Vespaio di polemiche

Redazione
09/12/2010

di Silvia Zingaropoli Mancava solo il bacio del «vissero felici e contenti». Ma verso le 22,30 del  7 dicembre qualcosa...

di Silvia Zingaropoli

Mancava solo il bacio del «vissero felici e contenti». Ma verso le 22,30 del  7 dicembre qualcosa d’inquietante è accaduto su RaiUno. Proprio quando Cenerentola volgeva al lieto fine e tanti bambini erano incollati alla tivù, d’un tratto la colonna sonora di Via col Vento, un classico di Porta a Porta, si è udita dal nulla.
È allora che Bruno Vespa ha fatto irruzione sui nostri teleschermi, sovrastato dall’inquietante titolo a caratteri cubitali: Come difendere i nostri figli? Yara e Sarah. E il celebre volto del tubo catodico, come nel più cinico degli episodi dei Simpson, ha così esordito: «Stiamo vedendo Cenerentola, un film che ha fatto sognare generazioni di bambini. Ebbene, proprio ai bambini e ai loro genitori, alle nostre famiglie è dedicata la riflessione di questa sera: come possiamo difendere i nostri figli? Chi mai potrebbe immaginare che una bambina di tredici anni scompaia in 700 metri di strada o che un’altra di quindici finisca in un garage, così sembra, almeno, senza uscirne?», ha domandato il conduttore con sguardo pavido. E ha aggiunto: «Faremo una riflessione con gli ultimi aggiornamenti su questi drammatici casi di Bergamo e di Avetrana, a più tardi». Apriti cielo. Tra lo spot di Vespa e la valanga delle polemiche, è stato un attimo. «Ha turbato i più piccoli» è stata la denuncia dei genitori.

Sulla cresta dell’audience, tra provocazioni e polemiche

Le ire dell’Osservatorio per i diritti dei minori non hanno tardato a farsi sentire. Antonio Marziale, presidente dell’associazione, invocando l’intervento della Commissione di Vigilanza Rai, ha così commentato l’accaduto: «Non è ammissibile che una delle sempre più rare occasioni di intrattenimento dedicate ai bambini e alle famiglie debba essere funestata da uno spot inquietante, un condensato di pochi secondi ad effetto, in grado di generare apprensione tra i minorenni e gli adulti intenti a seguire il capolavoro disneyano».
E, in men che non si dica, gli opinionisti del Paese si sono subito divisi tra eserciti di “colpevolisti” e sparuti “innocentisti”. Le radio hanno commentato l’evento, le televisioni pure.
Un “vespaio” di polemiche, se è lecita la freddura. E se questa tempesta si placherà con la stessa velocità con cui si è scatenata, non importa. In fondo, quel che conta è il risultato. E il Bruno nazionale è un maestro in questo genere di provocazioni: del resto, si sa, simili boutade portano fiumi di acqua al mulino dell’ultradecennale salotto tivù.

L’importante è che se ne parli, tra gaffe e sexy-cicloni

Di polemica in polemica, risale solo a qualche giorno fa la bufera originata dal programma Vieni via con me. Com’è noto, dopo aver raccontato le storie di Welby ed Eluana Englaro, Fabio Fazio e Roberto Saviano si sono rifiutati di ospitare le associazioni pro-life. Un putiferio.
Anche da Oltretevere si è udita una voce di sdegno e la politica terrena si è mobilitata. Come riparare all’onta? Nessun problema, c’è il solerte Bruno Vespa. Non potendo perdere la ghiotta occasione, infatti, il conduttore di Porta a Porta è prontamente scattato offrendo ai pro-life il palcoscenico di RaiUno. Così facendo, ha guadagnato di qua e di là, in termini di ascolti e consensi cattolici. Perché stupirsi, lui è sempre sulla cresta dell’audience.
A proposito di audience e di “vespate”: il sexy-look, si sa, regala sempre grandi numeri. Tempo fa Ilary Blasi, ospite al celebre salotto televisivo raccontò di esser stata redarguita dal conduttore per il suo casto abbigliamento: «Perché sei venuta in pantaloni, non potevi mettere la gonna?», l’aveva ammonita Vespa. L’avesse mai detto. Anche lì, la discussione fu servita su un piatto d’argento all’iperattivo conduttore. Quella sera, Porta a Porta registrò ascolti da brivido. Ma fatti del genere non accadono solo in televisione.
Anche il Premio Campiello, presentato proprio dall’ex-mezzobusto del tg, finì nell’occhio di un sexy-ciclone per una sua clamorosa (e forse non casuale) gaffe. In quella occasione, infatti, Vespa se ne uscì con un apprezzamento non proprio ortodosso sul decolletè della giovane scrittrice Silvia Avallone, guadagnandosi gli improperi di Michela Murgia nonché le critiche da tutti i fronti. Dall’episodio citato, lo showman ne uscì piuttosto ammaccato. Ma, in fin dei conti, l’importante è che se ne parli: bene o male, poco importa.

La vita diventa spettacolo, tra plastici e telerisse

Andando avanti in questo excursus di polemiche “vespiane”, come non citare l’esilarante telerissa Vespa-Santoro, impegnati in una singolar tenzone a suon di rispettivi compensi milionari. «Guadagna più lui» gridò uno, «Non è vero» si schernì l’altro. E via così, per giorni e giorni. Il tutto finì con una pacca sulla spalla e una battuta. “Vespa è il mio Gerovital», chiosò Michele. E una risata seppellì la bagarre.
Siccome tra le tre “S” del giornalismo, oltre al “sesso” c’è pure il “sangue”, non possiamo tralasciare le tecniche di esposizione dei fatti di cronaca adottate in quel di Porta a Porta. A volte esilaranti, spesso inopportune, sempre e comunque generose fonti di critiche “del giorno dopo”.
Ovviamente, stiamo parlando del celeberrimo “plastico” di Bruno Vespa. Indimenticabile, in questo contesto, quello del delitto di Cogne che tanto diede da fare ai commentatori del tempo. Allora, tanto per ricordarlo, il celebre anchorman apparse nello spot di lancio brandendo un mestolo e uno scarpone, possibili armi del delitto.
Ma la sua passione per il plastico si riaffaccia ogni qualvolta si perpetui un tragico fatto di cronaca: accadde col delitto di Erba, quello di Novi Ligure e con l’omicidio di Garlasco. In quella occasione venne persino esibita, sezionata e analizzata la famosa bicicletta del delitto, per non parlare poi del dispenser del sapone usato da Alberto.
Tra una casa e l’altra, come resistere alla ricostruzione dell’appartamento dei trans di via Gradoli? Ovviamente, tra le “chicche” di Vespa, non poteva mancare un bel plastico dell’inflazionatissima casa Misseri, con tanto di macchinine in miniatura manovrate dal conduttore nel tentativo di simulare gli spostamenti dei protagonisti. Ma perché stupirsi? Del resto, la vita è spettacolo. E la cinica macchina della televisione trae linfa vitale da gioie, dolori e misfatti di noi comuni mortali, senza curarsi troppo delle conseguenze delle sue azioni. Inutile prendersela troppo, è la dura legge dell’audience. Come lo sappiamo? Ce lo ha detto Bruno Vespa.