«Via da Kabul nel 2011»

Redazione
10/10/2010

Il ministro degli Esteri Franco Frattini il 12 ottobre in un’intervista al quotidiano La Repubblica  ha annunciato come imminente l’exit...

«Via da Kabul nel 2011»

Il ministro degli Esteri Franco Frattini il 12 ottobre in un’intervista al quotidiano La Repubblica  ha annunciato come imminente l’exit strategy della missione italiana in Afghanistan: «I nostri soldati lasceranno nel 2011. Il ritiro inizierà la prossima estate».
A Kabul ci sono circa 3500 nostri militari, impegnati su più fronti, dall’addestramento delle forze di sicurezza afghane alla protezione del governo di Kabul e delle organizzazioni umanitarie che provano a garantire i servizi di base nel paese. Missioni difficili da portare a compimento in pochi mesi.
«Usa e Nato hanno una strategia per la transizione, per passare le consegne agli afghani. Anche l’Italia pensa al ritiro delle sue truppe in coordinamento con gli alleati». Sui tempi del ritiro Frattini è stato esplicito: «Estate 2011 per l’inizio graduale del ritiro, con l’intenzione di completarlo nel 2014». Resta da capire perchè, entro fine anno, l’Italia manderà in Afghanistan altri mille soldati.

In attesa delle esequie

lntanto alle 10.30 del 12 ottobre, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, si terranno i funerali per i quattro militari vittime dell’attentato avvenuto sabato 9 ottobre in un’imboscata talebana. I feretri sono arrivati in Italia il giorno prima all’aeroporto di Ciampino, accolti dal  presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal premier Silvio Berlusconi e dai presidenti di Camera e Senato. Napolitano ha reso omaggio ai caduti poggiando le mani sulle bare avvolte nel tricolore, che sono state poi dirette verso i carri funebri.
I parenti delle vittime hanno seguito il percorso stringendosi e sostenendosi l’un l’altro mentre il trombettiere del Settimo reggimento intonava il Silenzio. Che tuttavia è stato rotto da uno dei familiari, rivoltosi al ministro della Difesa Ignazio La Russa con un secco «Godetevi lo spettacolo». «I parenti, in queste occasioni», ha commentato La Russa, «hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva».

I talebani rivendicano l’attentato agli alpini

Il giorno successivo all’imboscata (leggi la cronaca dell’agguato e l’approfondimento) i talebani afghani hanno rivendicato l’attacco contro il convoglio logistico nel quale sono morti i militari. «Dieci veicoli sono stati distrutti con la morte di tutti i soldati che si trovavano a bordo» ha dichiarato il portavoce Qari Muhammad Yousaf sul loro sito ufficiale e all’agenzia di stampa afghana Aip, non specificando però la nazionalità delle vittime.
Intanto, si aprono nuovi scenari sul seguito della missione (leggi l’opinione del direttore Paolo Madron). In un’intervista pubblicata dal quotidiano La Stampa l’11 ottobre, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che il contingente italiano potrebbe tornare a casa prima del previsto, entro la fine del 2011. La Russa ha specificato che dell’ipotesi ne parlerà con il generale David Petraeus la prossima settimana e che qualsiasi decisione verrà presa di concerto con gli alleati.

La Nato: per armare i caccia decidano i governi

Per il Patto atlantico è legittimo che l’Italia armi con bombe i propri aerei in  Afghanistan. La proposta «non e’ in contraddizione» con la dottrina della Nato, ma questa decisione deve comunque essere presa a livello «nazionale», spiega il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. «Trovo abbastanza naturale che i Paesi che contribuiscono cerchino modalità e mezzi per proteggere in modo efficace le proprie truppe dispiegate sul campo» aggiunge Rasmussen.
«Penso sia una decisione di competenza nazionale il come farlo. Ovviamente, questo deve avvenire nell’ambito del nostro mandato e rispondere agli obiettivi complessivi della missione. Non vedo quindi nessuna contraddizione tra questo tipo di considerazioni e la strategia che abbiamo messo a punto in Afghanistan».
Bombe Italiane cadranno sul suolo dell’Afganistan, dopo quelle piovute sulla Serbia e l’Iraq? A decidere sulla proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa di dotare i nostri aerei di armi di attacco sarà il Parlamento, dove il governo si recherà mercoledì a riferire non solo sull’attentato costato la vita ai quattro alpini, ma anche sugli scenari futuri, compresa l’ipotesi di ritiro anticipato da Herat, preannunciato dallo stesso La Russa.
Il passaggio parlamentare è l’unica certezza in una situazione altrimenti segnata dalla confusione di voci. Oggi il ministro della Difesa ha rilanciato ancora la sua duplice proposta: armare gli aerei italiani di bombe, ma prevedere anche una data di ritiro delle nostre truppedall’Afghanistan occidentale (regione affidata all’Italia), oper lo meno togliere reparti operativi e lasciare solo quelliche addestreranno l’esercito afghano. 

La Russa: «Sulle bombe decida il Parlamento»

Il 10 ottobre sollecitato sulle dotazioni militari italiane, il ministro della Difesa La Russa ha dichiarato alla trasmissione di Raitre In mezz’ora: «L’Italia è l’unico Paese che in Afghanistan che non ha armato i propri bombardieri con le bombe, tutti gli altri lo hanno fatto».«Per mia decisione si è stabilito che i caccia venissero utilizzati soltanto con il cannoncino di bordo, quindi l’Italia ha gli aerei senza le bombe. Ma ora visto il dolore enorme che provoca ogni morte, non me la sento più di assumere questa decisione da solo, di fronte a quello che sta avvenendo: chiedo alle Camere di decidere», ha aggiunto (vai al video).
Per quanto riguarda la data del possibile ritiro dall’Afghanistan, La Russa ha affermato che «fissare la data del rientro senza fissare il compito è un errore tipico della sinistra più estrema. Il 2011 nella nostra proiezione è la data in cui vengono ritirati i nostri militari che operano in prima linea, dopo potranno rimanere solo gli addestratori. Ma per ottenere questo risultato si deve conquistare il territorio da qui al 2011, e per questo deve aumentare la sicurezza. Credo che sia realistico mettere in condizioni l’esercito afgano di controllare da solo il territorio, se noi non fossimo lì il terrorismo sarebbe più vicino alle nostre case».

Il Pd pronto a discutere, no di Idv e sinistra 

Le dichiarazioni del ministro della Difesa hanno fatto insorgere i partiti della sinistra. Per Luigi de Magistris dell’Italia dei Valori «il governo deve impegnarsi a discutere in Parlamento una exit strategy invece di avanzare proposte irresponsabili che esporrebbero la popolazione civile al rischio di nuovi bagni di sangue». Rincara Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, «La Russa e Frattini sono degli irresponsabili: giocano a fare i dottor Stranamore con le bombe in Afganistan».
Il Partito Democratico non chiude la porta ma chiede al governo, invece di decidere sulle bombe, di chiarire meglio il nostro ruolo in Afghanistan. I punti fondamentali secondo il segretario Pierluigi Bersani sono quattro: «Quanta credibilità ha il ritiro annunciato a metà del 2011», «Cosa succede in Pakistan anche in vista della stabilizzazione dell’Afghanistan», «Come si coinvolgono i Paesi che in questo momento se ne lavano le mani come la Russia e la Cina», e «Quali sarebbe i compiti degli italiani in una nuova fase di transizione». Per Bersani comunque non si può fuggire dall’Afghanistan: «I talebani non possono vincere non si può lasciare la patata bollente solo nelle mani degli altri» (vai all’approfondimento).