Verso il regno di Kim III

Redazione
28/09/2010

I bambini nordcoreani hanno già imparato gli inni di propaganda in onore del loro futuro leader, ma di questo giovane...

Verso il regno di Kim III

I bambini nordcoreani hanno già imparato gli inni di propaganda in onore del loro futuro leader, ma di questo giovane erede il resto del mondo non sa neppure pronunciare esattamente il nome. Il mistero che lo avvolge è tanto fitto che di Kim Jong-un, da poco nominato generale (durante il congresso del partito di governo, leggi la cronaca) non si conosce neppure il volto.
Una foto sbiadita lo ritrae da più di 15 anni come un eterno adolescente con il volto paffuto e gli occhi sorridenti. Oggi, però, il terzo e ultimo figlio del “Caro leader” Kim Jong-il, il dittatore che guida il Paese dal 1994, dovrebbe avere tra i 27 e i 28 anni.
Il suo nome non è mai apparso sui media ufficiali, che lo citano sempre e solo con gli epiteti previsti dal culto della personalità che circonda la prima famiglia del Paese: “Genio dei geni” o “Giovane capitano”.
Da mesi, ex funzionari del regime e analisti internazionali facevano il suo nome, definendolo il “preferito” del dittatore coreano che, a 68 anni e con un ictus alle spalle, vede già all’orizzonte il tramonto del suo regno. 

La scalata al potere contro i fratelli

Kim Jong-un è figlio della ballerina giapponese Ko Yong-hee, terza moglie del “Caro leader” e morta nel 2004. Ma soprattutto è nipote di Kim Il-sung il “Supremo leader” e “presidente eterno”, fondatore della dinastia che governa da 62 anni il più impenetrabile dei regni comunisti.
Un’adolescenza passata a studiare alla Hessgut Schule, la scuola statale di Liebefeld, alla periferia di Berna, gli ha permesso di conoscere da vicino il mondo occidentale. Parla inglese, francese, tedesco ed è un fan sfegatato di James Bond e del basket americano. La Svizzera, però, ha rappresentato solo una parentesi.
Il giovane Kim ha frequentato, principalmente, la corte del padre. Qui ha dovuto vedersela con i fratelli maggiori, nati dal primo e dal secondo matrimonio del “Caro leader”, che ne hanno ostacolato in tutti i modi la scalata al potere, salvo poi rovinarsi con le loro stesse mani.
Il primogenito, Kim Jong-nam, 39 anni e assiduo frequentatore dei casino di Macao, è caduto in disgrazia dopo l’arresto alla frontiera giapponese mentre tentava di raggiungere Tokyo con un passaporto falso. Il secondogenito Kim Jong-chul, 29 anni, ha invece assunto atteggiamenti troppo “effeminati” per la dittatura comunista.
Si dice che Kim Jong-il abbia talmente apprezzato la tenacia con cui l’ultimo figlio ha fronteggiato i fratellastri, da avergli accordato il permesso di uccidere eventuali altri pretendenti al trono, come la sorella più giovane di Kim Jong-il, Kyong-hee conosciuta come “Lady Macbeth” e il marito di lei Jang Song-taek.
L’avversario più pericoloso rimane proprio lo zio Jang, che ha l’appoggio dell’esercito: dopo un allontanamento dal potere, che ha causato alla moglie una forte depressione, è considerato oggi il secondo uomo più potente del regime, vicepresidente della Commissione nazionale di Difesa, avrà lui il compito della reggenza fino alla maturità del nipote.

Una biografia tra leggenda e propaganda

La propaganda ufficiale ha talmente modificato le vicende della famiglia Kim da rendere impossibile distinguere realtà e leggenda.
Per conoscere qualche particolare in più sulla personalità del futuro leader nordcoreano bisogna affidarsi a uno chef giapponese che, dietro allo pseudonimo di Kenji Fujimoto, nel libro” Sono stato il cuoco di Kim Jong-il” racconta i suoi 11 anni a corte.
Stando alle memorie del maestro di sushi, Kim Jong-un avrebbe ereditato un certa brutalità genetica: quando lo chef lo ha incontrato la prima volta a sette anni, era già in uniforme e con «lo stesso sguardo del padre». «Mi allungò una manina e mi squadrò che un’occhiata minacciosa. Sembrava dicesse: “Ecco qua un altro fottuto giapponese”» ricorda Fujimoto. Diplomato all’accademia militare, il giovane Kim è arrivato in breve tempo ai vertici della commissione militare e il 27 settembre è stato elevato al rango di generale, conseguimento che gli aprirebbe la strada al potere.
Nell’esercito si sarebbe già distinto per la totale assenza di scrupoli. «Tutti quelli che hanno tentato di opporsi a lui sono stati purgati» ha spiegato Ha Tae Keung, esperto d’affari nordcoreani e presidente di una radio di Seul. L’ascesa di Kim Jong-un non è destinata a cambiare le sorti di una nazione, dove bomba atomica e potenza militare convivono con carestie croniche e povertà diffusa. Anzi.
C’è chi sostiene che il “Giovane capitano” sia ancora più tiranno del padre, per quel mix di educazione occidentale e indottrinamento stalinista che ne hanno caratterizzato il percorso formativo. Sa, insomma, come funziona il mondo al di fuori dell’Asia, e non gli piace affatto.