Carlo Terzano

Quando la politica diventa un concorso a premi

Quando la politica diventa un concorso a premi

Morti i partiti, in tempi social la fedeltà a un politico si traduce in like e cuoricini. E porta a vincere un caffè o una cena col proprio leader. Una carrellata, dal Cav a Salvini. 

11 Maggio 2019 13.30

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Politici che fanno i vip. Indumenti trasformati in reliquie. Il tramonto delle ideologie nel panorama italiano non ha visto sorgere nuovi statisti ma ha lasciato spazio nel firmamento a tantissime "star" all'amatriciana. E l'arrivo dei social pare essere stato fatale: ogni campagna elettorale adesso si combatte a colpi di like, cuoricini, retweet, comprati all'occorrenza con traballanti concorsi a premi.

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IL FOTOROMANZO ELETTORALE DI SILVIO BERLUSCONI

Il leader di partito che vuole emergere sugli altri fa in modo che sulla scena si stagli anzitutto il suo corpo. Da questo punto di vista, Silvio Berlusconi è stato un precursore. Ben prima delle dirette Facebook, Sua Emittenza inviava da Arcore a tutta Italia Vhs da trasmettere a reti unificate. Come annota il saggista Marco Belpoliti, in un divertente volume (Il corpo del capo), la sua vita politica è in realtà un lungo – consapevole, studiato e meditato – rullino fotografico. Tant'è che nel 2001 Berlusconi arrivò persino a spedire quello che Belpoliti nel 2009 soprannominò «fotoromanzo elettorale» ma che era, a tutti gli effetti, un Instagram ante litteram, esclusivo a tal punto da avere un solo iscritto: Silvio Berlusconi. Era il libricino Una storia italiana, vinto, assieme all'euroconvertitore, da milioni di italiani senza che avessero dovuto partecipare ad alcun concorso.

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VINCISALVINI, DAL CULTO DEL CAPO AL CULTO DEL CAPITANO

Matteo Salvini, dal punto di vista comunicativo, è il vero erede di Silvio Berlusconi. L'uomo che ha saputo trasformare il culto del capo nel culto del «capitano». Se Berlusconi poteva contare sulle sue reti, Salvini punta tutto sulla Rete. «Vinci Salvini» è solo l'ultima trovata della sua arrembante attività di propaganda social. Il concorso, lanciato per la prima volta il 6 febbraio 2018 in occasione delle Politiche, è stato rispolverato ora per le Europee. «Fa più punti chi mette più velocemente "Mi piace" ai miei post su Facebook e, da quest'anno, anche su Twitter e Instagram», annuncia via social il ministro dell'Interno. «Cosa si vince? Ogni giorno la tua foto diffusa sui miei canali social a 6 milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona (pensa che fortuna!)», scrive ancora Salvini. Un concorso in piena regola, con tanto di premi, sito e – per chi fosse interessato a partecipare – regolamento.

LA CENA CON MATTEO RENZI

Un anno prima di Salvini c'era però un altro Matteo, ugualmente attivo sui social sebbene già nella sua fase calante, che aveva proposto ai suoi fan virtuali (i follower, varianti 2.0 della vecchia casalinga di Voghera che seguiva le soap opera su Rete4) un concorso a premi analogo. Il 25 gennaio 2017, mentre un Pd già in affanno apparecchiava un nuovo congresso, Renzi si preparava alle primarie (che lo videro “stravincere” su Andrea Orlando e Michele Emiliano) lanciando la sua app per sistemi Android e iOS. L'uomo che nel 2014 scherniva la vecchia sinistra dicendo che i suoi vecchi rappresentanti mettevano «il gettone nell'iPhone», sbarcava su smartphone con un concorso a premi: «Matteo inviterà a un incontro entro aprile i primi 50 della classifica: diamoci da fare!». Ma ormai il divorzio con l'elettorato era consumato, le sue dimissioni avvenute dopo che il 59% dei votanti aveva bocciato il suo progetto di riforma costituzionale al referendum del 4 dicembre 2016 ancora fresche nella memoria degli italiani e la scelta di rinchiudere il concorso nei recinti virtuali di una app proprietaria anziché sfruttare le immense praterie offerte dai social non aiutò. Quasi nessuno, così, seppe della ghiotta (o indigesta?) opportunità di vincere una cena con Renzi.

