Niente associazione mafiosa per Iaquinta nel processo Aemilia

L'ex calciatore era stato condannato per irregolare custodia di armi. Ma per i giudici avrebbe agito al solo scopo di aiutare il padre, una figura «strategica all'interno del sodalizio criminoso».

18 Luglio 2019 14.15
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Vincenzo Iaquinta, ex calciatore campione del mondo condannato a due anni per una irregolare custodia di armi, è ritenuto dai giudici estraneo all’associazione mafiosa, di cui invece è parte il padre, Giuseppe. Così i giudici nel motivare la sentenza. «L’estraneità» di Iaquinta «alla associazione mafiosa e lo strettissimo rapporto personale con il padre lasciano il dubbio che egli non abbia agito nel perseguimento della finalità tipica contestata bensì al solo scopo di aiutare il padre, una figura «strategica all’interno del sodalizio criminoso».

LA PROCURA AVEVA CONTESTATO L’AGGRAVANTE ‘NDRANGHETISTICA

La procura aveva contestato a Iaquinta l’aggravante di aver agito per agevolare l’associazione ‘ndranghetistica. Il padre Giuseppe Iaquinta, è stato condannato a 19 anni. Secondo il tribunale l’imprenditore «rappresenta una delle figure maggiormente importanti, strategiche, all’interno del sodalizio criminoso».

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