Il nuovo piano di Venezia per difendere San Marco dall’acqua alta

18 Gennaio 2019 10.11
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L'acqua alta e Venezia. Un binomio conosciuto tanto dagli abitanti della laguna quanto dai turisti che ogni giorno raggiungono una delle mete più affascinanti d'Italia. L'alta marea, oltre a essere qualcosa di caratteristico, sempre più spesso fa anche molti danni. Soprattutto nelle zone più esterne e vicine al mare della città. Tra le più martoriate c'è senza dubbio piazza San Marco con la sua Basilica. Per proteggere l'edificio, iniziato nel 1063 e terminato nel 1617, dall'acqua alta si è deciso di utilizzare dei palloni gonfiabili sotterranei.

COME FUNZIONANO I PALLONI GONFIABILI

Queste strutture, che funzionano con sensori e comandi elettronici dal vicino campanile, sono destinate a essere inserite nel sistema di tubature che collegano la parte del narcete dell'edificio con il Bacino. I 'gatoli', ovvero dei tombini forati, che sono all'interno del narcete, l'area più bassa della Piazza e della stessa Basilica, erano stati creati proprio in caso di allagamento da pioggia. Con i secoli però queste aperture hanno sortito l'effetto contrario, portando l'acqua alta a entrare nella parte monumentale che fa da vestibolo alla Basilica. I palloni erano stati progettati nel 2017 dalla Provveditoria di San Marco e il loro utilizzo dovrebbe avvenire entro la fine del 2019 nell'ambito di un progetto più articolato di salvaguardia.

IL PROGETTO DI SALVAGUARDIA DI PIAZZA SAN MARCO

Secondo l'ingegnere Pierpaolo Campostrini della Procuratoria di San Marco, sentito dall'Ansa, l'idea dei palloni gonfiabili, approvata dalla Sovrintendenza e finanziata dal Procuratore di San Marco, è entrata solo quest'anno nel 'pacchetto' di opere che presto dovrebbero essere concluse. I palloni sono stati pensati per ridurre del 70% i rischi che l'acqua alta entri nel narcete mentre per una 'difesa' più articolata ci sono vasche sotterranee e paratoie. Il tutto in attesa che il resto lo faccia il Mose, quando entrerà in funzione.

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