Venezuela, Maduro vuole cambiare la Costituzione

Venezuela, Maduro vuole cambiare la Costituzione

02 Maggio 2017 06.17
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Il Venezuela è tornato in piazza contro il tentativo del presidente Maduro di cambiare la Costituzione. Durissimi scontri sono andati in scena a Caracas, dopo che Maduro stesso ha annunciato in diretta tivù l'emanazione di un decreto per convocare un'«assemblea costituente del popolo», finalizzata a «riformare lo Stato» e «portare la pace nel nostro Paese».

TRENTA MORTI DALL'INIZIO DELLE PROTESTE. Per l'opposizione, però, si tratta di un golpe strisciante. Julio Borges, presidente del parlamento, ha definito l'iniziativa una «Costituente truffa, inventata solo per distruggere la Costituzione attuale e cercare di sfuggire così all'inesorabile verdetto delle elezioni». Le proteste sono state represse con violenza dalla polizia. In Venezuela le manifestazioni antigovernative si susseguono ormai dall'inizio del mese di aprile, con un bilancio di almeno 30 morti.

Una costituzionale per creare uno Stato basato sul voto diretto

Secondo l'articolo 327 della Costituzione venezuelana, il popolo è depositario del potere costituente e può convocare un'assemblea nazionale per «trasformare lo Stato, modificare l'ordinamento giuridico e redigere una nuova Costituzione». L'articolo 348 attribuisce al presidente della Repubblica il diritto di prendere l'iniziativa per la convocazione dell'assemblea, i cui membri però devono essere eletti a scrutinio diretto, universale e segreto.

MADURO: «UNA COSTITUENTE LONTANA DAI PARTITI». L'assemblea che Maduro intende convocare, al contrario, ha natura comunitaria e non universale: «Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle elite, intendo una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune».

«MODIFICARE LO STATO VERSO LA DEMOCRAZIA DIRETTA». L'idea di Maduro è quella di avere 500 delegati costituenti che saranno eletti per metà da «organizzazioni sociali» e di settore e per l'altra metà da «leader delle comunità» designati a livello municipale attraverso «un voto diretto e segreto». Il presidente ha spiegato che la sua idea è quella di voler creare un nuovo modello di Stato costruito sul «voto diretto e popolare», che servirà per «costituzionalizzare» le 'missioni bolivariane', i programmi sociali del governo, e disfarsi del «Parlamento marcio», in mano all'opposizione dalle politiche del dicembre del 2015.

Alcuni momenti di una manifestazione del 26 aprile scorso.

Le opposizioni insorgono: «È una costituente truffa»

Julio Borges, presidente del Parlamento, ha già denunciato che questa iniziativa equivarrebbe a «una Costituente truffa, inventata solo per distruggere la Costituzione attuale e cercare di fuggire così all'inesorabile verdetto delle elezioni» che il governo chavista ha sospeso da quando ha perso la maggioranza nel potere legislativo.

37 FERITI NELLE PROTESTE DEL PRIMO MAGGIO. L'ex candidato presidenziale dell'opposizione, Henrique Capriles, è andato oltre chiedendo ai cittadini di respingere l'iniziativa del governo e «scendere in piazza per disubbidire a questa nuova follia». Dopo le proteste del primo maggio, che hanno lasciato almeno 37 feriti, anche oggi le forze dell'ordine hanno disperso con lacrimogeni manifestazioni anti-governative a Caracas.

DUBBI DEI COSTITUZIONALISTI. Vari esperti costituzionalisti, d'altra parte, hanno sollevato serie obiezioni al progetto costituente di Maduro, per lo meno in base a quanto annunciato finora dal governo. Jesús María Casal, per esempio, ha sottolineato che «quello che apparentemente si propone è una Costituente su misura per un governo e un progetto politico determinato». Più duro il giudizio di un altro costituzionalista, Pedro Alfonso del Pino, secondo il quale la Costituente di Maduro sarebbe «un'assemblea di tipo corporativista, tipica dei sistemi fascisti, composta per settori professionali che eleggono rappresentanti che di fatto non dipendono dal suffragio universale».

Per il politologi sta tramontando il sogno Chavista : «Ma il collasso è lontano»

Nelle ultime settimane la crisi del Venezuela si è acuita su tutti i fronti (sociali, politici, economici) e il modello appare vicino ad un punto di rottura, in un clima di golpe strisciante: l'opposizione non abbandona la piazza, il governo aumenta la violenza.

