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Com'è andato il vertice fra Conte, Salvini e Di Maio

Com’è andato il vertice fra Conte, Salvini e Di Maio

Dopo l’ultimatum del premier di una settimana prima, tensioni e parziale chiarimento. I due ministri parlando di clima positivo. Ma è scontro sul negoziato con Bruxelles. Mentre Bagnai resta in pole per gli Affari Ue. I punti dell’incontro.

10 Giugno 2019 22.50

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Dopo l’appello del premier Giuseppe Conte durante quell’inedito “discorso agli italiani” di lunedì 3 giugno 2019, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio erano chiamati a esprimersi sul futuro del governo: andare avanti in modo covinto con l’esperienza gialloverde o no? A parole il clima è stato descritto come disteso, ma l’atteso vertice a tre fissato per una settimana dopo, il 10 giugno, si è tramutato in un (altro) terreno di scontro sulla tenuta dei conti pubblici in vista del negoziato con l’Unione europea.

STRETTA DI MANO DOPO DUE ORE

Due ore di riunione, dalle 22 a mezzanotte. Al termine della quale i due ministri sono scesi insieme nel cortile di Palazzo Chigi e prima di prendere le rispettive auto si sono salutati con una stretta di mano.

SALVINI: «TUTTO BENE, IL GOVERNO VA AVANTI»

Salvini, intercettato dai cronisti, ha commentato dicendo che era andato «tutto bene». Il governo è dunque destinato a durare? «Mai avuto dubbi». Poi il leghista ha aggiunto: «Obiettivo comune è evitare l’infrazione garantendo la crescita, il diritto al lavoro e il taglio delle tasse. Non ci saranno nessuna manovra correttiva e nessun aumento di tasse».

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Il ministro Matteo Salvini a passeggio con la compagna Francesca Verdini per le vie del centro di Roma prima del vertice (Ansa).

DI MAIO: «CLIMA POSITIVO»

Di Maio, dal canto suo, ha detto: «Clima positivo tra chi vuole lavorare al massimo per l’Italia. Il primo obiettivo e la priorità in questo momento è abbassare le tasse e lavoreremo per questo».

LA MICCIA INNESCATA DA CONTE

Il presidente del Consiglio aveva acceso la miccia di giornata per colpa dell’intervista rilasciata al Corriere della sera, in cui aveva lanciato ai leader di Lega e Movimento 5 stelle un avvertimento: sfidare l’Ue e innescare una procedura d’infrazione metterebbe a rischio i risparmi degli italiani. Un bagno di realismo ripetuto anche durante la riunione: il “peso” politico dell’Italia in Europa, dopo le Europee del 26 maggio, non consente ampi margini di manovra.

I PUNTI DEL PREMIER: RIDUZIONE DEL DEFICIT

Il nocciolo della questione è chi, di fatto, deve mettere nero su bianco lo schema di negoziato con l’Ue. Conte non vuole portare a Bruxelles i messaggi bellici degli ultimi giorni del M5s e soprattutto del Carroccio. Dialogo, riduzione del deficit e nessuna apertura ai minibot sono tre punti che, in perfetta linea con il Quirinale e il titolare del ministero dell’Economia Giovanni Tria, Conte reputa imprescindibili. Con un obiettivo: puntare a una riduzione del deficit al 2%, magari utilizzando i risparmi che arrivano da reddito di cittadinanza e quota 100.

LA RISPOSTA M5S-LEGA: LE PRIORITÀ SONO ALTRE

Salvini e Di Maio per il momento non sono d’accordo. Fonti dei cinque stelle ricordano come l’Italia sia una Repubblica parlamentare, dove è la maggioranza nelle Camere a decidere. E la maggioranza – è il messaggio sottinteso – non ce l’ha Conte, ma Di Maio e Salvini. Mentre il leghista e ministro dell’Interno ha sbottato: «Non sto al governo per tirarla per le lunghe o crescere dello zero virgola, le priorità sono pagare i debiti e tagliare le tasse».

MINIBOT: MATTARELLA DICE NO

Sui minibot c’è l’altolà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: sui conti l’attenzione del Colle è altissima e, in vista della manovra sono due le parole d’ordine: stabilità (di governo) e chiarezza.

Giuseppe Conte e Sergio Mattarella.

FLAT TAX E SALARIO MINIMO: SCINTILLE GIALLOVERDI

E sul tema tasse? La Flat tax per Salvini è una priorità. Il M5s, per ora, sta al gioco consapevole tuttavia che saranno i numeri della manovra a minare l’applicazione della misura. «La manovra d’autunno non potrà certo essere espansiva», sottolinea un’autorevole fonte pentastellata. Sul salario minimo invece Di Maio attende il placet leghista. Ma Salvini l’ha frenato: «Prima dobbiamo ridurre le tasse».

AFFARI UE: IN POLE C’È BAGNAI

L’incontro tra i vice e il premier è servito anche a riannodare i loro rapporti, scesi al minimo da quando Conte ha lanciato il suo ultimatum a mezzo stampa. Una convergenza si potrebbe già trovare sul ministro per gli Affari Ue. Andrà probilmente alla Lega e il nome in pole è quello dell’economista Alberto Bagnai.

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Il senatore Alberto Bagnai durante un sit-in dei senatori della Lega in segno di solidarietà a Matteo Salvini (Ansa).

COMMISSIONI IN EUROPA: TREMONTI, FEDRIGA O GIORGETTI?

In campo europeo l’Italia punta a un portafogli economico, guardando a una tra le commissioni Concorrenza, Commercio o Industria. Sul nome, per ora, siamo ai rumors: da Giulio Tremonti a Massimiliano Fedriga fino a Giancarlo Giorgetti, la cui candidatura ha come principale freno la ricerca di un sostituto adeguato a Palazzo Chigi.

INTESA SUL CAPO DI STATO DELLA MARINA: CAVO DRAGONE

E una convergenza starebbe per arrivare anche sul nuovo capo di Stato della Marina: potrebbe essere Giuseppe Cavo Dragone, visto di buon occhio anche al Colle. Già nel Consiglio dei ministri di martedì 11 giugno, in cui Salvini incasserà il decreto sicurezza bis, potrebbe arrivare la nomina.

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Commenti: 1

  1. Bagnai commissario??? chissà che risate …

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