Via l’esenzione Ici alla Chiesa

Redazione
19/10/2010

Il governo ha programmato di cancellare l’esenzione Ici di cui gode la Chiesa, privilegio che permette agli enti ecclesiastici di...

Via l’esenzione Ici alla Chiesa

Il governo ha programmato di cancellare l’esenzione Ici di cui gode la Chiesa, privilegio che permette agli enti ecclesiastici di risparmiare circa 1 miliardo di euro l’anno, introdotto nel 1992 e riconcesso al Vaticano nell’agosto 2005 dallo stesso Berlusconi, grazie a una norma sull’abbattimento totale dell’Imposta comunale sugli immobili (Ici) e sulla riduzione del 50% dell’Imposta redditi societari (Ires).
La modifica è contenuta in un comma dell’articolo 5 del decreto legislativo sul federalismo fiscale (leggi il testo), che dal 2014 introduce la nuova Imposta unica municipale (Imu), cancellando però alcune esenzioni fiscali previste nella vecchia Ici.
In particolare sono eliminate quelle comprese nella lettera “i”, della legge 504 del 1992, il decreto legislativo varato dal governo Amato che istituì la tassa sulla casa, rivolte agli immobili «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive».
Categoria che, prima della bocciatura della Corte costituzionale nel 2004, prevedeva forme di esenzione anche per le proprietà della Chiesa con finalità commerciali.
Il parere della Consulta stabilì che andavano esonerati dall’Ici unicamente i luoghi adibiti al culto e al solo fine dell’istruzione e della beneficenza. Poi Berlusconi cambiò di nuovo la normativa con un decreto legge, che riammise nella lista gli immobili destinati ad attività commerciali, sdoganandone l’esenzione totale.

Un testo di legge passato (quasi) inosservato

Il testo del dietrofont invece è stato approvato in sordina lo scorso 4 agosto dal Consiglio dei ministri, in una riunione lampo durata circa 30 minuti. Prima del definitivo via libera dovrà superare l’esame dei due rami del Parlamento, in programma lo scorso settembre, ma di cui i Comuni hanno chiesto e ottenuto un rinvio. E durante i passaggi al Senato e alla Camera, la legge potrà essere modificata.
Ma per adesso il ministero del Tesoro ha confermato la linea di mantenere in vigore solo le esenzioni previste, in origine, dai Patti Lateranensi: ossia, solo le strutture che godono dello status di zona extraterritoriale (per esempio Castel Gandolfo) chiese e loro pertinenze, parrocchie e centri convenzionati che offrono servizi sociali gratuiti e con finalità, neppure in parte, commerciali saranno totalmente esonerati dal pagare l’Ici.

Un miliardo di euro l’anno sottratto al fisco

Con questo colpo, il governo potrà decapitare per metà la procedura d’inchiesta aperta lo scorso 12 ottobre dell’Unione europea contro l’Italia, che accusa lo Stato di avvantaggiare la Chiesa a scapito dell’imprenditoria privata (leggi l’approfondimento).
L’ipotesi di Bruxelles è che l’abolizione dell’Ici e lo sconto Ires siano a tutti gli effetti aiuti di Stato estesi agli edifici ecclesiastici impiegati per usi anche commerciali.
Grazie all’esenzione totale ogni anno la Chiesa, proprietaria di circa 100 mila immobili, evita di versare al fisco due miliardi di euro. Tra questi, circa un miliardo di euro proviene dal lasciapassare dell’Ici.