Veleni di Famiglia (cristiana)

Paola Alagia
22/08/2012

I bersagli del settimanale.

Veleni di Famiglia (cristiana)

Ultimo di una lunga serie, l’attacco di Famiglia cristiana al pubblico del Meeting di Comunione e liberazione, troppo riverente secondo il settimanale nei confronti degli ospiti, conferma la sua indole da fustigatrice. 
Più inflessibile di un’agenzia di rating, Famiglia cristiana non risparmia davvero nessuno. Ed è sempre pronta, se serve, a partire lancia in resta e sferrare attacchi.

Gli affondi contro Berlusconi

Uno dei suoi bersagli preferiti è, senza dubbio, Silvio Berlusconi. Da «signore rinascimentale» a «pifferaio magico», il Cav è finito spesso nel mirino dei paolini.
LA BARZELLETTA CON BESTEMMIA. Certo, la vena comica dell’ex premier non l’ha aiutato ad attirarsi le simpatie del settimanale. Galeotta, in particolare, fu la barzelletta sulle donne raccontata per insultare Rosy Bindi, con tanto di bestemmia finale, a ottobre di due anni fa, e che gli costò un attacco frontale.
«Il Cavaliere pretende di tenere il piede in tutte le scarpe possibili», scrisse il settimanale. «Nel caso specifico, quello del signore galante e del sessista da bar. Dello statista e del teppistello di periferia. E, ancora peggio, del politico intriso di sentimenti cattolici».  
LO SCANDALO DEL BUNGA BUNGA. I festini di Arcore e il Bunga bunga, poi, hanno fatto il resto e indotto Famiglia cristiana a una polemica nei confronti del Cav sul piano personale, un affondo mirato sulla «condizione che già la moglie, Veronica Lario, aveva pubblicamente segnalato. Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile», scriveva l’organo milanese, «anche perché consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro». Con tanto di stoccata finale: «Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocontrollo. E che il suo entourage stia a guardare».
NO AL «CRISTIANESIMO SULLA CARTA». Non che siano mancate le stoccate sferzanti sul «cristianesimo alla carta» o «cristianesimo usa e getta» dell’ex premier.
In un editoriale dell’agosto 2010, addirittura, il settimanale scriveva: «La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: spaccare in due il voto cattolico».
Per non parlare della condotta di governo, allergica ai «formalismi costituzionali» e del berlusconismo, la cui regola, in perfetto “metodo Boffo” «parla chiaro: chi dissente va distrutto».  
LO SPAURACCHIO DEL RITORNO. Neanche adesso col governo Monti in sella, il giornale di don Sciortino, però, ha abbassato la guardia. E come poteva di fronte alle voci che si rincorrono di una nuova discesa in campo del Cav? «Al Paese non serve un ritorno al passato», è stato il messaggio lanciato da Famiglia cristiana neppure un mese fa. «Saremmo alle comiche, se l’Italia non fosse sull’orlo del baratro», continuava il giornale cattolico. «Uno scenario da Zelig con Cornacchione piangente a convincerci che ‘Silvio l’ha fatto per noi’. Nessuna traccia, ovviamente, del bene comune, anima della politica».

Critiche bipartisan: da Di Pietro al Pd e alla Lega

Di una cosa, comunque, va dato atto al settimanale: non fa sconti a nessuno. Nello stesso editoriale di fine luglio, infatti, le critiche al mondo politico sono state perfettamente bipartisan: «Da Di Pietro, sempre più populista, che cerca consensi bombardando il Quirinale. Al Pd dove, da sempre, si litiga secondo copione: ora su primarie ora su nozze gay. Quasi fossero le priorità per salvare il Paese».
LE CRITICHE A PENATI. Ma nelle vesti di Savonarola, il giornale diretto da Sciortino ha colpito dure pure l’ex presidente della provincia di Milano, il democratico Filippo Penati. «Ormai le tangenti non hanno più colore» era il titolo dell’editoriale dell’agosto scorso dedicato al caso dell’ex area Falck.
LA CAMPAGNA ANTI-CARROCCIO. Da Roberto Maroni a Umberto Bossi, anche la Lega ha avuto la sua buona dose di ramanzine. E così, Bobo, nell’estate del 2008, dovette beccarsi l’attacco dei paolini per via della «indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom».
BOSSI, CANOTTA «PATETICA». Neanche la famosa canottiera del Senatùr è passata inosservata al settimanale meneghino: «Non è più il simbolo dell’indipendenza popolana dei lùmbard esibita in Costa Smeralda alla Corte del Gran visir Berlusconi», scriveva ad agosto 2011, «ma assomiglia a qualcosa di patetico, di donchisciottesco».

Gli scivoloni dell’Agcom sul conflitto d’interessi e le gaffe di Minzolini

Persino l’Agcom è passata sotto il giudizio severo di Famiglia cristiana che non ha esitato a bacchettare l’agenzia a ridosso delle amministrative 2011: «Esiste un Agcom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti», ammonivano i paolini. «Già il fatto che il premier (Berlusconi, ndr) irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c’è un piccolo inciampo, chiamato conflitto d’interessi».
CONTRO IL DIRETTORISSIMO. Altro bersaglio è stato l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini. A gennaio 2011 fu criticata l’idea del direttorissimo di inaugurare una rubrica ad hoc contro le ‘cantonate’ dei colleghi giornalisti. Apriti cielo: «Non si può rispondere ai colpi di fionda con un cannone», fu la critica del settimanale. «C’è una bella differenza fra i quattro aficionados che leggono un quotidiano e i milioni di cittadini che seguono la tivù».
LA TIRATA D’ORECCHIE A FIORELLO. Neanche comici, showman e cantanti, tuttavia, hanno vita facile con l’organo cattolico. Fiorello e Jovanotti ne hanno avuto la prova. Fatidico per loro è stato il duetto sull’importanza dell’uso del preservativo a dicembre durante la trasmissione #Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend.
Puntuale, infatti, è arrivata la stroncatura del settimanale nell’editoriale  dal titolo «Fiorello, finale di cattivo gusto» che recitava: «Sull’Aids, sulla prevenzione, sui mali dell’Africa e su quelli di aree più evolute, sui risvolti morali e religiosi, insomma su problemi vitali per il divenire umano si discute da gran tempo…Trasformare una simile dialettica in cori ridanciani, invitare il pubblico a sghignazzare, tirarla lunga con battute e allusioni, scivolare sul pruriginoso, questa non è trasgressione».
Ipse dixit.