Cosa succede in Venezuela tra Juan Guaidó e Nicolas Maduro

25 Gennaio 2019 19.46
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È sempre alta tensione tra i "due presidenti" del Venezuela. Juan Guaidò, il presidente del parlamento che ha assunto le funzioni dell'esecutivo, ha rilanciato la protesta di piazza per chiedere elezioni immediate, mentre Nicolas Maduro è tornato a denunciare di essere vittima di un «golpe mediatico internazionale». I due protagonisti dello scontro istituzionale a Caracas il 25 gennaio hanno parlato quasi simultaneamente: Guaidò ha tenuto un meeting di piazza con la stampa, mentre Maduro ha tenuto una conferenza stampa nel Palazzo di Miraflores.

LE TRE MOSSE DI GUIADÒ PER ABBATTERE MADURO

Il presidente dell'Assemblea generale ha insistito su quello che lui definisce un «programma di restituzione della democrazia» in tre punti: la «fine dell'usurpazione», intesa come la presidenza considerata illegittima di Maduro; la creazione di un esecutivo di transizione e il ritorno d'urgenza alle urne con garanzie democratiche. Per ottenere tutto questo, ha spiegato, è necessario riattivare la protesta di piazza, con cortei tra il 26 e 27 gennaio e un'iniziativa più importante la settimana prossima, ed aumentare la pressione internazionale su Maduro. Guaidò ha ringraziato i molti paesi che lo hanno già riconosciuto, assicurando che ben presto saranno di più. Dal Brasile, uno dei primi Paesi a farlo, è arrivata anche la proposta di un salvacondotto per consentire a Maduro e ai suoi di lasciare il Venezuela.

MADURO APRE SOLO ALLA MEDIAZIONE DI MESSICO E URUGUAY

Dal Palazzo di Miraflores, il presidente in pectore si è mostrato inflessibile, ribadendo che il suo governo è vittima di un «golpe» orchestrato da mesi dal governo degli Usa, spiegando anche che in Guaidó in realtà è un «agente dei gringos» americani. L'erede di Chavez ha ripetuto che è disposto ad accettare la proposta di mediazione con l'opposizione fatta da Messico e Uruguay e si è detto «molto compiaciuto» dal fatto che gli Usa abbiano chiesto una sessione del Consiglio di Sicurezza Onu per discutere della crisi in Venezuela che si terrà il 26. «Questo servirà a far capire al mondo quale è la verità!», ha assicurato il presidente, che ha anche annunciato manovre speciali per garantire che la popolazione venezuelana sia pronta in caso di un intervento militare americano. Nel frattempo, dal Messico il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha ribadito che il suo paese è disposto a sponsorizzare un dialogo se le parti lo richiedono. Ma Guaidò ha già respinto la proposta: «Non partecipo a dialoghi inutili e dilatori», ha detto.

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UE PRONTA A CHIDERE IL VOTO ANTICIPATO

Intanto l'Unione europea sta lavorando ad una dichiarazione comune per arginare la crisi chiedendo la convocazione rapida ed immediata di elezioni nel Paese sudamericano. Obiettivo delle riunioni fiume a livello degli ambasciatori dei 28 a Bruxelles il 25 gennaio è inviare un ultimatum a Nicolas Maduro, ma allo stesso tempo sanare anche le fratture interne dopo il passo in avanti di alcuni paesi che si erano detti pronti a riconoscere il presidente del parlamento venezuelano Juan Guaidò che si è autoproclamato capo di Stato. Secondo quanto si apprende da fonti a Bruxelles, i 28, sebbene con distinguo e riserve, sarebbero orientati a chiedere la convocazione di elezioni al più presto, a giorni e non a settimane.

SI LAVORA INTORNO ALLA PROPOSTA DELLA SPAGNA

Si lavora a ritmo serrato dopo la spinta in avanti di alcuni paesi come Germania, Francia e Regno Unito che avevano lasciato intendere che sarebbero stati pronti ad appoggiare la proposta di Madrid: la Spagna ha proposto di riconoscere Guaidò come «presidente ad interim» nel caso in cui il governo di Caracas non accolga la proposta di andare subito alle urne. Un ultimatum che non è piaciuto al presidente venezuelano Maduro che ha tacciato la Spagna di «insolenza» invitandola a lasciare Caracas. Maduro ha detto che Madrid «non ha la caratura morale per porci un ultimatum a noi», perché «la Venezuela rivoluzionaria respinge da sempre il colonialismo razzista spagnolo».

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IL COSTA RICA CHIEDE ALL'UE DI SCHIERARSI

L'Ue cerca di trovare unità per fa fronte comune, mentre da un lato Stati Uniti e Canada hanno già riconosciuto Guaidò, e dall'altro Russia e Cina hanno invece chiesto di non interferire negli affari interni di Caracas. A denunciare la mancanza di una posizione unitaria europea era stato anche il presidente del Costa Rica, Carlos Alvarado Quesada, sottolineando che «il primo passo da compiere è posizionarsi», perché questa crisi deve essere vista nel contesto globale, nelle relazioni tra paesi e blocchi. Un auspicio sottoscritto anche dal governo tedesco che aveva chiesto all'Europa di parlare con una voce sola su questa crisi «democratica ed economica catastrofica».

IL LAVORO DI MOGHERINI E DELLA COMMISSIONE UE

In questo contesto continuano intensi i contatti fra l'Alto rappresentante Federica Mogherini e le cancellerie europee, ha confermato la Commissione europea aggiungendo che la delegazione Ue a Caracas resta «impegnata ed attiva». Una portavoce dell'esecutivo comunitario ha poi ricordato che le presidenziali che un anno fa avevano incoronato Maduro «non erano state né libere né eque e non avevano rispettato gli standard internazionali», auspicando in questa prospettiva «elezioni democratiche». Intanto l'Alto commissario Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet ha chiesto un'inchiesta indipendente sul presunto uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza venezuelane per reprimere le proteste antigovernative, e a Maduro di «porre fine alla situazione disastrosa» che sta attraversando il Paese.

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