L’INCONTRO TRA GALLAGHER E BOLTON A WASHINGTON

Francesco e Donald Trump rappresentano due opposte visioni del mondo, due letture della globalizzazione che si pongono agli antipodi una dell’altra. E tuttavia è interesse di entrambi mantenere aperta una linea di dialogo, cercare, attraverso le sottili arti delle diplomazia, un modus operandi condiviso, quantomeno per il fatto che sono diversi i dossier comuni, sui quali convergono i rispettivi interessi.

Al centro dei colloqui la crisi umanitaria in Venezuela, il ritorno alla democrazia in Nicaragua e il tema della libertà religiosa nel mondo

Così, per quanto Donald Trump risulti ruvido nello stile e non di rado sprezzante nei toni rispetto verso chi non la pensa come lui, i diplomatici che lavorano per il presidente si muovono in altro modo. Anche per questo lo scorso 19 luglio monsignor Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, braccio destro del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ha incontrato a Washington John Bolton, responsabile per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, considerato un falco dell’amministrazione Trump.

La Casa Bianca a Washington Dc (foto Xinhua/Bao Dandan-LaPresse).

Al centro dei colloqui la crisi umanitaria in Venezuela e il ritorno alla democrazia in Nicaragua come ha fatto sapere lo stesso Bolton, nonché il tema della libertà religiosa nel mondo. All’incontro hanno preso parte anche il nunzio apostolico a Washington, monsignor Christophe Pierre e Elliott Abrams, rappresentante della Casa Bianca per il Venezuela, segno che il ‘problema Nicolas Maduro’ era al primo posto nell’agenda del meeting diplomatico. D’altro canto l’America Latina è parte di uno scacchiere particolarmente sensibile sia per l’amministrazione Trump che per papa Francesco.

L’AMERICA LATINA AL CENTRO DEL MEETING DIPLOMATICO

Non va per altro dimenticato che i colloqui di Washington hanno fatto seguito a un altro incontro di primo piano, avvenuto questa volta in Vaticano lo scorso 4 luglio, fra il presidente russo Vladimir Putin e il pontefice, in cui si è parlato anche del caso Venezuela; successivamente Putin ha avuto un faccia a faccia anche con  Parolin e con i vertici della diplomazia vaticana. Il nodo venezuelano divide Mosca e Washington e costituisce un problema per entrambe le due ex superpotenze del secolo scorso; gli uomini di papa Francesco esercitano in questo contesto il loro compito di rappresentanti di una diplomazia disarmata e influente, l’unica forse che può sperare di spezzare la spirale della crisi umanitaria e politica.

Di certo i due Gingrich, Callista e Newt, Abrams e Bolton, costituiscono un quartetto di personalità politiche navigate

A fare da tramite per la riuscita della spedizione vaticana Oltreoceano l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Callista Gingrich, cattolica ultraconservatrice, repubblicana, donna d’affari (come si definisce lei stessa); Callista è sposata con Newt Gingrich, ex speaker della Camera dei rappresentanti ed ex candidato per la nomination repubblicana alla presidenza nel 2012; convertitosi al cattolicesimo nel 2009, è un fermo sostenitore di Trump. Di certo i due Gingrich, Callista e Newt, Abrams e Bolton, costituiscono un quartetto di personalità politiche navigate, con incarichi di alto livello ed esperienze diplomatiche nelle precedenti amministrazioni repubblicane da Reagan a Bush. Nulla a che vedere insomma con ‘l’antipolitico’ e neofita Trump per il quale gestiscono alcuni degli scenari di crisi internazionali più caldi.

VATICANO FONDAMENTALE PER TRUMP NELLA CRISI DEL VENEZUELA

Sul versante opposto la Santa Sede segue con grande attenzione la gravità della situazione in cui versano alcuni Paesi dell’America Latina: il ruolo che può giocare la Chiesa in Venezuela come in Nicaragua può essere decisivo per rompere lo stallo. Di certo, però, le strategie sono opposte: all’aggressività economica e militare della Casa Bianca si oppone il tentativo vaticano di seguire il metodo multilaterale – con il conivolgimento di altri Stati e di organismi internazionali – per trovare una via negoziale che scongiuri spargimenti di sangue e contrapposizioni violente. La dottrina dell’amministrazione Trump sembra tornata all’idea dell’America Latina concepita come “cortile di casa”, senza tuttavia avere la forza di spingere fino in fondo l’acceleratore dell’opzione militare; ecco allora che interloquire con il Vaticano diventa un’alternativa importante, soprattutto considerate le bone relazioni fra la Santa Sede e Mosca.

IL PROSSIMO 2 OTTOBRE NUOVO INCONTRO SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA

Occasione per la visita di Gallagher nella capitale americana sono stati infine due appuntamenti di rilievo: la Conferenza internazionale sulla libertà religiosa nel mondo promossa dal Dipartimento di Stato, e la mostra allestita a Washington sui 35 anni di relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Santa Sede. La conferenza è stata aperta da un lungo intervento del segretario di Stato Michael Pompeo, il quale ha descritto gli Stati Uniti come il baluardo per la difesa delle ‘minoranze’ religiose nel mondo. Pompeo ha poi sferrato un attacco particolarmente duro contro la Cina dove sarebbe in atto «la peggiore crisi dei diritti umani nel nostro tempo».

Suore cattoliche in Pakistan (Xinhua/Jamil Ahmed-LaPresse).

Gallagher – che avuto anche un colloquio con Pompeo – nel suo intervento, fra le altre cose, ha ricordato l’impegno della Santa Sede per favorire una collaborazione sempre più stretta fra i leader delle diverse religiose, ne è un esempio – ha ricordato Gallagher – la dichiarazione comune con il mondo islamico di Abu Dhabi dove si promuove il principio di cittadinanza.

Secondo il Vaticano è l’uguaglianza fra tutti i cittadini di un determinato Paese a salvaguardare pure la libertà religiosa

È noto che la Santa Sede condivide la preoccupazione per le persecuzioni religiose a cominciare da quelle contro i cristiani, e però ritiene che la strada da seguire per combatterle non sia solo quella di difendere le minoranza, ma di affermare il principio di cittadinanza come strumento di promozione dei diritti fondamentali della persona a prescindere dal credo e dall’etnia. In tale prospettiva, secondo il Vaticano, è l’uguaglianza fra tutti i cittadini di un determinato Paese a salvaguardare pure la libertà religiosa e le diverse comunità che al suo interno convivono. Il prossimo 2 ottobre, è stato inoltre annunciato, Stati Uniti e Santa Sede organizzeranno insieme un summit sulla libertà religiosa.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *