Verdini? «Non c’è una questione morale»

Redazione
12/10/2010

di Silvia Zingaropoli Il politicamente corretto non sa nemmeno dove sia di casa. Con le sue dichiarazioni al vetriolo, ogni...

Verdini? «Non c’è una questione morale»

di Silvia Zingaropoli

Il politicamente corretto non sa nemmeno dove sia di casa. Con le sue dichiarazioni al vetriolo, ogni due per tre fa vacillare i piani alti del Palazzo. Giorgio Stracquadanio, milanese doc, berlusconiano sui generis e radicale d’origine (difficile dubitarne), qualcuno lo indica addirittura come l’inventore del metodo Boffo.
Forse perché fu proprio lui a invocare l’adozione di questo sistema nei confronti di Gianfranco Fini, all’alba dell’affaire Montecarlo. «Era solo una provocazione», tentò di schermirsi all’epoca. Ma la frittata era fatta. Apriti cielo.
Tra le sue bombe storiche, memorabile è quel «legittimo prostituirsi se si vuole far carriera», da cui scaturì una bagarre da manuale. Sul profilo Facebook dell’onorevole, scopriamo pure che è iscritto al “Minzolini fan club”.
Simpatia già esplicitata in passato, con una postilla: «L’unico problema di Minzolini è che dovrebbe dire più esplicitamente che Raiuno sta con il governo». Convinto sostenitore delle leggi ad personam, ideatore del Sì-B-day, guai a toccargli Silvio Berlusconi. Questo e tanto altro è Giorgio Clelio Stracquadanio. Che non si smentisce nemmeno in questa occasione.

Domanda. Onorevole Stracquadanio, il Cavaliere bacchetta il Pdl.
Risposta. Berlusconi è il presidente del Pdl, non può prendere le distanze da se stesso. D’altra parte il partito un problema ce l’ha avuto, eccome. E non da poco. Il problema si chiama Gianfranco Fini.
D. Quindi secondo lei, a parte Fini, di problemi non ce ne sono nel partito…
R. È nato un dibattito infinito su un’affermazione che non lascerà di certo un segno nella storia: fa parte della normale attività interna al partito, ragionare su ciò che funziona e ciò che non funziona. C’è chi l’ha interpretata come se fossimo sul punto di una grande svolta… ma non è così.
D. Non è così? Secondo Galan, il premier dovrebbe “buttare fuori tutti”.
R. Galan a volte non riesce a controllare la sua irruenza. Chiede che venga azzerato tutto l’organico… guardi, secondo me, se un problema c’è, è di comunicazione, non di organico. Dobbiamo trovare una forma organizzativa che sia in grado di trasmettere i contenuti del partito all’elettorato.
G. Quel che balza all’occhio però è che il partito monolitico di un tempo, tra fondazioni, correnti e associazioni, è ormai solo un ricordo…
R. Il nostro partito non è mai stato monolitico, neanche ai tempi di Forza Italia.
G. Ma fu proprio lei a dire, nel 2009: «Un partito deve essere monolitico per definizione. Chi non è d’accordo, se ne va».
R. Ovvio, nelle scelte di fondo il partito deve essere monolitico. Lì mi riferivo alle posizioni finiane.
G. Passiamo ai coordinatori Pdl: in molti sostengono l’incompatibilità di mestieri…
R. Non possiamo sapere a priori se c’è incompatibilità o meno. Possiamo porre il problema a loro, ma credo che non siano oberati di compiti. La questione secondo me non è nelle persone, ma nel modello organizzativo: come ho detto il modello tradizionale, secondo me, non funziona.
G. E poi c’è la questione morale, il caso di Verdini.
R. La questione morale di Verdini non mi interessa. Ho fiducia in quello che ha detto Verdini alla stampa all’inizio di questa inchiesta: se nasceranno altre questioni, ne parleremo a suo tempo. Ciò che emerge è il fatto che prima Verdini non lo conosceva nessuno: appena è stato nominato coordinatore nazionale, è diventato oggetto d’inchiesta. Se fosse un semplice deputato forse…
G. Ecco lì che si torna alla questione della Giustizia, uno dei nodi cruciali che a breve dovrete affrontare e sciogliere con i colleghi finiani.
R. Se Fini ha intenzione di far crollare il Governo, se ne assuma tutte le responsabilità. Loro sono stati scelti non solo in base a un programma elettorale, ma anche in base a una leadership, quella berlusconiana: bisogna difendere questa leadership, anche nel caso degli attacchi di poteri fuori controllo, come quello giudiziario. Fa parte integrante del voto difendere Berlusconi e la sua possibilità di governare. Diventa meno rilevante quale sia lo strumento per mettere in atto questa difesa. Fini deve capire che lo scudo al premier è uno strumento efficace e necessario.
G. È irrilevante anche se questo strumento condiziona altri procedimenti giudiziari?
R. Non c’è dubbio.
G. Tornando alla questione del voto anticipato, lo stesso Fini non sembra interessato ad affrettare troppo i tempi…
R. Di questo ne son convinto. Fini non è ancora pronto ad affrontare le elezioni.
G. Ma la storia di Montecarlo ha davvero intaccato la sua immagine?
R. Questo non lo dico io, lo dicono tutte le indagini demoscopiche. Ma non credo che sia la questione di Montecarlo a offuscare principalmente la sua immagine. Credo che sia più il suo cambiamento di linea così repentino e strumentale ad averlo danneggiato. Ad esempio, prendiamo la questione del conflitto d’interessi: vorrei far ascoltare a Fini le sue parole sul conflitto d’interessi nel 2005, dove contestava l’uso strumentale dell’argomento. La gente non ha l’anello al naso. E poi, prendiamo come altro esempio la questione della Rai. Suvvia, hanno riso tutti.
G. Si riferisce a quel «fuori la politica dalla Rai»?
R. Esattamente. È ridicolo che il «fuori la politica dalla Rai» segua al «fuori la suocera di Fini dalla Rai». Ecco le ho pure trovato il titolo, non le sembra carino?
D. Molto carino, la ringrazio.
R. Prego.
D. Ultime battute. I quotidiani stranieri pronosticano una fine prematura del governo Berlusconi.
R. Dal ’94 ad oggi i quotidiani stranieri lo hanno scritto almeno 20 volte.
D. Barbareschi da mesi avanza al motto «rottamiamo il berlusconismo». La convivenza si riconferma quantomeno ostica…
R. Grazie a Dio la convivenza con Barbareschi non mi riguarda.
D. Abbiamo visto che su Facebook è iscritto al “Minzolini fan club”.
R. Sì, certo. Peccato che non ho un mio fan club, sennò mi iscriverei pure a quello.