Vieni avanti, ciellino

Redazione
10/12/2010

di Maria Rosaria Iovinella Dal 1954, anno della sua fondazione a opera di don Luigi Giussani, Comunione e liberazione è...

Vieni avanti, ciellino

di Maria Rosaria Iovinella

Dal 1954, anno della sua fondazione a opera di don Luigi Giussani, Comunione e liberazione è diventata l’unica consorteria capace di creare un consenso trasversale: blandita dalla politica, corteggiata dal mondo finanziario e supportata da una base coesa e settaria.
Un network di potere e interessi economici presente in 70 Paesi a cui aderiscono 34 mila imprese e che genera 70 miliardi di euro di fatturato all’anno, raccontato ne La lobby di Dio (320 pagine, 16,60 euro, Chiarelettere), il libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti.
Passato e presente, business e inchieste giudiziarie (Why not e Oil for food, le più celebri), il movimento e il futuro: attraverso un quadro esaustivo, l’autore traccia la scalata dei ciellini ai vertici della società italiana, con un’escalation progressiva che va dalla Lombardia alla Sicilia, coinvolgendo anche insospettabili roccaforti, come l’Emilia Romagna delle cooperative rosse. Lettera43.it ha intervistato Pinotti per capire meglio cos’è, cosa ha fatto e dove vuole andare la lobby dei cattolici.

Domanda. Comunione e Liberazione cura i suoi interessi come tutte le lobby. Cosa la rende così diversa dalle altre?
Risposta. Il valore aggiunto è l’attitudine esistenzialista. Il pensiero di don Giussani è convogliato in un mondo integrato, coeso. Chi entra in Cl gode di un’offerta olistica, totale. Non è un Rotary, non sono i Lions. L’idea forte è l’occupazione dello spazio sociale. Nella Compagnia delle opere ha trovato lo strumento perfetto per fare affari su tutto.
D. L’ingresso nel mondo degli affari è datato 1995. Qual è la svolta, rispetto al decennio precedente, visto che la Compagnia delle Opere è nata nel 1986?
R. Il decennio iniziale è servito da preparazione per ramificarsi, il berlusconismo era in una fase di forte espansione. La vera svolta fu l’arrivo di Roberto Formigoni alla guida della Lombardia, una regione che ha un bilancio da Stato europeo.
D. Per quale motivo?
R. Da quel momento è avvenuta la progressiva occupazione delle infrastrutture, della scuola e soprattutto della sanità, nelle quali, gradualmente, si sono spostate risorse dal pubblico al privato. In Lombardia ci sono più di venti cardiochirurgie accreditate. Va bene la libertà di scelta ma prenda il caso Santa Rita: Cl lì non c’entra ma quello scandalo si attiva in un contesto dove il quadro di accreditamento doveva essere più rigido.
D. E quando è nato il legame con la Lega?
R. È nato dopo, quando hanno compreso che, superate le diffidenze di partenza, avevano esattamente lo stesso interesse: la destrutturazione dello Stato. La Lega attraverso il passaggio a un federalismo spinto, i ciellini con il loro cavallo di Troia: la sussidiarietà.
D. Per molti, il federalismo corre il rischio di allentare il controllo centralistico sul territorio favorendo indirettamente le infiltrazioni mafiose. Vale anche per Cl?
R. È un sillogismo forzato, non obbligatorio. Certo, in alcuni contesti, come Buccinasco, la “Platì del Nord”, Comunione e Liberazione ha una forte presenza sul territorio. Se tutto è gestito dai soliti, con i soliti criteri, le solite gare d’appalto, il mercato si riduce e qualcuno può infiltrarsi. Il clima consociativo può non favorire la trasparenza.
D. Berlusconi, “l’uomo della provvidenza”, è a fine corsa. Chi può raccoglierne l’eredità di consenso ciellino?
R. Ormai, pur conservando un buon rapporto, Berlusconi non è più un buon referente, visti anche i recenti scandali. Cl aveva già fiutato nel 2009 il calo di potere, sbilanciandosi verso il partito di Bossi, un patto suggellato dalla forte presenza leghista al meeting di Rimini. Certo, si sta riposizionando per trovare un alleato forte, che però, attualmente, non esiste
D. Forse il terzo polo?
R. Il terzo polo li può vedere vicini all’Udc, a Rutelli, ma di certo non a Fini, dopo i forti attacchi che ha riservato a Cl tramite Bocchino. La verità è che sono preoccupati e non hanno un orizzonte abbastanza chiaro.
D. Chi potrebbe spuntarla?
R. Cl deve poter continuare a contare su un forte grip in Lombardia. Un uomo giusto potrebbe essere Giulio Tremonti, che negli anni si è molto avvicinato a Cl ed è il simbolo di un federalismo intelligente. L’alternativa è un tecnico all’interno del proprio parterre o del polo moderato.
D. Nomi?
R. Potrei dire il professor Luca Antonini, di Padova, docente di Diritto Costituzionale e vicepresidente della Fondazione per la sussidiarietà, ma hanno tanti spin doctor che possono ambire. Lo stesso Marchionne, che con Cl è “caldo”, piace.
D. Le inchieste che vedono coinvolti uomini della Cdo spesso portano a un nulla di fatto. Perché?
R. Hanno uomini a tutti i livelli: carabinieri, legali, magistrati, consiglieri di Cassazione. Fa parte della loro abilità trovare sempre un modo per rallentare e creare cavilli giuridici. È un metodo analogo a quello dei massoni, lo stesso per cui si sono arenate inchieste come quella sulla P2 o i rapporti tra la mafia e la Loggia.
D. Cl converte ancora le anime o si tratta soltanto di affari?
R. È una confessionalizzazione abbastanza falsa, quella di Cl. Di certo, in basso, c’è tanta gente in buona fede, ma quanto più si sale ai vertici, più si toccano i gangli reali, quelli dell’interesse, del potere. Di don Giussani resta pochissimo.