Le ultime notizie sulla crisi in Venezuela del 1 maggio 2019

Gli Stati Uniti tornano a paventare un intervento militare. E la Russia minaccia «gravi conseguenze». In tutto il Paese manifestazioni contro il governo di Maduro: scontri a Caracas.

01 Maggio 2019 14.10
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L'autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, ha detto che dopo la mobilitazione di massa del 30 aprile anche nella giornata del 1 maggio le proteste di piazza contro il governo del presidente Nicolas Maduro continueranno in tutto il Paese «con più forza che mai». E nuovi scontri sono esplosi tra manifestanti e la Guardia nazionale bolivariana a Caracas. La mobilitazione è partita da 15 diversi punti della Capitale e interessa 21 Stati venezuelani. Allo stesso tempo i sostenitori di Maduro sono stati chiamati a marciare fino al palazzo presidenziale di Miraflores.

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Gli incidenti sono avvenuti nella zona di La Florida, a Nord di Caracas, dove gli agenti della Guardia nazionale bolivariana hanno utilizzato gas lacrimogeni e sfollagente per disperdere centinaia di oppositori che chiedevano «la fine dell'usurpazione del potere» da parte di Maduro. Nonostante l'intervento delle forze dell'ordine, i dimostranti sono rimasti nella zona. «Non abbandoneremo le strade», hanno sostenuto i leader della protesta, «perché non abbiamo paura e perché non ne possiamo più di questo malgoverno». Altri disordini sono avvenuti nelle vicinanze della base aerea di La Carlota, dove il 30 aprile Guaidó e Leopoldo Lopez, leader di Voluntad Popular, hanno cercato di entrare nell'installazione militare. Un 24enne è morto negli scontri a La Victoria e si registrano una decina di feriti, ma il caos per ora non si è trasformato in un bagno di sangue. Anche se la situazione rischia di precipitare da un momento all'altro.

L'OPZIONE MILITARE DEGLI STATI UNITI

La giornata è stata carica di tensioni anche a livello internazionale. Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che un'azione militare di Washington «è possibile». Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha spiegato infatti che gli Usa potrebbero intervenire per «restaurare la democrazia», anche se preferirebbero una transizione pacifica del potere. Pompeo ha anche adombrato l'intenzione di Maduro di abbandonare il Paese per trasferirsi Cuba, ma sarebbe stato fermato da Mosca all'ultimo momento facendo fallire la cosiddetta "Operazione Libertà". Uno scenario da guerra fredda che il presidente venezuelano ha seccamente smentito: «Signor Pompeo, per favore, che mancanza di serietà!».

TRUMP MINACCIA L'EMBARGO TOTALE CONTRO CUBA

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato su Twitter il presidente Donald Trump, che ha minacciato una durissima rappresaglia sempre contro Cuba: «Se le truppe e le milizie cubane non cesseranno immediatamente le operazioni militari e di altro genere allo scopo di causare la morte e la distruzione della Costituzione venezuelana, imporremo un embargo totale sull'isola e più sanzioni». Washington ha ripetutamente sostenuto che l'Avana avrebbe messo in campo migliaia di uomini delle forze di sicurezza e dei servizi segreti per sostenere Maduro. Accuse alla quali il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha replicato dicendo che «non ci sono truppe cubane in Venezuela e non ci sono cubani che prendono parte a operazioni militari o di sicurezza».

L'AVVERTIMENTO DI MOSCA

Dalla Russia è arrivato inoltre l'avvertimento del ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Il quale, nel corso di una conversazione telefonica con Pompeo, ha ammonito che «l'ingerenza americana» negli affari interni del Venezuela è una violazione del diritto internazionale. E lo ha messo in guardia sul fatto che ulteriori «mosse aggressive» di Washington nel Paese latinoamericano comporterebbero «conseguenze gravi». Nel corso del tesissimo colloquio telefonico, Pompeo ha replicato così: «La Russia e Cuba stanno destabilizzando il Venezuela», un fatto che «rischia di destabilizzare anche le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca».

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