SI TEME UN COLPO DELL'ESERCITO. «Il chavismo è in una fase terminale, ma non sappiamo quale sarà il momento del crollo. La povertà è aumentata drasticamente, soprattutto tra il 2015 e il 2016, e d'altra parte Maduro ha chiuso tutte le vie elettorali» ha detto all'Ansa Andres Canizalez, docente dell'Università cattolica 'Andres Bello', «Ho però la sensazione che non siamo vicini alla svolta, non nel breve termine. E c'è d'altro lato una grande incognita, e cioè il ruolo dei militari: potrebbero 'aprire' ad una democratizzazione, oppure lasciar correre e permettere l'acuirsi della crisi». «La domanda chiave» continua Canizalez, «è però fino a quando saranno disposti a pagare il costo politico della repressione. E, appunto, decideranno di andare in una direzione più democratica o più autoritaria?».

IL POPOLO ORMAI È STANCO DI MADURO. Elias Pino Uturrieta, editorialista del giornale locale El Nacional, si è chiesto se tutto sta cambiando. «La dittatura di Maduro è come una camicia sfilacciata, e non c'è lavandaia che possa togliere le macchie. Il regime cercherà ancora una volta di rattopparla ma la società ormai vuole indumenti nuovi». Dello stesso avviso anche Mauro Bafile, politologo e responsabile del giornale in lingua italiana Voce d'Italia, «un governo alla deriva, incapace di correggere gli squilibri macroeconomici e la cui unica preoccupazione sembra essere quella di restare al potere nella speranza che i prezzi del petrolio tornino a livelli sufficientemente alti per continuare a sostenere gli ammortizzatori sociali».

FAME E DISPERAZIONE SEMPRE PIÙ EVIDENTI. Al di la delle paventate riforme la vera emergenza è nelle cose di tutti i giorni: «La fame e la disperazione sono sempre più evidenti. File davanti ai supermarket, famiglie intere in strada di fronte ai negozi che chiedono non denaro ma cibo, qualunque cosa pur di smorzare la fame, giovani, adulti, anziani che rovistano nei bidoni della spazzatura in cerca di un tozzo di pane o di qualche avanzo».

Cile e Argentina contro la Costituzionale: «Maduro getta benzina sul fuoco»

La decisione di convocare una Assemblea Costituente, aggrava la situazione già di per sé difficile in Venezuela. Lo ha detto il ministro degli Esteri cileno, Heraldo Munoz. «Finora sappiamo solamente che questa Costituente non sarà integrata attraverso il suffragio universale, libero e segreto, bensì attraverso rappresentanze di settori sociali», ha detto Munoz, aggiungendo che «questo implicherebbe apparentemente la dissoluzione dell'Assemblea Nazionale, eletta dal popolo venezuelano». Il capo della diplomazia del governo di Michelle Bachelet ha sottolineato che questo nuovo «fattore di tensione» in Venezuela rischia di «rendere ancora più complessa una situazione già di per sé difficile, aggravandola in buona misura».

ARGENTINA: «MADURO BUTTA BENZINA SUL FUOCO». Dello stesso avviso anche Susana Malcorra, ministra argentina degli Esteri. La proposta di Maduro «è un po' come buttare benzina sul fuoco, date le circostanze». «La situazione è molto pericolosa e pensiamo che tanto il governo come l'opposizione devono stabilire un canale di dialogo per andare avanti con una agenda comune che è poi molto semplice: si tratta di rispettare il calendario elettorale» ha detto ancora Malcorra intervenendo in una tv locale.

«NECESSARIO RIPRENDERE IL PERCORSO DEMOCRATICO». La responsabile della diplomazia argentina ha ricordato che «i governatori degli stati venezuelani dovevano essere eletti l'anno scorso e non lo sono stati, sicché bisogna anzitutto organizzare queste elezioni, poi le comunali e poi, verso la fine dell'anno prossimo, le presidenziali». Dopo questa normalizzazione elettorale, ha aggiunto, si dovrà assicurare «la separazione dei poteri, con un'Assemblea Nazionale che funzioni come dovrebbe, e infine la liberazione dei prigionieri politici».

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