Vegas, la star del green

Alessandro Giberti
04/02/2011

Chi è il golfista che ha fatto cambiare idea a Hugo Chavez.

Vegas, la star del green

In Venezuela i ragazzi giocano a baseball, che è lo sport dei
gringos ma siccome, come per Fidel Castro a Cuba, Hugo
Chavez ne va matto, è stato deciso che va bene, si può
continuare a praticarlo. Anzi, sempre nuovi diamanti vengono
attrezzati per le strade delle città venezuelane, nel tentativo
di assistere alla nascita di nuovi fenomeni della mazza alla Luis
Aparicio. Anche il calcio è stato approvato, e il suo numero di
praticanti è infatti in costante crescita.

Chavez I: «Il golf è da borghesi pigri»

Ma il golf no, al caudillo venezuelano tutta quella flemma,
quella concentrazione semi-liturgica dietro a ogni singolo colpo,
le lunghissime pause, l’assenza pressoché totale di sforzo
fisico unito alla rigida conformazione gerarchica del gioco (il
caddy, il portamazze, come una specie di vassallo del
signore-giocatore), proprio non vanno giù.
CHIUSI I CAMPI. «È uno sport da borghesi», ha
tagliato corto Chavez, che ha sempre identificato il giocatore di
golf con il prototipo del pigro riccone svogliato che si è
scelto uno sport che prevede placidi trasferimenti da una buca
alla successiva in carrelli motorizzati. «Mi state dicendo che
questo qui è uno sport per il popolo?», ha rincarato in
un’intervista del 2009. «No, non lo è», ha concluso.
Detto, fatto: la scomunica nel Venezuela di Chavez non rimane mai
parola morta: nel giro di pochi anni così, il presidente
venezuelano ha chiuso pressoché tutti i campi da golf del Paese.
Al posto degli inutili titilli borghesi con bunker, laghetti e
bandierine, Chavez ha annunciato che, attraverso il consueto
esproprio statale, sarebbero sorti grandi complessi residenziali
popolari.

Figlio d’arte spedito negli States

Tutto bene, tranne che è arrivato l’imprevisto. Il suo nome
è Jhonattan Vegas (con due t), ha 26 anni, e si è già
consacrato come il più grande giocatore di golf della storia
venezuelana, il primo in assoluto a vincere un torneo del
circuito professionistico Pga, trionfando al Bob Hope Classic di
La Quinta, in California, un risultato quasi bissato la settimana
successiva, con il terzo posto al Farmers Insurance Open di San
Diego.
In un lampo, a Vegas si sono spalancate le porte della
notorietà. Prime pagine dei quotidiani, titoli nei telegiornali,
attenzione massima. Jeanette Vargas Vizquel, una personalità
televisiva venezuelana, ha deciso di girare un documentario in
tre parti sulla vita di Jhonattan, ammettendo che
«effettivamente è ormai una specie di eroe nazionale».
IL PADRE SENZA LAVORO. Ma cosa c’è da
raccontare della vita del giovane Vegas? Abbastanza. Intanto la
sua è una famiglia di golfisti: la passione per il green
Jhonattan l’ha ereditata. Suo padre, Carlos, lavorava come
caddy in un club di golf del suo Stato, Monagas. Da portamazze
divenne fornitore di cibo, sempre per i club di golf del suo
Stato. Poi arrivò Chavez: sport borghese e tutto il resto, club
chiusi. Carlos perse così il lavoro da un giorno all’altro e
decise di mandare Jonhattan negli Stati Uniti, a Houston, in
Texas, per inseguire il sogno. Seguirono apprendimento
dell’inglese, laurea e primi passi nel golf, fino al successo
del 23 gennaio.

Chavez II: «Non ho nulla contro il golf»

E Chavez? Da consumato leader populista non ha fatto una piega.
«Non ho nulla contro il golf», ha dichiarato all’indomani
del successo di Vegas, «Sono felice. Mi congratulo con lui per
avere sconfitto tutti i gringos, ben fatto! È
l’orgoglio del Venezuela. Inoltre è nero, come il presidente
Obama, soltanto un po’ più cicciottello», ha concluso
sornione in diretta tivù nazionale.
L’ORGOGLIO DELLA NAZIONE. Ma come, e tutte
le intemerate sull’elitismo e la pigrizia? Parole male
interpretate. «Ho semplicemente criticato il fatto che i ricchi
di Caracas continuavano a giocare a golf su campi edificati a
fianco di quartieri fatiscenti», ha specificato argutamente
Chavez, prima di prendere il telefono e chiamare direttamente il
fenomeno venezuelano del green.
Che ha reagito con un misto di felicità e sorpresa: «Il
presidente si è congratulato con me, questo significa molto.
Avere il supporto della nazione è molto importante», ha
dichiarato Vegas. E per un attimo ha sperato che in futuro
l’atteggiamento di Chavez nei confronti del suo sport diventi
più morbido. Se continuerà a vincere, e a battere i
gringos, presto le ruspe potrebbero essere chiamate a
spianare l’intero Venezuela per costruire nuovi green.