Verso un cambio di stagione

Filippo Rossi
14/12/2010

Nei giornali del 14 dicembre un solo argomento forte: le gioie e i dolori del fiducia-day.

Verso un cambio di stagione

«Una presa per il c..»: così Berlusconi definisce il documento di mediazione di Fli presentatogli il pomeriggio del 13 dicembre. Sono i toni adatti a un finale da Grand Guignol, una grottesca rappresentazione della nostra politica che dal bunga bunga arriva alle vajasse per passare attraverso la vergognosa compravendita di parlamentari portata avanti dal Pdl in questi giorni, senza alcun ritegno.
Ma, come spiega Sorgi sulla Stampa, «non è solo la crisi del governo Berlusconi (…) ma quella, evidente, della Seconda Repubblica. (…) Paradossalmente lo spettacolo a cui si è assistito in un giorno interminabile aveva le caratteristiche dell’inverosimile e della veglia funebre, così che a tratti sembrava di rivedere l’indimenticabile “Prova d’orchestra” di Fellini. Nel momento terribile a fantastico del film in cui il maestro tenta per l’ultima volta di dirigere i suoi orchestrali, mentre tutto vien giù, il teatro, il palco, i leggii con le ultime note, sepolte da un cupo rimbombo».
E Mattia Feltri racconta un viaggio allucinante «nella ridotta berlusconiana tra urla, insulti e svenimenti» che serve a dare un quadro ancor più angosciante e malinconico della giornata.
Intanto Giuliano Ferrara intervistato da Michele Brambilla, ammette che «l’unica cosa certa è che il premier si è indebolito». Meno ottimista, ma non certo meno lucido, Massimo Cacciari che profetizza: «Se oggi Berlusconi vince è chiaro che sarebbe la sconfitta di tutti quelli che hanno presentato una mozione di sfiducia. Ci sarebbero probabilmente pattuglie di incerti che tornerebbero all’ovile. A quel punto il mare si richiude, avremmo perso una grandissima occasione».
Ma sarà «cambio di stagione», come scrive anche Massimo Franco sul Corriere della Sera, comunque vada. Perché è finito, il «regno dei morti» di cui parla Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto di oggi: perché «solo nel regno dei morti il governo del Cavaliere Inesistente, quello che “la monnezza da Napoli sparirà in tre giorni”, quello che “ricostruiremo L’Aquila in un anno”, quello del “miglior premier degli ultimi 150 anni”, quello che “Ruby è la nipote di Mubarak”, quello che “Putin è un dono di Dio” e “Gheddafi è un leader di libertà”, quello che “la crisi è passata” anzi “non esisterebbe se non parlasse Annozero”, quello del lodo Alfano, della legge bavaglio, del processo breve cioè morto, del legittimo impedimento, dello scudo fiscale pro evasori, dell’antimafia con monumento equestre a Mangano, dei tagli alla cultura, alla ricerca, alla scuola, all’università, alla giustizia, alla sicurezza, ma non ai finti premi per i finti film di Dragomira Bonev, può sopravvivere a se stesso per qualche altro giorno».
Dunque un’epoca (non bella) della politica italiana si è conclusa. Resta solo da vedere come si aprirà la fase nuova e a quale Italia porterà. Speriamo migliore di quella vista in questi giorni. E migliore di quella rappresentata da Libero – che dopo il grande successo ripropone le foto dei traditori finiani e spara gli ultimi colpi contro il presidente della Camera («La porcata finale», «Il cognato è più onesto») – e del Giornale, che senza vergogna grida «Così Gianfranco calpesta la Costituzione». Quando si dice la forza della disperazione.