Veronica l’aveva detto

Redazione
08/12/2010

di Marianna Venturini Lo aveva detto lei e non c’era altro da aggiungere perché nessun file di Wikileaks potrebbe fare...

Veronica l’aveva detto

di Marianna Venturini

Lo aveva detto lei e non c’era altro da aggiungere perché nessun file di Wikileaks potrebbe fare di meglio.
Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, aveva definito le possibili candidature delle donne per le elezioni europee del 2009 «ciarpame senza pudore». E le liste erano state ripulite alla velocità della luce perché l’accusa fosse il meno fondata possibile.
Lo stesso giudizio negativo dell’ex first lady italiana comprendeva «le figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica». Oppure che il suo matrimonio fosse ormai segnato perché «non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni».
Parlando proprio delle presenze femminili in politica, Lario aveva scritto che «belle donne anche nella politica non sono un merito né un demerito», ma quello che la turbava di più era «quello che emerge attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile: la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».
Rilette oggi, le sue parole avevano qualcosa di profetico: «Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere».
A scatenare le parole dell’ex moglie era stato l’attacco della sociologa Sofia Ventura, che dalle pagine della Fondazione Farefuturo aveva introdotto il concetto di  «velinismo», spiegando come «una dirigenza di partito» facesse uso «dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di  proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento».
Era il 27 aprile 2009, il giorno dopo Veronica Lario avrebbe colto l’occasione per fare le sue rimostranze e il 3 maggio chiedere il divorzio, dopo 29 anni di matrimonio.
Tutto mentre Julian Assange era lontano dal conquistare le prime pagine del giornale per le rivelazioni dei suoi file segretati.
Non c’era bisogno che arrivasse Wikileaks per scoprire le rivelazioni sulle abitudini del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Tutto era già scritto e detto.

Prima degli omissis aveva parlato Veronica

La passione del premier per le feste mette a rischio la sua salute. Parola del presidente della commissione Difesa del Senato e da anni molto vicino al premier, Giampiero Cantoni e Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e da sempre consulente e braccio destro del Cavaliere. (Leggi l’articolo)
Nel cablogramma confidenziale inviato dall’ambasciata statunitense a Roma il 27 ottobre 2009 e firmato dall’allora ambasciatore Ronald Spogli, che è stato pubblicato sul sito di Assange il 2 dicembre, Cantoni avrebbe definito Berlusconi «schiacciato da preoccupazioni private».
Anche l’ambasciata americana di Roma nell’ottobre 2009 aveva descritto un presidente del Consiglio «fisicamente e politicamente» indebolito dai ripetuti scandali, con un quadro clinico «disastroso» dovuto all’eccessiva passione per le feste e ossessionato da complotti orditi dai servizi segreti italiani.
La conclusione di Lario era una resa sofferente, arrivata qualche mese prima: «Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta».
Per una donna che lasciava il marito, altre cominciavano a fare capolino. E arrivarono le varie Noemi Letizia, Patrizia D’Addario e Ruby Rubacuori.
Che ci fosse del malessere lo si era capito attraverso le parole che Veronica Lario aveva affidato a una lettera indirizzata a Repubblica nel 2007: «Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti».
Quella volta era stata colpa della cena di gala che aveva seguito la consegna dei Telegatti, dove  Berlusconi aveva detto ad alcune delle signore presenti frasi lusinghiere poco adatte a un uomo già coniugato: «Se non fossi già sposato la sposerei subito» e «con te andrei ovunque».
La signora aveva preso carta e penna e si era sfogata con il quotidiano più inviso al premier, ma la «bagattella di un momento» era stata presto dimenticata.
Non troppo a lungo, però. E WikiLario aveva rivelato l’arcano.