Tra le proteste del Venezuela Guaidó respinge l'offerta di Maduro

Tra le proteste del Venezuela Guaidó respinge l’offerta di Maduro

30 Gennaio 2019 19.40
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L'opposizione venezuelana raccolta intorno a Juan Guaidó ha respinto il «falso dialogo» proposto da Nicolas Maduro e ha portato in piazza ancora una volta migliaia di persone in tutto il Paese per esigere elezioni presidenziali con garanzie internazionali e l'apertura di canali umanitari. In un'intervista all'agenzia russa Ria novosti, Maduro era tornato ad offrire un dialogo con l'opposizione, precisando però che non intende dimettersi dal suo incarico e proponendo invece elezioni legislative (non presidenziali) anticipate.

IL SOSTEGNO DI MOSCA A MADURO

Durante la giornata, il presidente ha moltiplicato gli interventi, incontrando l'alto comando militare e rappresentanti di chiese evangeliche e annunciando investimenti milionari in infrastrutture per abbellire le città del Paese. Da Mosca ha provato a dargli manforte il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha accolto il richiamo al dialogo di Maduro e ha chiesto all'opposizione «di mostrare un approccio egualmente costruttivo, ritirare gli ultimatum e agire indipendentemente sotto la guida degli interessi del popolo venezuelano». Da Washington però, Carlos Vecchio, l'incaricato d'affari nominato negli Usa da Guaidò, ha fatto sapere che l'opposizione è interessata ad un eventuale dialogo «solo per negoziare l'uscita dalla dittatura».

TRUMP CONFERMA IL SUO APPOGGIO A GUAIDÓ

Interrogato sull'offerta di mediazione portata avanti da Paesi come Messico e Uruguay, Vecchio ha accusato Maduro di aver «manipolato la parola dialogo per anni solo per dare ossigeno al suo regime» e per questo è necessario respingere «falsi dialoghi». Donald Trump, da parte sua, ha confermato il suo appoggio a Guaidó, con il quale ha parlato personalmente al telefono, mentre il suo governo ha continuato a trasferire gli asset e i conti dello Stato venezuelano negli Usa dalle autorità di Caracas a Guaidó stesso, che Washington riconosce come presidente legittimo del Venezuela.

L'ITALIA GLISSA SUGLI OTTO GIORNI PER LE ELEZIONI

Dall'altra parte dell'Oceano, il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, spiegando in Senato la posizione del governo dopo le tensioni tra Lega e Cinque Stelle, ha riferito che l'Italia è pienamente allineata con l'Unione europea sulla questione. «L'Ue, con il pieno sostegno di Roma, ha sempre insistito su cinque punti: il pieno ripristino e rispetto dei poteri dell'Assemblea nazionale, che fossero indette elezioni presidenziali credibili, il rilascio di tutti i prigionieri politici, la piena garanzia della libertà di informazione ed espressione, l'apertura di corridoi umanitari», ha spiegato in dettaglio il capo della diplomazia italiana, evitando tuttavia di citare il termine ultimo degli otto giorni per convocare le elezioni fissato da Berlino, Parigi, Madrid e Londra. E a tre giorni dalla scadenza dell'ultimatum a Maduro, il governo greco ha espresso il suo dissenso riguardo alla posizione comune del blocco. Il ministro per gli Affari europei Giorgos Katrougalos ha detto che Atene non vuole «un'altra Libia» in Sud America. Per questo, è la linea del governo Tsipras, è necessario che l'Ue assuma «un ruolo di mediazione» per «non farsi trascinare dalle iniziative di altre grandi potenze». Posizione applaudita in Italia dai pentastellati, con i senatori M5s della Commissione affari esteri che hanno espresso «soddisfazione per la decisione della Grecia di respingere la logica dell'ultimatum e di proporsi in un ruolo di mediazione con Messico e Uruguay».

IL 31 L'EUROPARLAMENTO VOTA SU GUAIDÓ

Intanto il 31 l'euroarlamento voterà una dichiarazione nella quale riconosce Juan Guaidó, presidente dell'Assemblea Nazionale di Caracas, come presidente legittimo del Venezuela. Lo hanno indicato fonti parlamentari a Strasburgo. Il testo della dichiarazione, aggiungono le fonti, è stato negoziato dai due principali gruppi politici del parlamento, i socialisti e i popolari, e conterebbe anche sull'appoggio di altri gruppi, il che garantirebbe la sua approvazione. Se la dichiarazione fosse votata rappresenterebbe una pressione in più sull'Alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, perché l'Europa riconosca Guaidó come presidente del Venezuela sabato 2 febbraio, alla scadenza dell'ultimatum lanciato a Nicolas Maduro perché convochi al più presto elezioni presidenziali con garanzie internazionali. Il presidente dell'assemblea, Antonio Tajani, ha ricordato che il parlamento europeo è stata «la prima istituzione a denunciare le violazioni dei diritti umani, i primi a chiedere sanzioni contro il regime e una strategia regionale per aiutare a gestire la crisi dei rifugiati» del Venezuela.

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