Vi spiego il Fan Qiang

Cecilia Yao
13/10/2010

Così si aggira il grande Firewall.

 

Il momento in cui ho scritto il topic è stato lo stesso nel quale, in Norvegia, veniva annunciato che il Premio Nobel per la Pace 2010 era stato assegnato allo scrittore e poeta cinese Liu Xiaobo.
Il suo nome è una delle “frasi sensibili” in molti siti web cinesi, insieme ad altre come “China Communist Party” (o “Gcd”, l’acronimo in mandarino), “governo”, certe volte anche il nome del nostro primo ministro “Wen Jia Bao” o “Tibet”, e così via. Non posso fare una lista completa perché semplicemente non esiste. La lista è in continuo mutamento, a seconda delle “loro” necessità.
Se una frase è “sensibile” non signifca che non puoi usarla nei tuoi blog o non puoi pubblicarle come messaggi su altri siti internet. Significa soltanto che il messaggio o l’articolo che contengono “frasi sensibili” è soggetto a un “controllo” prima di essere pubblicato, se mai lo sarà. Significa soltanto che il tuo blog può essere cancellato da una “mano invisibile”. Significa soltanto che i nostri contenuti internet sono soggetti a una delle più ferree censure.
Stavolta i pezzi giornalistici dei maggiori news website cinesi che contenevano la frase sensibile “Liu Xiaobo” sono stati completamente rimossi: news.163.com come news.sina.com.cn. Mentre scrivo (22.30 ora locale, 12.30 in Italia) la pagina dedicata ai premi Nobel su news.sohu.com non è ancora stata aggiornata, sebbene siano passate tre ore e mezza dall’annuncio della vittoria di Liu Xiaobo. Il che significa una cosa sola: la notizia è stata completamente censurata e tenuta fuori sia dai principali media del Paese che sul web.
Dio solo sa quanto appassionatamente e disperatamente i cinesi hanno desiderato per tutti questi anni di avere un vincitore di Premio Nobel. Ironia della sorte, quando questo giorno finalmente è arrivato e Liu è diventato il primo cinese residente in Cina a essere insignito del riconoscimento, tutti i media sono rimasti zitti. O hanno dovuto farlo.
Chi è Liu, e perché proprio lui? Date un’occhiata al suo lavoro sugli altri siti web. “Google him , don’t baidu him”, cioè cercatelo su Google, non su Baidu, il motore di ricerca più utilizzato in Cina e principale avversario del search engine americano. Sono convinta che la rete sia stracolma di articoli e commenti su di lui e sul suo lavoro, ovunque ma non in Cina. Troverete facilmente il motivo per cui Liu non ha potuto andare in Norvegia e ritirare di persona il premio: dal dicembre del 2008 sta scontando una pena di 11 anni di galera per i suoi testi, che chiedono ulteriori riforme al sistema politico cinese.
Come sono riuscita a sapere la notizia? Per noi netizens, cittadini della rete, cinesi è indispensabile un’abilità chiamata “Fan Qiang”, che significa “arrampicarsi sui muri”. Non suona molto elegante, vero? Puoi settare il tuo Vpn o installare un proxy software (per alcuni dei quali tocca pagare un piccola cifra ogni mese) per aggirare il Grande Firewall, il Gwf, il complesso sistema di software e hardware che blocca “i fastidiosi rumori” su Internet e aiuta così noi innocenti netizens cinesi.
E grazie a questa piccola abilità, voilà, abbiamo scoperto un nuovo mondo!
Con questa piccola abilità possiamo vedere siti d’informazione come quello del New Yorker. Possiamo accedere a Facebook per condividere fotografie e pensieri con tutti i nostri amici in giro per il mondo. Con questa piccola abilità possiamo entrare in Twitter e seguire ovunque le parole dei nostri amici. Con questa piccola abilità possiamo guardare i video di YouTube e condividere momenti divertenti con persone che non conosciamo. Fino alle Olimpiadi di Pechino del 2008, avevamo bisogno della nostra piccola abilità anche per accedere a wikipedia.
Anche dentro al Grande firewall le informazioni sfrecciano più veloci che possono, sebbene non altrettanto libere. Quando non possiamo usare Facebook abbiamo dei sostituti: www.douban.com o www.kaixin.com. Al posto di YouTube abbiamo www.tudou.com o www.youku.com e invece di Twitter utilizziamo i servizi di microblogging di alcune grandi compagnie di provider internet come sohu.com, 163.com e sina.com.cn. 
Il microblogging è diventato la via più veloce per diffondere messaggi e pensieri e far sì che persone con opinioni simili alle tue possano radunarli rapidamente. Ormai è diventato anche il modo più efficiente per esprimere una coscienza collettiva su molti temi.
È proprio così che si sta diffondendo la notizia del Premio Nobel Liu.
Chiudo il mio articolo riportando un messaggio che in questo momento viene ampiamente diffuso col microblogging entro i confini del Grande firewall, presentato come un estratto preso da uno dei maggiori media stranieri. «Il premio potrà fare realmente la differenza soltanto se causerà una maggiore pressione internazionale sulla Cina riguardo alla liberazione di Liu, insieme ai numerosi altri prigionieri della coscienza che languono nelle prigioni cinesi per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione».
Quindi applausiNobel. Applausi per Liu e applausi per una Cina più libera in futuro. 

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