Guaidó lancia un appello per la rivolta in Venezuela

Guaidó lancia un appello per la rivolta in Venezuela

Il leader dell'opposizione appare in un video circondato da uomini in uniforme. Al suo fianco l'attivista López. Guerriglia a Caracas. Blindati contro i manifestanti. 

30 Aprile 2019 10.58

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Il leader dell'opposizione Juan Guaidó ha lanciato un appello alla rivolta militare in Venezuela. Riportando la tensione nel Paese ai livelli di guardia. A Caracas è esplosa la guerriglia e alcuni blindati dell'esercito hanno travolto i manifestanti.

Tutto è cominciato con un breve video, pubblicato la mattina del 30 aprile. Il presidente dell'Assemblea nazionale e autoproclamato presidente ad interim è apparso in un aeroporto militare a Caracas, noto come La Carlota, circondato da uomini in uniforme militare pesantemente armati. Al suo fianco anche l'attivista Leopoldo López, che si trovava agli arresti domiciliari mentre stava scontando una condanna a 13 anni di carcere ed è stato liberato, ha riferito il diretto interessato in un tweet, da militari su ordine di Guaidó. In serata il ministero degli Esteri cileno ha fatto sapere che l'oppositore venezuelano, sua moglie e sua figlia sono entrati come ospiti nell'ambasciata del Cile a Caracas.

«Il momento è adesso», ha detto il presidente dell'Assemblea nazionale e autoproclamato presidente ad interim, rivolgendosi ai suoi connazionali e annunciando la «fine dell'usurpazione». «In questo momento», ha detto Guaidó, «sto incontrando le principali unità militari e avviando la fase finale» di quella che l'oppositore del presidente Nicolás Maduro ha chiamato «Operación Libertad». Le forze armate, ha continuato in un altro post, «hanno preso la decisione giusta, hanno il sostegno del popolo venezuelano, l'approvazione della nostra Costituzione, con la garanzia di essere dalla parte giusta della storia».

Quindi, Guaidó ha chiesto agli abitanti di Caracas di scendere in strada «per sostenere le forze democratiche e per riconquistare la nostra libertà». Dando appuntamento a La Carlota, a Nord-Est della capitale.

MADURO: «I MILITARI CON ME»

Dura la risposta del governo che fa capo a Maduro. «Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento stiamo affrontando e neutralizzando un ridotto gruppo di militari traditori che hanno occupato il distributore Altamira», il principale accesso alla città di Caracas vicino a La Carlota, «per promuovere un colpo di Stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica». Così ha scritto su Twitter il ministro dell'Informazione Jorge Rodriguez. «A questo tentativo si è unita l'ultradestra golpista e assassina, che ha annunciato il suo piano violento da mesi. Chiamiamo il popolo alla massima allerta». Maduro via Twitter ha anche dichiarato che tutti i comandanti militari del Paese gli «hanno espresso la loro totale lealtà», e ha chiesto «nervi d'acciaio» e una «mobilitazione popolare» per «assicurare la vittoria della pace» nel Paese. I comandanti di tutte le aree territoriali del Paese, ha aggiunto, «mi hanno espresso la loro totale lealtà nei confronti del Popolo, della Costituzione e della Patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della Pace. Vinceremo».

BLINDATI CONTRO I MANIFESTANTI

In un primo momento è partita una guerriglia nei pressi dell'area con gas lacrimogeni lanciati contro i manifestanti. Nel pomeriggio blindati dell'esercito venezuelano hanno investito i dimostranti antigovernativi.

LA DENUNCIA DI NETBLOCKS: «SERVIZI A INTERNET LIMITATI»

Netblocks, associazione che si occupa di monitorare l'accesso globale a Internet, ha denunciato che la compagnia statale venezuelana Aba Cantv «ha limitato l'accesso a servizi YouTube e Google, dopo aver precedentemente limitato Twitter, Facebook e molti altri servizi», a seguito dell'annuncio da parte dell'autoproclamato presidente ad interim venezuelano. «L'accesso ai servizi web è disponibile in modo intermittente, poiché le restrizioni non sembrano essere efficaci al 100%, in linea con le interruzioni della rete osservate in precedenti casi di censura a livello nazionale», ha scritto l'associazione in una nota.

LEGGI ANCHE: Chi sostiene l'"Operazione libertà" di Guaidó in Venezuela

GLI USA SOSTENGONO L'"OPERAZIONE LIBERTÀ"

Gli Stati Uniti hanno preso subito posizione, schierandosi apertamente con l'"Operazione Libertà" di Guaidó. «Il governo Usa sostiene il popolo venezuelano nella sua richiesta di libertà e democrazia. La democrazia non può essere sconfitta», ha twittato il segretario di Stato Mike Pompeo. «L'esercito», ha scritto su Twitter anche il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton, «deve proteggere la costituzione e il popolo. Deve stare dalla parte dell'assemblea nazionale e delle legittime istituzioni contro chi usurpa la democrazia». «Siamo con voi, siamo con la gente scesa in strada per la libertà», ha aggiunto il vicepresidente americano, Mike Pence, confermando il sostegno dell'amministrazione Trump Guaidò. Ma il fronte dei sostenitori del leader dell'opposizione venezuelana non è compatto. Se gli Usa hanno appoggiato l'appello alla rivolta, la Spagna si è sfilata: «Non appoggeremo un colpo di Stato in Venezuela», ha ribadito Madrid che ha invitato a «evitare uno spargimento di sangue». «Sosteniamo un processo democratico pacifico» e chiediamo «l'immediata convocazione delle elezioni», ha detto la portavoce di Pedro Sánchez, Isabel Celaa.

GUAIDÓ: «ABBIAMO IL SOSTEGNO DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE»

«Abbiamo parlato con i nostri alleati nella comunità internazionale e abbiamo il loro forte sostegno per questo irreversibile processo di cambiamento nel nostro Paese», ha twittato Guaidó. «L'Operazione Libertà è iniziata e resisteremo fino a raggiungere un Venezuela libero».

25 MILITARI HANNO OTTENUTO ASILO NELL'AMBASCIATA DEL BRASILE

I media venezuelani hanno riferito che almeno 25 militari venezuelani hanno chiesto asilo, ottenendolo, nell'ambasciata del Brasile a Caracas. La notizia è stata confermata anche a San Paolo dal quotidiano Folha, secondo cui l'accoglimento dell'asilo da parte del presidente Jair Bolsonaro è stato confermato dal portavoce presidenziale Otavio Rego Barro.

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