Lavar(si) poco, lavarsi tutti: la moda contro lavatrice e sprechi

La nuova tendenza della moda è quella di ricorrere sempre meno al detersivo. Il ciclo di vita di una t-shirt costa da solo 3mila litri d'acqua. Così, nel nome dell'ambiente, nascono start up "always clean" e tornano le mutande di lana.

09 Giugno 2019 09.00
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Dovessi dire quale sia stato il tema di maggior successo delle (che dire, tante, evviva e grazie a tutti) rubriche scritte su quotidiani, settimanali, mensili, negli ultimi anni, la faccenda del cashmere che non va addizionato di ammorbidente andrebbe a pari passo con il primo articolo sulla moda agender e la polemica sullo spot Conad dello scorso inverno.

Lo scrissi anni fa per il magazine del Corriere della Sera e per settimane venni fermata per strada da signore sconosciute che mi chiedevano se davvero la fibra della lana cashmere si infeltrisse con l’uso dell’ammorbidente e non dovesse invece accadere il contrario, epperò ecco spiegato perché certi maglioni costosissimi sembrassero davvero rovinarsi, un lavaggio dopo l’altro.

OBIETTIVO ABITI SEMPRE PULITI

La disquisizione sugli oli e il grasso naturale del vello caprino, più che sufficiente a mantenere morbide le maglie, andò avanti per un po’, e poi si quietò, come accade con qualunque altro argomento ad eccezione, forse, di quello che ci aspetta sul tema della «difesa sempre legittima» e che, a dispetto delle apparenze, non ha risvolti meno rilevanti per le nostre vite rispetto al cashmere da lavare e risciacquare una volta in più. Il motivo per cui l’uso più o meno rilevante del detersivo è tornato a farsi largo nella mia memoria è perché la nuova tendenza nell’abbigliamento pare sia lavarlo poco, senza per questo sembrare o essere sporchi come il Pig Pen dei Peanuts, ricorderete certamente il ragazzino con lo sciame di mosche attorno. La creazione di abiti sempre-puliti sembra essere diventato il primo obiettivo, il main concern, di un gruppo di start up americane, inglesi e canadesi.

UNA SOLA T-SHIRT “COSTA” 3MILA LITRI D’ACQUA

La problematica dell’acqua, e dell’incredibile consumo che se ne fa per produrre i vestiti che indossiamo, è senza dubbi una tematica maggiormente sentita nel Nord del mondo. Qualche numero per dare la misura e la vastità del problema: per produrre un paio di jeans se ne utilizzava fino a qualche tempo fa una settantina di litri, ora decisamente meno grazie al processo di riutilizzo, filtraggio e riciclo delle acque messo in atto dai grandi produttori di denim; però, se ci ostineremo a lavarli ogni settimana o ogni volta che li indossiamo, finiremo per consumare qualche decina di migliaia di litri d’acqua aggiuntiva, rimettendoci in pari con gli sprechi di un tempo. Il ciclo di vita medio di una sola t-shirt comporta un consumo di oltre 3mila litri d’acqua. Un chilo di cotone ha un’impronta idrica di 11mila litri d’acqua. Ovvio che, per quanto si possano amare indefinitamente i vestiti, non si possano non tenere questi dati in considerazione.

LA PULIZIA DEL NOSTRO GUARDAROBA HA UN IMPATTO SULLE MIGRAZIONI

L’acqua è la grande ricchezza e il grande motore delle immani migrazioni che il pianeta sta vivendo in questi anni. Dunque, la pulizia del nostro guardaroba, e il modo in cui lo arricchiamo, non può che essere una questione rilevante. Sulle testate italiane troverete ben poche notizie o letteratura sul tema ma, per ‘’appunto, sui media inglesi e scandinavi la questione degli abiti per così dire auto-pulenti, che restano puliti a lungo, è diventato un tema rilevantissimo.

«FRESCHE PER TRE SETTIMANE»

La start up “always clean” di maggiore successo del momento si chiama Unbound Merino, una sorta di “lana scatenata”: l’hanno creata tre circa-quarantenni del Canada con la passione del viaggio e curricula sui quali si intrecciano lunghe esperienze al seguito di rock band come producer. È incredibilmente costosa (circa 280 dollari per un pack di tre t-shirt), ma le amiche che l’hanno provata giurano di non aver messo a lavare per tre settimane la loro maglietta e di essersi sempre sentite fresche. Non riesco a capire davvero come, considerato che, per quanto le t-shirt possano essere trattate per non trattenere il sudore, non possono evitare di coprirsi della rilevante quantità di epitelio che perdiamo naturalmente ogni giorno, lungo il processo di rigenerazione delle nostre cellule. O sì? Ho scritto ai padri fondatori della lana scatenata, lassù in Canada, attendo risposta.

L'”ALWAYS CLEAN” CHE PIACE A JUSTIN BIEBER

Più chiara è l’operazione di Pangaia, lanciata lo scorso anno con endorsement di Justin Bieber: le sue t-shirt, al prezzo base di 85 dollari, sono realizzate in fibra di alga e trattate con olio di menta piperita per restare fresche più a lungo. Pangaia ha stimato che il risparmio d’acqua sulla durata di vita di una sua t-shirt sia di circa 3 mila litri d’acqua (non so su quali basi sia stata calcolata la cifra rispetto al dato medio europeo che vi ho fornito nelle prime righe di questo articolo; forse negli Usa, da dove originano quasi tutte le multinazionali della detergenza che conosciamo, si lava di più).

IL RITORNO DELLE MUTANDE DI LANA

Sembra stiano tornando di moda anche le mutande di lana dei nostri nonni (che, non a caso, facevano il bucato una volta alla settimana, anche meno, e usavano relativamente poco cotone): il brand di moda maschile Wool&Prince vende dei boxer a 42 sterline che possono essere indossati per giorni di seguito. Eppure, benché siamo certe che siano utilissimi in viaggio, e benché la AEG abbia stimato che la maggior parte dei capi che infiliamo in lavatrice ogni giorno non avrebbero bisogno di essere lavati, non siamo invece certissime di volerne verificare la durata. Forse, non siamo ancora pronti: non tutti almeno. O forse, le multinazionali della detergenza hanno colpito più a fondo di quanto crediamo.

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