Vincenzo De Luca e i due figli: affari politici e conflitto d’interessi

26 Settembre 2017 10.00
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Li manda papà. Il primo è Piero, 36 anni. Professione avvocato con scarso interesse per la professione forense. Con la sola forza dell'albero genealogico è entrato, col più tipico dei blitz ferragostani, nella segreteria regionale del Partito democratico. Il partito di famiglia, considerato che l'illustre genitore Vincenzo è il governatore della Campania.

TRENTENNALE FEUDO DI FAMIGLIA. Due De Luca is meglio che one. Oddio, ci manca il terzo. L'altro figlio. Roberto che, seguendo la tradizione della real casata, è diventato super assessore comunale al Bilancio e uomo forte dell'Amministrazione municipale. Dove? A Salerno, naturalmente. Il "feudo" di famiglia che da 30 anni almeno è saldamente nelle mani di Vincenzo 'o sceriffo, già sindaco e deputato locale. E oggi capo indiscusso e indiscutibile di Palazzo Santa Lucia.

Tutti e tre – babbo e prole – hanno lanciato l'Opa sul Pd e l'hanno scalato. Assai poco democraticamente. Dei modi spicci del presidente della Regione si sa tanto. Delle capacità di Roberto e Piero scopriremo tra poco ma ambo le nomine hanno creato problemi di tenuta tra i dem. L'assessore comunale, per dire, s'interfaccia con gli uffici di papà per discutere di finanziamenti europei e investimenti. Conflitto d'interessi? Corsia preferenziale?

IL FIGLIO CHE "CORREGGE" IL PADRE. Se in Italia esiste il capitalismo di relazione, a queste latitudini c'è la relazione da capitalizzare. La presenza di De Luca jr nel board campano del Nazareno da questo punto di vista è un'anomalia. Il figlio del governatore si troverà infatti a valutare l'azione politica del padre e a correggerne (!) eventualmente la rotta.

PATTO CON RENZI PER LE POLITICHE. È credibile uno scenario del genere? No, infatti gli orlandiani – quei pochi che si sono asserragliati nelle riserve indiane dem armati di sole frecce mentre tutt'attorno avanzano le truppe deluchiane con fucili e polvere da sparo – promettono battaglia. A maggior ragione dando credito alle voci che vogliono Piero prossimo candidato alle Politiche del 2018 con la benedizione di Matteo Renzi in persona a suggello di un patto che risale ai tempi del Referendum del dicembre 2016.

'O sceriffo però non demorde e prosegue imperterrito, nonostante le critiche. L'altro erede, Roberto, sposo da poco, è già stato designato alla guida della città. L'attuale sindaco Enzo Napoli è uno dei fedelissimi della dinasty De Luca, ma è perfettamente consapevole del ruolo di traghettatore che la storia gli ha assegnato. La fascia tricolore tornerà a uno della famiglia De Luca. Su questo non si discute.

PROCESSO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA. Un futuro radioso e carico di impegni e gloria per i tre, se non fosse per la nota dolente che guasta il crescendo rossiniano dei De Luca's: il processo a Salerno per bancarotta fraudolenta a carico di Piero. La procura, indagando sul crac dello storico pastificio Amato e sulle manovre della collegata Ifil, società immobiliare con importanti interessi urbanistici in città, si è imbattuta in una serie di pagamenti a favore del giovane avvocato per un totale di 13 mila euro consistenti in biglietti aerei per il Lussemburgo tra il 2009 e il 2011. Benefit che, secondo l'accusa, non gli erano dovuti.

«UNA VISIONE TUTTA AFFARI E FAMIGLIA». La storia è stata riassunta dal consigliere regionale di Forza Italia, Severino Nappi: «La politica italiana spesso ha conosciuto figli, qualcuno persino migliore del padre. Ma prima almeno avevano il buon gusto di farli eleggere. Invece Vincenzo De Luca li fa direttamente indicare. Una cooptazione che dipinge ulteriormente l'affresco della sua visione: affari e famiglia».

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