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L'INVITO DI BEPPE GRILLO A BASE DI MAALOX

Non deve essere facile, per un genovese, invitare gente a cena. Eppure, in occasione delle Europee del 2014, anche Beppe Grillo si affidò a un simile tam tam social. In realtà, il cofondatore del Movimento 5 stelle chiedeva ai militanti qualcosa in più di un semplice like. La cena, insomma, andava sudata: «Diventa Attivista 5 stelle. Se hai un profilo Facebook puoi iniziare subito. Ogni attivista potrà: coinvolgere i propri amici, pubblicando i manifesti del Movimento 5 stelle sulla propria bacheca; promuovere gli eventi del tour; diffondere il programma europeo del Movimento 5 stelle stampando e distribuendo il “volantino M5s“; promuovere i candidati diffondendo l’elenco su Facebook». «Al termine della campagna elettorale», scriveva Grillo, «sarò onorato di ospitare a cena, a Genova, i primi 100 classificati per punteggio ottenuto grazie alla loro attività da attivista 5 stelle. Andiamo in Europa per cambiare l’Italia. #Vinciamonoi». Sappiamo com'è andata: il #vinciamonoi a quella tornata si trasformò in #vinciamopoi e Grillo fu costretto a ingurgitare il famoso Maalox. Ma chissà, da genovese forse sarebbe dovuto ricorrere a ben più di un semplice digestivo, se il M5s avesse ottenuto ben altri risultati e lui fosse stato costretto a tener fede ai patti.

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IL FORMAGLIONE E LA FORSCIARPA DEL CELESTE

Ma il vero precursore social di questa nuova generazione di egoarchi della politica 2.0 fu un altro personaggio, oggi caduto in disgrazia e quasi dimenticato se non fosse per le sue vicende giudiziarie che gli regalano ancora qualche trafiletto: Roberto Formigoni. Il 14 novembre 2012 – stava quasi per finire il suo lungo regno alla presidenza della Regione Lombardia, iniziato nel 1995 -, il Celeste sfruttò a proprio vantaggio il fatto che fosse finito sui giornali per il suo look sopra le righe da cui nacque la caricatura del comico Maurizio Crozza: regalò al suo follower Twitter numero 40 mila, con tanto di cerimonia solenne davanti a giornalisti e fotografi accorsi in massa nel suo ufficio, il celebre ForMaglione. Nonostante la mestizia del concorso, come nelle migliori kermesse italiane la polemica mediatica non si fece attendere: qualche giorno dopo il Fatto Quotidiano rivelò che il vincitore era in realtà il marito di una sua collaboratrice (non si sa se, spente le telecamere, gli abbia dovuto restituire il ForMaglione). Formigoni comunque disse di non saperne nulla e si sentì in dovere di scrivere al quotidiano rivendicando la correttezza del concorso.

Nella medesima occasione, l'allora presidente della Regione Lombardia consegnò la ForSciarpa ribattezzata «la Celeste» alla commentatrice più assidua dei suoi post (che però al telefono gli gridò «dimettiti!») e annunciò che il premio per il follower numero 80 mila sarebbe stata la famosa giacca color mattone indossata agli Stati generali dell'Expo. Oggi il profilo Twitter di Formigoni sfiora i 100 mila follower ma il Celeste è ormai in carcere da qualche mese. Difficile dunque che ci siano altri suoi indumenti in palio, ma i curiosi (o i feticisti) potrebbero comunque provare.

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