Quali Paesi europei hanno riconosciuto Guaidó come presidente

Quali Paesi europei hanno riconosciuto Guaidó come presidente

04 Febbraio 2019 09.38
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Si è allungata la lista dei Paesi che hanno deciso di riconoscere Juan Guaidó come presidente del Venezuela. Ma l'Italia rimane ancora nell'incertezza. «L'Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione», ha fatto sapere una nota della presidenza del Consiglio, spiegando che l'Italia «parteciperà attivamente ai lavori del gruppo di Contatto internazionale». Il 4 febbraio è scaduto l'ultimatum che l'opposizione aveva lanciato contro Nicolas Maduro per indire nuove elezioni. Com'era prevedibile, l'erede di Hugo Chávez ha respinto l'aut aut e questo ha fatto scattare i governi di mezza Europa, che in ordine sparso hanno riconosciuto come capo di Stato ad interim il presidente dell'Assemblea nazionale Guaidó, in testa Spagna, Francia e Regno Unito, ai quali nel corso della giornata si sono uniti Germania, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Finlandia e Lussemburgo.

L'ITALIA HA BLOCCATO LA DICHIARAZIONE UE

Nessuna posizione ufficiale per il nostro Paese, anche se l'Italia ha rotto la procedura del silenzio-assenso per l'adozione di una nuova dichiarazione a 28 sul Venezuela. Secondo fonti diplomatiche europee, alle 10 del 4 febbraio Roma ha chiesto tempo fino alle 13, quando poi ha detto di non poter dare il suo ok. Nel documento bocciato si legge: «L'Ue ribadisce il suo sostegno all'Assemblea nazionale e al suo presidente e, in linea con le loro procedure interne e prerogative nazionali, i singoli Stati Ue riconosceranno Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela per portare il Paese verso elezioni presidenziali democratiche».

MATTARELLA: «SERVE UNA LINEA CONDIVISA CON GLI ALLEATI»

In giornata è arrivata la presa di posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Non ci può essere incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall'altro la violenza della forza», ha detto il capo dello Stato. «Quella del Venezuela», ha aggiunto Mattarella, «è una condizione particolarmente rilevante anche per l'Italia perché il legame tra Italia e Venezuela è strettissimo, per i tanti italiani che vivono in Venezuela e per i tanti venezuelani di origine italiana». «Questa condizione», ha continuato, «ci richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e tutti i nostri partner dell'Unione europea. Nella scelta, d'altronde, che si propone non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile».

MADRID: «SERVONO AL PIÙ PRESTO ELEZIONI LIBERE»

«Nelle prossime ore», ha spiegato premier spagnolo Pedro Sanchez, «mi metterò in contatto con i governi europei e latinoamericani che vogliono unirsi» a questo riconoscimento. «Guaidó deve convocare il prima possibile elezioni libere perchè il popolo del Venezuela deve poter decidere del proprio futuro. La comunità internazionale dovrà rispettare il risultato e verificare questo processo», ha concluso Sanchez.

PARIGI: «IL POPOLO VUOLE IL CAMBIAMENTO»

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian ha spiegato che la Francia considera «che Juan Guaidó abbia la legittimità per indire delle elezioni presidenziali». Il ministro ha poi aggiunto che «il popolo è in strada, il popolo vuole il cambiamento». Parlando ai microfoni di France Inter Le Drian si è riferito al presidente Maduro spiegando che in Venezuela «c'è un presidente il cui voto, lo scorso maggio, fu molto contestato, incluso dai Paesi europei». Dinanzi al suo «rifiuto di organizzare elezioni presidenziali per chiarire e rasserenare la situazione in Venezuela», ha continuato, «consideriamo che Guaidó abbia le capacità, la legittimità di organizzare queste elezioni».

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VIA LIBERA ANCHE DI LONDRA E STOCCOLMA

Il Regno Unito «assieme con i suoi alleati europei riconosce Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela fino a quando si potranno tenere elezioni credibili», l'annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt: «Nicolas Maduro non ha convocato le elezioni presidenziali entro il limite di otto giorni che avevamo stabilito», ha sottolineato il ministro augurandosi che questa riconoscimento «ci porti più vicini alla fine di questa crisi umanitaria». Dello stesso avviso anche il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, ha annunciato che la Svezia riconosce ufficialmente il leader dell'opposizione come presidente legittimo.

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ANCHE GERMANIA, AUSTRA E OLANDA NELL'ELENCO

Nel corso della mattinata la lista si è allungata con l'ingresso dell'Austria. L'annuncio del riconoscimento è arrivato dal cancelliere Sebastian Kurz. «Il regime di Maduro ha rifiutato di accettare presidenziali libere e giuste. Per questo motivo noi riconosciamo da adesso Guaidó come presidente legittimo ad interim, in conformità con la costituzione venezuelana», ha scritto Kurz su Twitter, in spagnolo. «Guaidó ha il nostro pieno sostegno, nei suo sforzi di ristabilire la democrazia in Venezuela», ha aggiunto. Il riconoscimento è arrivato anche dalla Germania, con l'annuncio ufficiale del portavoce della cancelliera tedesca, Martina Fiez. A stretto giro è arrivato anche il riconoscimento dei Paesi Bassi. Il ministro degli Esteri olandese Stef Blok, che ha ricordato come gli otto giorni per convocare elezioni libere e democratiche siano scadute, «Vogliamo che libertà e democrazia tornino nel Paese il prima possibile», ha spiegato il ministro. Nel pomeriggio è arrivato l'appoggio di Repubblica Ceca, Lussemburgo e Finlandia.

LA RABBIA DI MOSCA: «COSÌ SI LEDONO GLI AFFARI INTERNI»

Mosca considera i tentativi di alcuni Paesi di legittimare il cambio di potere in Venezuela come «intromissione negli affari interni» del Paese. La posizione è stata ribadita dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov: «La crisi politica interna in Venezuela può essere risolta solo dai venezuelani stessi», ha spiegato. «L'imposizione di qualsiasi soluzione o il tentativo di legittimare il tentativo di usurpazione del potere è, a nostro avviso, interferenza diretta negli affari interni del Venezuela», ha detto Peskov, citato dalla Tass.

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