Il caso dell’italo-venezuelano Planchart arrestato dal regime di Maduro

Juan Antonio Planchart, avvocato 44enne con doppia cittadinanza, è in carcere a Caracas con l'accusa di cospirazione. Cugino di Juan Guaidó ed esperto di petrolio spera di essere "espulso" nel nostro Paese. La sua storia.

07 Luglio 2019 15.00
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Juan Antonio Planchart, avvocato venezuelano 44enne con doppia cittadinanza italiana, è detenuto dal 23 marzo in isolamento nell’Helicoide, un centro commerciale di Caracas trasformato in carcere del Sebin, il servicio bolivariano de inteligencia nacional, che un documentario della Bbc ha definito «il maggior centro di tortura del Venezuela». Secondo quanto ha riferito in tivù il vicepresidente per la Comunicazione e la Cultura della Repubblica Bolivariana del Venezuela Jorge Rodríguez, Planchart sarebbe stato elemento essenziale – addetto al finanziamento – di un complotto contro il governo. Un tribunale lo ha quindi incriminato per cospirazione, associazione a delinquere, riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

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ARRESTATO SENZA MANDATO E INTERROGATO SENNZA AVVOCATO

Il suo avvocato, nominato solo recentemente, ha denunciato abusi e violazioni della legge. Per cominciare, Planchart è stato arrestato da due agenti del Sebin senza mandato, senza che gli fossero comunicate le accuse, e senza poter avere un avvocato. Gli agenti hanno perquisito il suo domicilio da cui, denunciano i parenti, «si sono limitati a portare via una Playstation e un po’ di giocattoli dei bambini». Ancora senza tutela legale è stato interrogato. Il filmato dell’interrogatorio è stato mostrato in tivù da Rodríguez cinque giorni dopo l’arresto. Tanto per ribadire il tipo di divisione dei potere esecutivo e giudiziario che esiste in Venezuela, il vicepresidente ha assicurato che Planchart sarebbe «restato in galera».

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L’autoproclamato presidente venezuelano Juan Guaidò.

L’ESPULSIONE DEI DETENUTI POLITICI È IL MALE MINORE

Solo dopo otto giorni a Planchart è stato permesso di nominare un avvocato a cui però non sono state rilasciate copie degli atti. Il legale tra l’altro ha potuto vederlo solo due volte. Quanto alla famiglia, ha potuto andarlo a trovare solo tre settimane fa. Planchart ha anche la cittadinanza italiana: l’ha acquisita sposando una venezuelana di origine italiana e anche i figli della coppia sono cittadini italiani. In passato vari detenuti politici venezuelani con doppia cittadinanza sono stati “espulsi” nel secondo Paese: una prassi in realtà incostituzionale, ma spesso si accetta come male minore. Proprio per chiedere all’Italia di attivarsi in questo senso i familiari di Planchart sono arrivati a Roma. Sul suo caso potrebbe crearsi una inedita convergenza tra tutte le forze politiche compresi i cinque stelle che in passato si erano schierati proprio con il regime di Maduro.

CUGINO DI GUAIDÓ ED ESPERTO DI PETROLIO

Secondo il suocero di Planchart, Rocco Pompei, anche lui cittadino italiano, l’uomo ha due “colpe”: è cugino di Juan Guaidó e come specialista in idrocarburi da anni lavora con multinazionali del settore. Prima con l’Eni, e ora è nel settore legale della russa Rofsnet. Proprio per relazione familiare, proprio perché è esperto di petrolio, proprio perché lavorando con i russi è in contatto con interessi che Guaidó vorrebbe rassicurare, era stato incaricato di esaminare il progetto di una nuova legge sugli idrocarburi dell’Assemblea Nazionale con l’obiettivo di riattivare un settore che è il fulcro dell’economia venezuelana, ma che in 20 anni per cattiva gestione è entrato in crisi.

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Nicolas Maduro, pressente della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

«ACCUSE BASATE SOLO SU DUE MESSAGGI WHATSAPP»

«Il 22 marzo», racconta Pompei, «il vicepresidente Jorge Rodríguez è apparso in televisione presentando l’organigramma di un complotto contro il governo. Leopoldo López era indicato come capo, Juan Guaidó come vice e Roberto Marrero come operatore politico». Capo di gabinetto di Guaidó, Marrero era stato arrestato dalla polizia con una gru che aveva sollevato l’auto su cui era a bordo. E Planchart? «Mio genero sarebbe stato incaricato del finanziamento del progetto», continua Pompei. «Juan Antonio è stato arrestato da due uomini con il mitra che se lo sono portato via senza mandato». E da qui è iniziata la sua odissea giudiziaria. Secondo il suocero, tutta l’accusa si basa solo su due messaggi su Whatsapp trovati sul telefono di Marrero.

UNA ACCOGLIENZA BIPARTISAN (COMPRESO IL M5S)

Ad accogliere Pompei e a promettergli appoggio c’erano Fratelli d’Italia, con il deputato Salvatore Caiata (ex M5s) e il senatore Adolfo Urso; l’ex-presidente della Camera eletto col centro-sinistra Pier Ferdinando Casini; la deputata del Pd Lia Quartapelle; il deputato argentino degli italiani all’estero Eugenio Sangregorio; il sottosegretario agli Esteri Ricardo Antonio Merlo, italo-argentino ed esponente del Maie; ma anche il pentastellato Emilio Carelli. E dire che il M5s, quando venne in Italia la delegazione di Guaidó, si rifiutò di riceverla.

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