Maduro ha chiuso alle elezioni anticipate in Venezuela

Maduro ha chiuso alle elezioni anticipate in Venezuela

05 Febbraio 2019 13.18
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È un rifiuto netto quello di Nicolas Maduro. Il presidente venezuelano ha escluso che si tengano elezioni presidenziali anticipate, sostenendo che le uniche all'orizzonte sono le legislative del 2020. In un'intervista con il canale tivù russo RT, ha sottolineato che «in Venezuela non c'è deficit di elezioni». Il problema per l'opposizione venezuelana, ha proseguito, «non è che ci sia una elezione in più. Ne abbiamo fatte 25 in 20 anni. E negli ultimi 18 mesi abbiamo votato sei volte. E ricordo che le presidenziali del 2018 sono state anticipate su richiesta dell'opposizione. Nell'intervista Maduro ha detto di considerare necessario «esigere che si metta fine (…) al blocco economico, finanziario e commerciale contro il Venezuela», affinché si liberino risorse del Paese «sequestrate nel mondo» e possano essere utilizzate per una ripresa economica nazionale.

IL PAPA APRE A UNA MEDIAZIONE

Papa Francesco intanto non ha chiuso la porta alla possibilità di una mediazione della Santa Sede, ma solo se la richiesta arriverà anche dall'opposizione, oltre che da Nicolas Maduro. E in ogni caso sarebbe solo «l'ultimo stadio delle cose che si possono fare. Ce ne sono anche altre prima». Sul volo di ritorno dal suo viaggio ad Abu Dhabi il pontefice non si è sottratto alle domande sul Paese sudamericano da dove, lunedì 4, gli è arrivata una lettera di Maduro, per chiedere un intervento che aiuti a risolvere la crisi.

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L'Italia continua a mantenersi su una linea di neutralità, sostenuta con forza dal Movimento 5 Stelle e sposata da Palazzo Chigi. Una posizione che appare tuttavia sempre più scomoda per Matteo Salvini, e che tra l'altro non soddisfa assolutamente il Quirinale e il ministro degli Esteri, che avevano chiesto e si aspettavano una presa di distanze netta nei confronti di Maduro.

SALVINI: «MADURO È FUORILEGGE»

Che all'interno del governo esista una netta spaccatura è dimostrato anche dalla parole nette di Matteo Salvini. «Maduro è fuorilegge: affama, incarcera e tortura il suo popolo», ha dichiarato il ministro dell'Interno in una nota e ha spiegato: «Spero in elezioni libere e democratiche il prima possibile. Sono vicino ai milioni di italiani, e discendenti di italiani, che vivono, resistono e soffrono in Venezuela».

20 STATI EUROPEI RICONOSCONO GUAIDÓ

Con il riconoscimento arrivato da parte della Bulgaria, intanto, sono ormai 20 gli Stati dell'Unione europea che si sono schierati con l'oppositore di Maduro. A questi vanno ad aggiungersi dieci Paesi sudamericani, più il Canada, riuniti nel Gruppo di Lima: il 4 febbraio hanno chiesto ai militari venezuelani di appoggiare Guaidó. Un invito, peraltro ben lontano dall'essere accolto dalle forze armate di Caracas, definito «disgustoso e ridicolo» da Maduro.

LA RUSSIA PUNTA SULLA MEDIAZIONE

Dalla Russia è arrivato anche un nuovo appello al dialogo. «Continuiamo a credere che sia possibile trovare una soluzione alla crisi solo portando sia il governo sia l'opposizione al tavolo dei negoziati», ha detto il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov. Cosa che non avverrà sicuramente giovedì 7 febbraio al vertice del 'gruppo di contatto' convocato per affrontare la crisi dal governo uruguaiano e dall'Alto Rappresentante per la politica Estera dell'Ue, Federica Mogherini. All'appuntamento non parteciperà nessuno dal Venezuela, né del governo né dell'opposizione. Sono attesi invece i capi della diplomazia di Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, Uruguay, Bolivia, Costa Rica, Ecuador e Messico: un primo tentativo diplomatico, anche se resta ancora da capire in che termini sarà declinato e con quali obiettivi.

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