Chi sostiene l'"Operazione libertà" di Guaidó in Venezuela

Chi sostiene l'”Operazione libertà” di Guaidó in Venezuela

Gli sponsor di peso del tentato golpe contro Maduro sono gli Usa. Con loro Uk, Colombia e Argentina. Mentre Madrid si dice contraria al colpo di Stato. L'Italia resta nell'ambiguità.

30 Aprile 2019 15.39

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Gli Stati Uniti hanno preso subito posizione sulla guerrilla in corso a Caracas, schierandosi apertamente con l'"Operazione Libertà" di Guaidó.

«Il governo Usa sostiene il popolo venezuelano nella sua richiesta di libertà e democrazia. La democrazia non può essere sconfitta», ha twittato il segretario di Stato Mike Pompeo. «L'esercito», ha scritto su Twitter anche il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton, «deve proteggere la costituzione e il popolo. Deve stare dalla parte dell'assemblea nazionale e delle legittime istituzioni contro chi usurpa la democrazia». «Siamo con voi, siamo con la gente scesa in strada per la libertà», ha aggiunto il vicepresidente americano, Mike Pence, confermando il sostegno dell'amministrazione Trump a Guaidó. Più prudente, ma al fianco di Washington, il Regno Unito. «Il regime di (Nicolas) Maduro deve finire», è stata la reazione del governo conservatore britannico di Theresa May. In una dichiarazione rilasciata da un portavoce di Downing Street, Londra auspica «una soluzione pacifica» della crisi, ma di fatto appoggia il 'pronunciamiento' militare contro Maduro sostenuto da Guaidó.

LA SPAGNA SI TIRA INDIETRO

Ma il fronte dei sostenitori del leader dell'opposizione venezuelana non è compatto. Se gli Usa hanno appoggiato l'appello alla rivolta, la Spagna si è sfilata: «Non appoggeremo un colpo di Stato in Venezuela», ha ribadito Madrid che ha invitato a «evitare uno spargimento di sangue». «Sosteniamo un processo democratico pacifico» e chiediamo «l'immediata convocazione delle elezioni», ha detto la portavoce di Pedro Sánchez, Isabel Celaa.

L'ITALIA SENZA POSIZIONE

L'Italia resta senza una posizione chiara a causa delle diverse opinioni di Lega e M5s. Se Matteo Salvini si è fin dall'inizio della rivolta schierato dalla parte di Guaidó, il M5s si è sempre detto contrario a un cambio di regime. Linea ribadita il 30 aprile in occasione della “Operazione libertà”.

«Esprimiamo preoccupazione per il tentativo di colpo di Stato e per il rischio di una deriva violenta della crisi politica che, come più volte auspicato dal Governo italiano e appena ribadito dalla Ue, va risolta con il dialogo. La futura leadership politica deve essere legittimata da un libero processo democratico, non imposta con la forza per mezzo di un golpe militare sostenuto dall'esterno», hanno fatto sapere in una nota i senatori M5s della Commissione Esteri del Senato. «Per il bene del popolo venezuelano e dei tantissimi italiani che da anni soffrono per colpa di uno degli ultimi regimi comunisti sulla faccia della terra ci auguriamo una soluzione pacifica e non violenta della crisi che porti a libere elezioni e all'allontanamento del dittatore Maduro che sta affamando, incarcerando e torturando il suo popolo. Sono vicino al popolo venezuelano, all'assemblea nazionale e al suo presidente Guaidò», ha detto il vicepremier Salvini. «Condividiamo le giuste aspirazioni del popolo venezuelano alla democrazia, siamo contro le dittature e reiteriamo la richiesta di nuove elezioni presidenziali, pianamente libere e legittimate dalla comunità internazionale», ha affermato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

MOSCA CONDANNA IL GOLPE

Il ministero degli Esteri russo ha accusato l'opposizione venezuelana di «fomentare il conflitto» e ha dichiarato che «i problemi che affronta il Venezuela devono essere risolti mediante un processo negoziale responsabile e senza precondizioni». La Russia, alleata di Maduro, condanna l'opposizione per «aver di nuovo fatto ricorso ai metodi del confronto» diretto. E Mosca condanna «ogni azione contraria alla legalità» e «ispirata da ingerenze esterne».

I PAESI SUDAMERICANI DIVISI

Dalla parte di Maduro in Sud America si sono schierati subito Cuba e Bolivia. A sostenere il tentativo di golpe di Guaidó, invece, principalmente Colombia e Argentina. Più prudente il Brasile, che ha chiesto di arrivare a una transizione pacifica, pur mantenendo la sua ostilità nei confronti di Maduro.

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